Blog · PFAS e contaminanti emergenti
I PFAS in Lombardia non sono distribuiti in modo uniforme. Vediamo dove la sorveglianza è più alta, cosa prevede la legge e come controllare l'acqua di casa.
I PFAS sono una grande famiglia di sostanze chimiche di sintesi, usate per decenni in molte lavorazioni industriali perché resistono all'acqua, ai grassi e al calore. Proprio questa resistenza li rende difficili da smaltire: una volta finiti nell'ambiente restano a lungo, tanto da essere chiamati anche "inquinanti eterni". In Lombardia il tema è seguito con attenzione, ma la situazione cambia molto da una zona all'altra.
In questo articolo vediamo dove la sorveglianza è più intensa, perché alcune aree sono più esposte di altre, cosa stabilisce la legge italiana per l'acqua potabile e quali passi concreti puoi fare per controllare l'acqua di casa o del tuo pozzo. L'obiettivo è darti un quadro chiaro, senza allarmismi, per decidere se un'analisi è utile nella tua situazione.
Una premessa utile: il fatto che una zona sia molto monitorata non vuol dire che l'acqua sia automaticamente fuori norma. Spesso è vero il contrario, perché proprio l'attenzione costante permette di intercettare per tempo eventuali superamenti. La cosa importante è distinguere il rischio reale, che si misura, dalla preoccupazione generica.
Con la sigla PFAS si indicano migliaia di composti perfluoroalchilici. I più noti e studiati sono il PFOA e il PFOS, oggi fortemente limitati. Si tratta di molecole molto stabili, che si accumulano nel tempo nell'organismo e nell'ambiente.
L'attenzione nasce dal fatto che alcune di queste sostanze sono associate a possibili effetti sulla salute a esposizioni prolungate. Per questo l'Europa e l'Italia hanno introdotto limiti specifici per l'acqua destinata al consumo umano.
La loro resistenza, che li ha resi utili nell'industria, è anche il loro lato problematico: non si degradano facilmente e tendono a restare in circolo. Una volta entrati in una falda, possono persistere a lungo e spostarsi lentamente seguendo il movimento dell'acqua sotterranea.
Va detto subito che la presenza di PFAS non riguarda tutta la Lombardia allo stesso modo. La distribuzione dipende dalla storia industriale del territorio, dalla vicinanza a impianti che li hanno usati e dalla direzione delle falde sotterranee.
Le agenzie regionali per la protezione ambientale, le ARPA, eseguono campagne periodiche sui corpi idrici e sugli acquedotti. In Lombardia i controlli sono più frequenti dove ci sono stati o ci sono insediamenti produttivi legati a tessile, conciario, galvanico o chimico.
Le aree a maggiore industrializzazione storica, come parti delle province di Milano, Bergamo, Brescia e Lodi, sono tipicamente quelle con più attenzione analitica. Questo non significa che l'acqua sia automaticamente fuori norma: significa che è sorvegliata con più frequenza proprio per intercettare per tempo eventuali superamenti.
Per chi vive in queste zone e attinge da un pozzo privato, il discorso è diverso rispetto all'acquedotto: il pozzo non è soggetto ai controlli pubblici dell'acquedotto, quindi la verifica spetta al proprietario.
Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce in Italia la direttiva europea sulle acque potabili, ha introdotto limiti precisi per i PFAS. Sono previsti due parametri distinti: la somma totale dei PFAS e la somma di un gruppo di venti composti ritenuti più rilevanti.
Questi valori si applicano all'acqua erogata come potabile. Per il pozzo privato che alimenta un'abitazione, sono un riferimento utile per capire se l'acqua è confrontabile con quella che la legge considera idonea al consumo.
| Parametro | Limite di legge | Riferimento |
|---|---|---|
| Somma di tutti i PFAS | 0,5 µg/L | D.Lgs. 18/2023 |
| Somma PFAS-20 (gruppo prioritario) | 0,1 µg/L | D.Lgs. 18/2023 |
| PFOA singolo | Incluso nella somma | D.Lgs. 18/2023 |
| PFOS singolo | Incluso nella somma | D.Lgs. 18/2023 |
Chi riceve l'acqua dall'acquedotto beve un'acqua che il gestore è tenuto a controllare regolarmente, anche per i PFAS. In caso di superamento, è il gestore a dover intervenire e informare. È un sistema di tutela che funziona di continuo, sullo sfondo, senza che il cittadino debba attivarsi.
Diversa è la condizione di chi attinge da un pozzo privato. Qui non c'è un controllo pubblico automatico: la qualità dell'acqua, PFAS compresi, dipende dalla falda captata e va verificata dal proprietario. In zone con storia industriale questo è un punto pratico importante.
Anche all'interno della stessa area, due pozzi possono dare risultati diversi a seconda della profondità e della falda che intercettano. Per questo non esistono risposte valide per tutti: ogni pozzo fa storia a sé e merita una verifica dedicata, soprattutto se l'acqua viene usata per bere e cucinare.
I PFAS non si vedono, non hanno odore e non alterano il sapore dell'acqua. Per questo l'unico modo per sapere se sono presenti è un'analisi di laboratorio dedicata, che usa tecniche molto sensibili capaci di misurare concentrazioni bassissime.
Un controllo specifico è una analisi PFAS sull'acqua, pensata per cercare proprio questa famiglia di composti. Se hai un pozzo e vuoi un quadro più ampio che includa anche altri parametri, puoi partire da una analisi del pozzo e abbinare la ricerca PFAS.
Per orientarti tra i profili e i prezzi puoi consultare il catalogo delle analisi. Se invece vuoi capire prima il quadro nazionale, è utile l'articolo sui PFAS nell'acqua potabile in Italia.
Una volta ottenuto il referto, il passaggio chiave è confrontare i valori con i limiti di legge. Se l'acqua rispetta sia la somma totale dei PFAS sia il gruppo PFAS-20, è confrontabile con quella considerata idonea per la rete pubblica. In caso di superamento, conviene farsi affiancare da un tecnico per valutare i trattamenti più adatti alla situazione specifica.
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