Un impianto sportivo, che si tratti di uno stadio, di un palazzetto, di un campo da gioco o di un centro sportivo polifunzionale, distribuisce acqua su grandi superfici e a una platea molto eterogenea: gli atleti che si allenano e gareggiano, il pubblico che affolla gli spalti negli eventi, il personale tecnico e di servizio. Rispetto a una piscina o a una SPA, qui il punto critico non è la vasca ma la rete idrica estesa che alimenta spogliatoi e docce collettive ad altissimo utilizzo, fontanelle ed erogatori sparsi tra campi e tribune, l'eventuale punto ristoro o bar interno e, sulle strutture all'aperto, l'irrigazione dei manti erbosi. Proprio le docce collettive, alimentate da impianti centralizzati di acqua calda sanitaria e usate in modo intermittente e concentrato, sono il fronte di rischio dominante: l'aerosol prodotto dai soffioni, l'acqua calda a temperatura intermedia e i lunghi tratti di tubazione che restano fermi tra un evento e l'altro creano le condizioni ideali per la proliferazione della Legionella.
Il quadro normativo si costruisce su più livelli che il gestore deve tenere insieme. Le Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi, approvate dall'Accordo Stato-Regioni del 2015, sono il documento centrale per le docce e gli spogliatoi: impongono una valutazione del rischio scritta, un piano di gestione con misure di prevenzione e campionamenti periodici nei punti generatori di aerosol. A questo si affianca il D.Lgs 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 e fissa i valori di parametro della potabilità per tutta l'acqua destinata ad atleti e pubblico: fontanelle, erogatori, servizi igienici, lavabi. Dove esiste un punto ristoro o un bar, entra in gioco il Reg. CE 852/2004 con l'autocontrollo HACCP, mentre il D.Lgs 81/2008 inquadra il rischio biologico per i lavoratori e, di riflesso, per gli atleti che frequentano gli ambienti umidi della struttura.
Questa pagina mette in ordine cosa deve sapere chi gestisce un impianto sportivo: quali norme si applicano alle diverse utenze dell'acqua, quali parametri analizzare e con che limiti, ogni quanto ripetere i controlli sulle docce collettive e sui punti di erogazione, cosa verifica un ispettore ASL durante un sopralluogo e quali sanzioni rischia chi non documenta la valutazione e la gestione del rischio. L'obiettivo è arrivare preparati, con referti aggiornati di un laboratorio qualificato che utilizza metodi validati conformi a norme tecniche e con un piano di campionamento coerente con la rete idrica realmente presente, così da tutelare la salute di atleti, pubblico e personale ed evitare contestazioni in sede di controllo.