In un asilo nido o in una scuola dell'infanzia l'acqua tocca ogni gesto della giornata: la ricostituzione del latte in polvere e la preparazione dei biberon, la cottura di pappe e omogeneizzati, il lavaggio di frutta e stoviglie, l'igiene delle mani dei più piccoli. A differenza di una mensa per adulti, qui i consumatori sono neonati, lattanti e bambini in età prescolare, una fascia 0-6 anni con peso corporeo ridotto, sistemi d'organo ancora in formazione e consumi idrici molto elevati in rapporto alla massa. Per questo la stessa concentrazione di una sostanza che è tollerata da un adulto può rappresentare un rischio reale per un lattante: la qualità dell'acqua al rubinetto non è un dettaglio tecnico ma una questione di salute pubblica della prima infanzia, e la responsabilità di dimostrarla ricade sul gestore della struttura.
Il quadro normativo lo riconosce esplicitamente. Il D.Lgs 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, individua gli asili e gli edifici destinati all'infanzia tra gli edifici prioritari, soggetti a valutazione e gestione del rischio dei sistemi di distribuzione idrica interni con requisiti particolarmente stringenti. Due parametri meritano un'attenzione speciale proprio per i più piccoli: il piombo, che può rilasciarsi da tubazioni e raccordi datati e interferisce con lo sviluppo neurologico dei bambini, e i nitrati, associati al rischio di metaemoglobinemia (la cosiddetta sindrome del bambino blu) nei lattanti alimentati con formule ricostituite. A questo si aggiunge il controllo della Legionella nella distribuzione interna dove sono presenti accumuli di acqua calda, docce o impianti centralizzati.
Sul versante alimentare, la preparazione di pasti e biberon rende la struttura un operatore del settore alimentare ai sensi del Reg. CE 852/2004: l'acqua usata per cuocere, ricostituire il latte o produrre ghiaccio deve essere potabile e va inserita nel piano di autocontrollo HACCP come potenziale punto critico. Sul versante autorizzativo, i servizi educativi 0-6 sono soggetti ad autorizzazione e accreditamento regionale, che fissano requisiti igienico-sanitari verso la struttura: questi requisiti riguardano l'edificio e il servizio educativo, non il laboratorio di analisi. Questa pagina mette in fila cosa deve sapere chi gestisce un nido o una scuola dell'infanzia: quali norme si applicano, quali parametri analizzare e con che limiti, ogni quanto ripetere i controlli, cosa verifica un ispettore ASL e quali sanzioni rischia chi non documenta i controlli, con un occhio costante alla tutela dei bambini più piccoli.