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Autolavaggio
Gli autolavaggi — self-service, a portale, tunnel automatici — producono reflui caratterizzati da idrocarburi, tensioattivi, metalli pesanti dal sottoscocca, fanghi e oli. La gestione di questi reflui ricade nella disciplina degli scarichi industriali del D.Lgs 152/2006 parte III.
Praticamente tutti gli impianti sono assoggettati ad <strong>AUA</strong> (Autorizzazione Unica Ambientale) che fissa i limiti di scarico e le frequenze minime di analisi. Spesso il refluo non può essere scaricato in fognatura senza pre-trattamento (disoleatore, sedimentatore, dissabbiatore).
Molti impianti moderni adottano sistemi di <em>riciclo dell'acqua</em>: in questo caso è fondamentale verificare la qualità dell'acqua riciclata sia per non danneggiare le carrozzerie sia per non innescare problemi sanitari (legionella, batteri eterotrofi).
Questa pagina fa parte del cluster Analisi acqua aziende — D.Lgs 18/2023.
L'autolavaggio è attività con scarico industriale: serve titolo abilitativo (AUA o autorizzazione singola) e analisi periodiche.
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In linea di principio sì. Tutti gli scarichi degli autolavaggi rientrano nella disciplina del D.Lgs 152/2006. L'AUA quantifica le frequenze e i parametri in base alla portata; un piccolo self-service ha frequenze meno fitte ma non è esentato.
Quasi mai. La maggior parte dei regolamenti del SII richiede disoleatore e sedimentatore prima dello scarico in fognatura, con verifica analitica periodica del refluo in uscita.
Sanzione amministrativa o penale a seconda della gravità; prescrizioni con verifica successiva; in caso di sversamento di idrocarburi in corpo idrico, reato di inquinamento ambientale.
Sì, se l'impianto usa riciclo è buona pratica e in molti casi obbligo dell'autorizzazione: serve verificare microbiologia, durezza per non danneggiare le carrozzerie e Legionella per i nebulizzatori.
Le frequenze sono fissate nell'AUA. Tipicamente semestrale per impianti medio-grandi, annuale per piccoli self-service. Più una verifica annuale dell'acqua potabile per i dipendenti.
Sì. Laboratorio accreditato UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018 con marchio Accredia per i parametri di acque reflue industriali, accettato da tutte le ARPA regionali.
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