In un autolavaggio l'acqua non è il prodotto finito ma il principale veicolo di inquinanti: ogni lavaggio stacca dalla carrozzeria e dal sottoscocca fango, sabbia, residui di pneumatici, oli, grassi e idrocarburi, ai quali si sommano i tensioattivi dei detergenti impiegati. Il risultato è un refluo torbido e carico, che non può essere immesso tal quale nella rete fognaria o in un corpo idrico superficiale. Per questo il cuore degli adempimenti di un impianto di lavaggio non è la potabilità dell'acqua in ingresso, ma la qualità dell'acqua in uscita: lo scarico va autorizzato, trattato e analizzato periodicamente per dimostrare che rispetta i limiti di legge. La responsabilità ricade sul titolare dell'attività, che resta il soggetto a cui è intestata l'autorizzazione allo scarico e che deve conservare i referti a disposizione degli organi di controllo.
La disciplina di riferimento è la Parte Terza del D.Lgs 152/2006, il Testo Unico Ambientale, che regola gli scarichi idrici e fissa, nella Tabella 3 dell'Allegato 5, i valori limite di emissione per i parametri tipici di questi reflui: idrocarburi totali, tensioattivi, solidi sospesi totali, COD, oli e grassi e metalli come piombo, zinco e cromo. A monte dello scarico la norma impone un trattamento adeguato, che negli autolavaggi si traduce in genere in un sistema di dissabbiatura e disoleazione, spesso integrato da un impianto di depurazione e di riciclo che recupera buona parte dell'acqua per i lavaggi successivi. A questo quadro nazionale si sovrappongono i regolamenti del gestore della fognatura e i regolamenti regionali e comunali, che possono prevedere limiti più severi e frequenze di autocontrollo specifiche per il singolo recapito.
Questa pagina mette in fila ciò che deve sapere chi gestisce un autolavaggio, a portale, self-service o a mano: quali norme si applicano allo scarico, quali parametri analizzare e con quali limiti di riferimento, ogni quanto ripetere i controlli sul refluo, cosa verifica un tecnico di ARPA o del gestore della fognatura durante un sopralluogo e quali sanzioni rischia chi scarica senza autorizzazione o fuori dai limiti tabellari. Dove l'acqua di approvvigionamento proviene da un pozzo, si aggiungono adempimenti sulla qualità della risorsa prelevata. L'obiettivo è arrivare al controllo preparati, con un impianto di trattamento manutenuto, referti aggiornati di un laboratorio qualificato che impiega metodi validati conformi a norme tecniche e un piano di autocontrollo coerente con il proprio titolo autorizzativo.