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Il limite del piombo nelle acque potabili scende progressivamente da 10 a 5 µg/L entro il 2036. Una sfida soprattutto per i fabbricati storici con tubazioni datate.
Tra le scelte più impegnative del D.Lgs. 18/2023 rientra l'abbassamento progressivo del limite del piombo nelle acque destinate al consumo umano. Si passa da 10 µg/L a 5 µg/L, con un percorso graduale che si conclude entro il 2036. Una decisione coerente con le evidenze tossicologiche più recenti, ma che richiede interventi importanti, soprattutto sui fabbricati storici dotati di tubazioni di piombo o di leghe contenenti piombo.
Il decreto pone particolare attenzione agli edifici prioritari (scuole, ospedali, case di cura, RSA). In queste strutture la sorveglianza del piombo dovrà essere sistematica, anche con campionamenti tipo "first flush" per individuare il rilascio dalle tubazioni interne, e si dovranno pianificare interventi di sostituzione dove necessario. Gli adempimenti per queste strutture sono dettagliati negli hub di settore dedicati alle RSA e agli ospedali.
Per chi abita in edifici storici è opportuno procedere a un'analisi specifica del piombo, con campionamento da primo getto e da getto stabilizzato, in modo da distinguere tra rilascio dalle tubazioni interne e qualità dell'acqua di rete. Eventuali interventi di sostituzione delle tubazioni interne possono essere pianificati per fasi.
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Il decreto recepisce la direttiva (UE) 2020/2184 e introduce nuovi parametri, limiti più stringenti per il piombo e l'obbligo del Water Safety Plan.
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Il 2026 segna il primo banco di prova del D.Lgs. 18/2023: i gestori del servizio idrico devono aver completato la valutazione del rischio della filiera e attivato i nuovi piani di campionamento.
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Il D.Lgs. 18/2023 introduce un limite specifico per il bisfenolo A nelle acque destinate al consumo umano: 2,5 µg/L. Una novità per la sorveglianza italiana.