In una scuola l'acqua raggiunge una popolazione particolarmente vulnerabile: bambini e ragazzi bevono ai rubinetti dei bagni e dei corridoi, consumano pasti preparati o riscaldati nella mensa interna, si lavano dopo l'attività in palestra. Un organismo in crescita assorbe più facilmente le sostanze indesiderate presenti nell'acqua e ne risente in misura maggiore rispetto a un adulto. Per questo il D.Lgs 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano, colloca espressamente gli edifici scolastici tra gli edifici prioritari: luoghi aperti al pubblico in cui un'ampia utenza fragile è esposta quotidianamente, dove la qualità dell'acqua al rubinetto interno non può essere data per scontata sulla base della sola conformità dell'acquedotto a monte.
Il punto critico, nelle scuole italiane, è quasi sempre la rete di distribuzione interna. Molti edifici scolastici sono datati e conservano tratti di tubazione in piombo o raccordi e saldature che possono rilasciare metalli, in particolare proprio piombo, una sostanza per cui la nuova normativa ha abbassato il valore limite e che è tanto più insidiosa quanto più giovane è chi la assume. A questo si somma il rischio microbiologico: nei periodi di chiusura, dalle vacanze estive ai ponti, l'acqua ristagna nelle tubazioni e nei serbatoi, favorendo la ricrescita batterica e, dove esistono impianti di acqua calda sanitaria a servizio delle docce delle palestre, la proliferazione della Legionella. La riapertura dopo settimane di inutilizzo è uno dei momenti di maggiore esposizione e merita controlli mirati.
Questa pagina mette in fila, in modo ordinato, cosa deve sapere chi dirige o gestisce una scuola o un istituto scolastico: quali norme si applicano, dalla disciplina sulle acque potabili agli obblighi sulla sicurezza dei luoghi di lavoro fino alle regole sull'igiene per le mense interne, quali parametri analizzare e con quali limiti, ogni quanto ripetere i controlli, cosa verifica un ispettore dell'ASL durante un sopralluogo e quali sanzioni rischia chi non documenta la gestione del rischio idrico. L'obiettivo è arrivare preparati, con referti aggiornati di un laboratorio qualificato e una valutazione del rischio della rete interna coerente con l'edificio, per tutelare la salute degli studenti e del personale ed evitare contestazioni in sede di controllo.