In un centro dialisi l'acqua non è un servizio accessorio ma una vera materia prima terapeutica: durante una seduta di emodialisi il sangue del paziente viene messo a contatto, attraverso la membrana del dializzatore, con centinaia di litri di liquido di dialisi preparato a partire dall'acqua trattata. Un adulto che consuma due litri di acqua potabile al giorno ne assume meno di settecentocinquanta litri all'anno; un paziente in trattamento trisettimanale è esposto a volumi enormemente superiori, senza la barriera protettiva dell'apparato digerente e con la funzione renale compromessa. Per questo l'acqua per emodialisi deve essere acqua ultrapura, ottenuta tramite osmosi inversa e trattamenti dedicati, con standard tecnici molto più stringenti di quelli della semplice potabilità.
Convivono qui due livelli di controllo distinti e complementari. Il primo riguarda l'acqua di alimentazione, cioè l'acqua potabile dell'edificio che entra nell'impianto di trattamento e che alimenta servizi igienici, docce e utenze generali: una struttura sanitaria è per legge un edificio prioritario e deve garantire la conformità ai valori di parametro previsti dal D.Lgs 18/2023, con particolare attenzione al rischio Legionella nell'acqua calda sanitaria, critico per pazienti fragili e immunodepressi. Il secondo livello riguarda l'acqua trattata e il liquido di dialisi: qui i riferimenti sono le norme tecniche dedicate (Farmacopea Europea per l'acqua destinata alla diluizione di soluzioni concentrate per emodialisi e la serie ISO 23500 derivata dagli standard AAMI), che fissano limiti severissimi su carica batterica, endotossine batteriche e contaminanti chimici come alluminio, cloro e cloramine.
Questa pagina mette in ordine ciò che deve presidiare chi gestisce un centro dialisi o un reparto di emodialisi: quali norme si applicano ai due circuiti, quali parametri analizzare e con quali limiti separando l'acqua ultrapura del circuito di trattamento dall'acqua potabile dell'edificio, ogni quanto monitorare l'osmosi inversa e i punti d'uso, cosa verifica un'ispezione e quali sanzioni rischia chi non documenta i controlli. L'obiettivo è arrivare preparati, con referti aggiornati di un laboratorio qualificato che impiega metodi validati conformi alle norme tecniche di settore e con un piano di campionamento coerente con il rischio clinico, a tutela della sicurezza dei pazienti e del personale.