Il D.Lgs 18/2023 vale anche per chi beve l’acqua del proprio pozzo?
Il decreto riguarda l’acqua destinata al consumo umano fornita a terzi: rete pubblica, cisterne, edifici e attività come ristoranti o agriturismi. Per un pozzo a uso esclusivamente familiare non ci sono controlli obbligatori, ma i valori di parametro sono il riferimento con cui leggere un’analisi.
Dove si misura la conformità: al contatore o al rubinetto?
Al rubinetto usato per il consumo umano (art. 5). Il gestore risponde fino al punto di consegna; se l’acqua peggiora nell’impianto interno, per esempio per piombo o Legionella, la responsabilità è di chi gestisce l’edificio.
Quali sono i limiti PFAS in vigore?
Due valori, nell’Allegato I Parte B come modificato dal correttivo D.Lgs 102/2025: 0,10 µg/L per la somma dei PFAS, applicabile dal 12 gennaio 2026, e 0,02 µg/L per la somma di PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS, applicabile dal 13 luglio 2026.
Un parametro indicatore fuori limite rende l’acqua non potabile?
Non automaticamente. I parametri della Parte C (pH, conducibilità, torbidità, coliformi totali e altri) segnalano un’anomalia da indagare: chi gestisce l’acqua deve capirne la causa e valutare se c’è un rischio per la salute.
I controlli dell’ASL bastano a una struttura?
Dipende dalla struttura. I controlli esterni dell’ASL e quelli interni sono due piani distinti: gli edifici prioritari (ospedali, RSA, scuole, strutture ricettive) devono valutare il rischio del proprio impianto idrico interno, e le imprese alimentari devono includere l’acqua nell’autocontrollo HACCP. Per un’abitazione privata servita dall’acquedotto non c’è un obbligo di analisi a carico del proprietario.
Da quando vale il limite di 5 µg/L per il piombo?
Dal 12 gennaio 2036. Fino ad allora il valore di parametro resta 10 µg/L. Il limite si applica al rubinetto, quindi negli edifici con tubazioni o raccordi datati conviene verificare già oggi il piombo sull’acqua rimasta ferma.