In un frantoio oleario l'acqua è una materia prima silenziosa ma decisiva, presente in quasi tutte le fasi della lavorazione. Serve a lavare le olive in arrivo dal campo, spesso ancora sporche di terra, foglie e residui di trattamenti; viene aggiunta in piccole quantità durante la gramolatura per favorire la coalescenza delle gocce d'olio; entra nel decanter degli impianti a tre fasi, e in misura ridotta in quelli a due fasi, per separare l'olio dalla sansa e dalle acque di vegetazione. Poiché l'olio extravergine si ottiene per via meccanica, senza solventi, l'acqua che tocca le olive e la pasta diventa parte integrante del processo alimentare: la sua qualità influisce sulla salubrità del prodotto e, se contaminata, può comprometterne la conformità. Per questo il Reg. CE 852/2004 considera il frantoio un operatore del settore alimentare a tutti gli effetti, responsabile della potabilità dell'acqua impiegata e tenuto a dimostrarla con un piano di autocontrollo HACCP.
Il frantoio vive di una stagionalità molto marcata: la campagna olearia si concentra tra autunno e inizio inverno, da ottobre a dicembre o gennaio, quando l'impianto lavora a ciclo intenso per poche settimane e poi resta fermo per gran parte dell'anno. Questa intermittenza ha conseguenze dirette sulla gestione dell'acqua. Le tubazioni, i serbatoi e le vasche restano a lungo inutilizzati e l'acqua può ristagnare, favorendo la proliferazione microbica e il rilascio da materiali; per questo è buona pratica programmare un'analisi a inizio campagna, prima di rimettere in moto l'impianto, e ripeterla durante la stagione se la lavorazione si prolunga. Molti frantoi, inoltre, si trovano in aree rurali non servite dall'acquedotto e si approvvigionano da una fonte autonoma, tipicamente un pozzo: in questo caso l'acqua va potabilizzata e controllata con un'attenzione ancora maggiore, perché non gode delle garanzie di una rete pubblica e risente delle pressioni del territorio agricolo circostante, come nitrati e contaminazione microbica.
Accanto all'acqua in ingresso, il frantoio deve fare i conti con un tema ambientale di prima grandezza: le acque di vegetazione e i reflui oleari. Si tratta dei liquidi separati dalla pasta di olive durante l'estrazione, caratterizzati da un carico organico altissimo e da una forte concentrazione di polifenoli, difficilmente smaltibili come un comune scarico. La normativa nazionale disciplina con regole specifiche il loro spandimento controllato sui terreni agricoli, ammesso entro limiti quantitativi e con una comunicazione preventiva, in alternativa al conferimento a impianti di depurazione dedicati. Questa pagina raccoglie in modo ordinato cosa deve sapere chi gestisce un frantoio: quali norme si applicano all'acqua di processo e ai reflui, quali parametri analizzare e con che limiti, come concentrare i controlli nella campagna olearia, cosa verifica un ispettore ASL durante un sopralluogo e quali sanzioni rischia chi non documenta l'autocontrollo. L'obiettivo è arrivare alla campagna preparati, con referti aggiornati di un laboratorio qualificato e una gestione corretta dei reflui, tutelando la qualità dell'olio e l'ambiente.