In una RSA l'acqua non è un servizio accessorio: scorre nelle docce assistite, nei lavabi di reparto, nelle cucine interne e negli impianti di acqua calda sanitaria frequentati ogni giorno da ospiti anziani, allettati o immunodepressi. È proprio questa popolazione fragile a rendere la qualità dell'acqua un tema di sicurezza clinica. Una contaminazione che in un ambiente domestico sarebbe a basso impatto, in una residenza per anziani può tradursi in una polmonite da Legionella o in un'infezione opportunistica con esiti gravi. Per questo le strutture socio-assistenziali e sanitarie residenziali sono trattate dalla normativa come contesti a rischio elevato, con requisiti di controllo più stringenti rispetto a uffici, condomini o esercizi commerciali ordinari.
Il quadro di riferimento è duplice. Da un lato il D.Lgs 18/2023, che recepisce la Direttiva (UE) 2020/2184 e classifica le RSA tra gli edifici prioritari: la struttura deve eseguire una valutazione del rischio del proprio sistema di distribuzione idrica interna, con attenzione specifica a Legionella e al rilascio di piombo dalle tubazioni datate, e prelevare i campioni al punto d'uso e non solo all'ingresso dell'acquedotto. Dall'altro le Linee guida Legionella dell'Accordo Stato-Regioni del 7 maggio 2015, che per le strutture sanitarie e socio-assistenziali impongono una sorveglianza particolarmente rigorosa: campionamenti periodici dell'acqua calda sanitaria, soglie di intervento espresse in UFC/L, registro di autocontrollo e protocolli da attivare in caso di positività.
A questo si aggiunge il rischio biologico per gli operatori, disciplinato dal D.Lgs 81/2008, e l'accreditamento sanitario regionale a cui la struttura può essere soggetta, che spesso richiede una gestione documentata del rischio idrico come requisito di mantenimento. Questa pagina raccoglie in modo ordinato gli obblighi di analisi dell'acqua che riguardano una RSA: quali parametri controllare, con quale frequenza, che cosa verifica l'ASL durante un'ispezione e quali conseguenze derivano dalla mancata vigilanza. L'obiettivo è offrire al direttore di struttura, al responsabile tecnico e al referente per la sicurezza una mappa chiara per impostare un piano di controllo solido, prima che a chiederlo sia un'ispezione o, peggio, un caso clinico.