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Una guida di riferimento ai valori limite dell'acqua potabile del D.Lgs. 18/2023: cosa è il valore di parametro, le tre categorie e le tabelle con i limiti principali per leggere il tuo referto.
Quando ricevi il referto di un'analisi dell'acqua, accanto a ogni parametro trovi un numero e, di fianco, un valore di riferimento. Quel valore di riferimento ha un nome preciso nella normativa italiana: si chiama valore di parametro, ed è la soglia che distingue un'acqua conforme da una non conforme. A stabilirlo è il D.Lgs. 18/2023, la norma che oggi regola la qualità dell'acqua destinata al consumo umano in Italia.
In questa guida raccogliamo i principali valori limite previsti dal decreto, organizzati nelle tre categorie in cui la legge li suddivide, e spieghiamo come usare queste tabelle per leggere il tuo referto. L'obiettivo è darti uno strumento di riferimento chiaro: non un elenco esaustivo di tutti i parametri, ma i più rilevanti per chi vuole capire se l'acqua del proprio rubinetto o del proprio pozzo rispetta la legge.
Il valore di parametro è la concentrazione massima (o, in alcuni casi, l'intervallo) che una determinata sostanza può raggiungere perché l'acqua sia considerata conforme. È un concetto cardine del D.Lgs. 18/2023: se il risultato dell'analisi resta entro il valore di parametro, l'acqua rispetta la legge per quel parametro; se lo supera, scatta un'anomalia che richiede approfondimenti e, spesso, provvedimenti da parte del gestore o del proprietario dell'impianto.
È importante capire che non tutti i parametri hanno lo stesso peso. Il superamento di un parametro microbiologico, ad esempio, ha implicazioni sanitarie immediate, mentre il superamento di un parametro indicatore segnala più spesso un problema tecnico o estetico, da valutare ma non necessariamente urgente. Per questo la normativa distingue le sostanze in categorie diverse.
Il decreto suddivide i parametri in tre gruppi, ciascuno con una logica e un significato propri.
I parametri microbiologici riguardano la presenza di batteri e microrganismi indicatori di contaminazione fecale o di scarsa igiene dell'acqua. Sono i più severi: per i principali il valore di parametro è zero, cioè non è ammessa alcuna presenza nel volume di campione analizzato.
I parametri chimici riguardano sostanze che, oltre una certa concentrazione, possono avere effetti sulla salute: metalli come il piombo e l'arsenico, nitrati, alcuni composti di sintesi e i PFAS. I limiti sono fissati su basi tossicologiche e rappresentano il cuore della valutazione sanitaria dell'acqua.
I parametri indicatori, infine, non sono direttamente legati a un rischio sanitario ma descrivono la qualità complessiva e l'idoneità tecnica dell'acqua: durezza, conducibilità, cloro residuo, torbidità. Servono a fotografare lo stato dell'acqua e a individuare per tempo eventuali alterazioni.
I parametri chimici sono quelli su cui si concentra la maggior parte delle preoccupazioni dei consumatori. La tabella che segue riporta alcuni dei valori limite più rilevanti previsti dall'Allegato I del D.Lgs. 18/2023. Tutti i valori sono espressi nelle unità di misura usate dal decreto.
| Parametro | Valore di parametro | Note |
|---|---|---|
| Piombo | 5 µg/L | Valore in vigore dal 12 gennaio 2036; fino a tale data il limite è 10 µg/L |
| Arsenico | 10 µg/L | Metallo di origine naturale o industriale |
| Nitrati | 50 mg/L | Indicatori di contaminazione agricola o da reflui |
| Nitriti | 0,5 mg/L | Al rubinetto del consumatore |
| Fluoruro | 1,5 mg/L | Origine naturale |
| Cadmio | 5,0 µg/L | Metallo pesante |
| Cromo | 25 µg/L | Valore in vigore dal 12 gennaio 2036; fino a tale data 50 µg/L |
| PFAS — Somma di PFAS | 0,5 µg/L | Sommatoria delle sostanze perfluoroalchiliche |
| PFAS — Somma di 20 PFAS | 0,1 µg/L | Gruppo dei 20 composti prioritari |
I parametri microbiologici sono i più stringenti dell'intera tabella: per i due principali indicatori di contaminazione fecale il valore di parametro è zero. Accanto a questi, riportiamo alcuni parametri indicatori di uso comune, che descrivono la qualità tecnica dell'acqua. Per alcuni indicatori la normativa non fissa un valore numerico rigido ma criteri di accettabilità.
