In un supermercato o in un ipermercato l'acqua non serve un solo punto d'uso, ma alimenta una rete idrica estesa e capillare che attraversa decine di reparti diversi, molti dei quali a diretto contatto con gli alimenti. Il banco pesce lava il pescato e produce il ghiaccio che lo mantiene esposto; la gastronomia cuoce, raffredda e lava; la macelleria sanifica attrezzature e superfici; la panetteria e il forno interno impastano e puliscono; il reparto ortofrutta mantiene fresca la verdura con nebulizzatori e umidificatori. Ogni reparto è un operatore del settore alimentare a sé, e per il Reg. CE 852/2004 la grande distribuzione resta responsabile in prima persona della potabilità dell'acqua a ciascun punto d'uso, indipendentemente dalla conformità garantita dall'acquedotto fino al contatore. Dal contatore in poi la rete interna — lunga, ramificata, con tratti poco usati e materiali di età diversa — può alterare la qualità dell'acqua prima che arrivi al singolo banco.
La criticità che distingue la GDO da una piccola attività di ristorazione è proprio la molteplicità dei reparti a rischio e la presenza di sistemi che generano aerosol o producono ghiaccio destinato a contatto con l'alimento. Il ghiaccio del banco pesce è a tutti gli effetti un alimento: deve essere prodotto con acqua potabile e la macchina del ghiaccio va inserita tra i punti d'uso da monitorare e sanificare. I nebulizzatori e gli umidificatori del reparto ortofrutta, che diffondono acqua sotto forma di micro-goccioline, costituiscono un possibile veicolo di Legionella se l'acqua ristagna o le temperature restano intermedie: per questo rientrano nelle valutazioni previste dalle Linee guida dell'Accordo Stato-Regioni del 2015. A questi si aggiungono i laboratori interni di lavorazione dei freschi — pescheria, gastronomia, macelleria, forno — dove l'acqua entra nei processi e gli scarichi, carichi di grassi e residui organici, sono soggetti alla disciplina ambientale.
Per la grande distribuzione, dunque, controllare l'acqua significa governare un piano di campionamento multipunto, costruito reparto per reparto e calibrato sul rischio specifico di ciascuno: un solo referto all'ingresso del punto vendita non basta a dimostrare la potabilità ai banchi più lontani dal contatore. Questa pagina raccoglie in modo ordinato cosa deve sapere chi gestisce un supermercato o una catena di punti vendita: quali norme si applicano ai diversi reparti, quali parametri analizzare e con che limiti, ogni quanto ripetere i controlli sui punti critici, cosa verifica un ispettore ASL durante un sopralluogo e quali sanzioni rischia chi non documenta l'autocontrollo. L'obiettivo è arrivare preparati, con referti aggiornati di un laboratorio qualificato che applica metodi validati conformi a norme tecniche, e con un piano di campionamento coerente con l'effettiva articolazione del punto vendita.