A bordo di una nave, di un traghetto o di un'imbarcazione l'acqua potabile non arriva da un acquedotto continuo: viene stoccata in serbatoi dedicati e prodotta o imbarcata con modalità che la rendono particolarmente esposta a contaminazione. L'acqua può essere caricata in banchina tramite bunkeraggio, oppure generata in navigazione da dissalatori e watermaker che trasformano l'acqua di mare in acqua dolce. In entrambi i casi la qualità non è garantita una volta per tutte: il prolungato stoccaggio nei serbatoi, i materiali dei rivestimenti interni, i tempi di permanenza e le condizioni di temperatura possono alterarla, favorendo il ristagno, la formazione di biofilm e la proliferazione microbica. Per questo l'acqua destinata al consumo umano di bordo va trattata come un punto critico permanente, e non come una semplice utenza idrica.
Le reti idriche di bordo sono per loro natura circuiti chiusi, ricircolati e spesso ramificati: alimentano cucine e mense, cabine, servizi igienici, docce dell'equipaggio e dei passeggeri e, sulle navi maggiori, anche piscine e vasche idromassaggio. Questa configurazione, unita alla presenza di tratti di tubazione poco utilizzati e di acqua calda sanitaria a temperature intermedie, crea le condizioni ideali per il rischio Legionella, che le Linee guida nazionali del 2015 impongono di valutare e gestire in modo strutturato. A bordo, inoltre, si svolge una vera e propria attività di ristorazione collettiva: la cambusa, le cucine e i bar utilizzano acqua potabile e ghiaccio per la preparazione e la somministrazione di alimenti, con tutti gli obblighi di autocontrollo igienico che ne derivano.
Il quadro di riferimento per chi gestisce un'unità navale è duplice. Da un lato valgono i principi e i valori di parametro che definiscono la potabilità dell'acqua destinata al consumo umano, recepiti in Italia dal D.Lgs. 18/2023, applicati all'acqua imbarcata e distribuita a bordo. Dall'altro esiste un consolidato corpo di regole di igiene navale internazionale (sanità marittima, Ship Sanitation), che disciplina i requisiti igienici dell'acqua potabile di bordo, le certificazioni sanitarie dell'unità e il controllo dei serbatoi, del bunkeraggio e dei produttori di acqua. Questa pagina raccoglie in modo ordinato cosa deve sapere un armatore, un comandante o un gestore di linea: quali norme si applicano, quali parametri analizzare e con quali limiti, ogni quanto ripetere i controlli, cosa verifica un'autorità sanitaria marittima e quali sanzioni si rischiano. L'obiettivo è arrivare preparati, con referti aggiornati di un laboratorio qualificato e un piano di campionamento coerente con il tipo di unità e di navigazione, tutelando la salute di passeggeri ed equipaggio.