In uno stabilimento termale l'acqua non è un servizio accessorio ma il cuore stesso dell'attività. L'acqua termale e minerale a fini terapeutici è una risorsa riconosciuta, soggetta a controlli specifici sulla composizione chimico-fisica e sull'igiene: la sua azione curativa dipende dalla stabilità dei minerali disciolti e dall'assenza di contaminazioni microbiche che potrebbero trasformare un trattamento di benessere in un rischio per la salute. La Legge 323/2000 sul riordino del settore termale classifica le acque termali e ne subordina l'uso terapeutico a un riconoscimento ministeriale, con verifiche periodiche che accompagnano l'intera vita della concessione. Per chi gestisce uno stabilimento, dimostrare la qualità dell'acqua erogata in vasche, docce, percorsi vascolari e cure inalatorie non è una formalità ma la condizione stessa per continuare a operare.
Il profilo di rischio di un centro termale è dominato dalla Legionella. Le pratiche caratteristiche del termalismo — piscine termali e vasche idromassaggio, inalazioni, nebulizzazioni e aerosol, docce e percorsi a getto — producono micro-goccioline d'acqua che possono essere inalate in profondità: è proprio questa via aerosolica a rendere lo stabilimento termale uno degli ambienti più esposti alla legionellosi. Le Linee guida nazionali del 2015 impongono al gestore una valutazione e gestione del rischio Legionella documentata, con censimento dei punti critici, misure di prevenzione su temperature, ricircolo e disinfezione, e campionamenti programmati su acqua e aerosol. Accanto a questo, le vasche ad uso collettivo seguono le regole sanitarie per le piscine, mentre i fanghi termali, lasciati maturare a contatto con l'acqua minerale, richiedono controlli microbiologici dedicati.
Uno stabilimento termale è quasi sempre anche una struttura ricettiva: hotel, reparti cura, ristorazione interna e servizi al pubblico fanno sì che, oltre all'acqua termale, vada garantita la potabilità dell'acqua destinata al consumo umano in tutti i punti d'uso. Il D.Lgs 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, individua le strutture aperte al pubblico tra gli edifici prioritari soggetti a valutazione del rischio dell'impianto idrico interno, e impone di analizzare l'acqua al rubinetto e non solo all'ingresso della rete. Questa pagina raccoglie in modo ordinato cosa deve sapere chi gestisce un centro termale: quali norme si applicano all'acqua termale terapeutica, alle piscine e alle cure inalatorie, quali parametri analizzare con che limiti, ogni quanto ripetere i controlli, cosa verifica un'ispezione ASL e quali sanzioni rischia chi non documenta la gestione del rischio. L'obiettivo è arrivare preparati, con referti aggiornati di un laboratorio qualificato e un piano di campionamento coerente con la propria attività, tutelando la salute di curandi, ospiti e personale.