Torbidità
La torbidità indica quanto l'acqua è opaca per la presenza di particelle in sospensione (argilla, sabbia fine, ossidi di ferro, microrganismi). Si misura in NTU. Il D.Lgs. 18/2023 non fissa un numero al rubinetto: la classifica come parametro indicatore che deve essere «accettabile per i consumatori e senza variazioni anomale». Conta soprattutto perché le particelle possono proteggere i microrganismi dalla disinfezione.
Limite di legge (Italia)
Accettabile per i consumatori, senza variazioni anomale
D.Lgs. 18/2023, Allegato I, Parte C (parametri indicatori)
Per le acque superficiali trattate la Direttiva (UE) 2020/2184 chiede di tendere a non più di 0,3 NTU in uscita dall'impianto di trattamento.
Riferimento WHO
Nessun valore guida sanitario
WHO: per una disinfezione efficace la torbidità dovrebbe restare idealmente sotto 1 NTU, meglio se molto più bassa; oltre circa 4 NTU l'acqua appare torbida a occhio nudo.
In breve: quando la torbidità è un problema
Un'acqua leggermente velata che torna limpida in pochi secondi è quasi sempre aria disciolta e non è un problema (vedi la scheda sull'acqua bianca lattescente). Una torbidità che resta nel bicchiere, compare dopo un temporale in un pozzo o si accompagna a odore, colore o sedimento va invece verificata, perché può segnalare infiltrazioni di acqua superficiale e quindi un possibile rischio microbiologico.
- Torbidità che sparisce in 1-2 minuti dal basso verso l'alto: aria, nessun rischio.
- Torbidità rossastra o marrone: ossidi di ferro o manganese, spesso dopo lavori in rete o in pozzi con ferro.
- Torbidità in un pozzo dopo piogge intense: possibile ingresso di acqua superficiale, da verificare anche con analisi microbiologiche.
- Torbidità improvvisa in tutto il quartiere: probabile intervento sulla rete, conviene sentire il gestore.
Cos'è e come si misura
La torbidità è una proprietà ottica: misura quanta luce viene diffusa dalle particelle sospese e colloidali presenti nel campione. Le particelle possono essere minerali (argilla, limo, carbonato di calcio precipitato, ossidi di ferro e manganese) oppure organiche (residui vegetali, alghe, batteri, frammenti di biofilm).
Si misura con un torbidimetro nefelometrico, che legge la luce diffusa a 90° rispetto al fascio incidente, secondo UNI EN ISO 7027-1. Il risultato si esprime in NTU o FNU, unità che per le acque potabili sono di fatto equivalenti. Il campione va analizzato presto, senza agitarlo e senza bolle d'aria, che falsano la lettura.
Cosa dice la legge
Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva (UE) 2020/2184, inserisce la torbidità tra i parametri indicatori (Allegato I, Parte C) con un criterio qualitativo: deve essere accettabile per i consumatori e senza variazioni anomale. Non esiste quindi un limite numerico al rubinetto valido in ogni caso. Un aumento improvviso rispetto ai valori abituali di quella fornitura è già un segnale da approfondire.
Per gli impianti che trattano acque superficiali la direttiva chiede di tendere a una torbidità non superiore a 0,3 NTU in uscita dal trattamento: è il valore che indica una filtrazione efficace. Nei referti di laboratorio la torbidità viene quindi letta insieme alla storia del punto di prelievo e agli altri parametri, non da sola.
Perché conta per la salute
Le particelle minerali che causano torbidità non sono tossiche di per sé. Il problema è indiretto: batteri, virus e protozoi possono aderire alle particelle ed esserne protetti dal cloro e dai raggi UV. Per questo una lampada UV o una clorazione funzionano male su un'acqua torbida, ed è per questo che i gestori controllano la torbidità in continuo all'uscita dei filtri.
In un pozzo privato, una torbidità che aumenta dopo le piogge suggerisce che acqua superficiale raggiunge la falda o entra dalla testa del pozzo. In questi casi il dato da cercare non è solo la torbidità, ma anche E. coli, enterococchi e coliformi.
Da dove arriva
Nelle acque superficiali la torbidità aumenta con le piene, l'erosione dei suoli e le fioriture algali. Nelle falde profonde è di norma bassa grazie alla filtrazione naturale del terreno; può aumentare in pozzi poco protetti, mal cementati o con pescaggio vicino al fondo.
Nella rete di distribuzione le cause più frequenti sono lavori di manutenzione, manovre di valvole, rotture e variazioni di flusso che staccano depositi e biofilm dalle tubazioni. In casa possono contribuire autoclavi, serbatoi di accumulo non puliti e tubazioni zincate corrose.
Come si riduce
Il trattamento dipende dalla causa. Rimuovere le particelle senza capire da dove arrivano rischia di nascondere un'infiltrazione che andrebbe corretta alla fonte.
- Impianti centralizzati: coagulazione-flocculazione, sedimentazione e filtrazione su sabbia, oppure ultrafiltrazione su membrane.
- Pozzi privati: verifica della testa pozzo e della cementazione, poi filtro sedimenti e, se la causa è ferro o manganese, filtrazione catalitica dedicata.
- In casa: filtro a cartuccia sedimenti all'ingresso dell'impianto; prima di una lampada UV la torbidità va sempre abbattuta.
Cosa fare se è fuori dalla norma
Se l'acqua dell'acquedotto diventa torbida all'improvviso, lascia scorrere il rubinetto qualche minuto, verifica se il problema riguarda anche i vicini e contatta il gestore, che è tenuto a informare gli utenti su interventi e non conformità. Finché non torna limpida è prudente non berla.
Per un pozzo privato, una struttura ricettiva o un'attività alimentare conviene un'analisi che abbini torbidità e microbiologia. L'Analisi Base di 123Acqua comprende torbidità, colore, odore, pH, conducibilità, durezza, nitrati, nitriti, ammonio e altri parametri chimici di base; per i pozzi l'Analisi Acque Pozzo aggiunge ferro, manganese, alcuni metalli e i principali indicatori microbiologici.
Metodi analitici normati
| Metodo | LOQ | Norma di riferimento |
|---|---|---|
| Nefelometria (luce diffusa a 90°) | — | UNI EN ISO 7027-1 |
Tecnologie di trattamento correlate
Domande correlate
Approfondimenti correlati
Ultimo aggiornamento: 2026-10-02