| Parametro | Categoria | Valore di parametro |
|---|---|---|
| Escherichia coli (E. coli) | Microbiologico | 0 / 100 mL |
| Enterococchi intestinali | Microbiologico | 0 / 100 mL |
| Conteggio colonie a 22 °C | Indicatore | Senza variazioni anomale |
| Durezza totale | Indicatore | Valore consigliato 15-50 °F |
| Conducibilità | Indicatore | 2500 µS/cm a 20 °C |
| Cloro residuo libero | Indicatore | Valore consigliato circa 0,2 mg/L |
| Torbidità | Indicatore | Accettabile per i consumatori |
| pH (concentrazione ioni idrogeno) | Indicatore | ≥ 6,5 e ≤ 9,5 |
Il D.Lgs. 18/2023 ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001, recependo la direttiva europea sulle acque destinate al consumo umano. Le novità non sono solo formali: cambiano alcuni parametri, l'approccio complessivo e gli obblighi.
La novità più discussa è l'introduzione dei PFAS tra i parametri chimici, con due distinti valori limite: uno sulla somma di tutte le sostanze perfluoroalchiliche e uno sul gruppo dei 20 composti considerati prioritari. Prima del 2023 non esisteva in Italia un valore di legge nazionale uniforme per queste sostanze.
Cambia anche la filosofia di controllo, che passa a un approccio basato sul rischio: l'intera filiera, dalla captazione al rubinetto, viene analizzata per individuare i punti critici, invece di limitarsi a controlli puntuali sul prodotto finito. Viene inoltre rafforzata l'attenzione agli edifici prioritari, come scuole, ospedali e strutture ricettive, dove la qualità dell'acqua all'interno dell'impianto domestico assume un rilievo particolare. Infine, alcuni limiti diventano più severi nel tempo: è il caso del piombo, il cui valore scende a 5 µg/L a partire dal 2036.
Avere la tabella dei valori limite serve a poco se non si sa come metterla a confronto con il proprio referto. Il procedimento è semplice ma va fatto con attenzione, parametro per parametro.
Prendi il referto e individua, per ogni voce, il valore misurato e l'unità di misura. Controlla che l'unità coincida con quella della tabella: confrontare microgrammi per litro con milligrammi per litro è l'errore più comune e porta a conclusioni sbagliate di mille volte. Poi confronta il valore misurato con il valore di parametro: se è inferiore o uguale, quel parametro è conforme; se è superiore, c'è un'anomalia da approfondire.
Tieni presente che la conformità si valuta su tutti i parametri analizzati, non su uno solo: un'acqua è conforme quando rispetta contemporaneamente tutti i valori di parametro previsti per quel tipo di controllo. Per questo motivo, leggere correttamente il referto e confrontarlo con la norma è un passaggio che conviene non improvvisare. Se preferisci un controllo guidato, puoi affidarti alla verifica di conformità, che mette a confronto i risultati con i limiti del decreto e ti dice se l'acqua rispetta la legge.
Se non hai ancora un referto, il primo passo è far analizzare un campione della tua acqua: i pacchetti di analisi coprono i parametri più rilevanti per il consumo domestico. Per i nitrati, ad esempio, basta superare i 50 mg/L perché l'acqua sia non conforme, un valore che nelle zone agricole non è raro raggiungere.
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