Quota di disinfettante che rimane in acqua dopo il trattamento e protegge la rete. Non è un valore di parametro, ma in esercizio si raccomanda spesso circa 0,20 mg/L al punto d’uso.
Il cloro residuo misura la quantità di cloro ancora presente nell’acqua dopo avere reagito con sostanza organica, superfici della rete e microrganismi. Può essere libero o combinato e si esprime in mg/L; è uno dei principali indicatori di tenuta della disinfezione lungo serbatoi, condotte e punti terminali.
Il D.Lgs. 18/2023 non fissa per il cloro residuo un vero valore di parametro come per nitrati o arsenico, ma nella pratica gestionale valori intorno a 0,20 mg/L al rubinetto sono spesso considerati adeguati per mantenere una protezione microbiologica senza penalizzare troppo odore e sapore. Valori troppo bassi espongono a ricrescita microbica, valori troppo alti aumentano il rischio di sottoprodotti di disinfezione.
Negli acquedotti italiani il cloro residuo è particolarmente importante nelle reti estese, negli accumuli condominiali e negli edifici con ristagni. Se il parametro oscilla molto conviene verificare insieme torbidità, cloriti e trihalometani per capire se il dosaggio e il tempo di contatto sono davvero sotto controllo.
Trihalometani
Sottoprodotti che si formano quando il cloro reagisce con la sostanza organica naturale. Valore di parametro D.Lgs. 18/2023: 100 µg/L come somma dei THM totali.
Cloriti
Sottoprodotti che si formano quando si usa biossido di cloro per la disinfezione. Valore di parametro D.Lgs. 18/2023: 0,7 mg/L.
Torbidità
Misura ottica delle particelle sospese che riducono la limpidezza dell’acqua, espressa in NTU. Valore di parametro: 1 NTU per acqua trattata e 4 NTU per sorgente non trattata.
Water Safety Plan
Approccio preventivo basato su analisi e gestione del rischio lungo tutta la filiera idropotabile. È previsto dal D.Lgs. 18/2023 per proteggere l'acqua dalla captazione al punto d'uso.
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