Blog · PFAS e contaminanti emergenti
In Piemonte i PFAS sono seguiti soprattutto attorno ad Alessandria. Vediamo perché, cosa dice la legge e come verificare l'acqua del proprio pozzo.
Quando si parla di PFAS in Piemonte, l'attenzione si concentra spesso sull'area di Alessandria, dove decenni di attività chimica hanno lasciato un'eredità ambientale che oggi è oggetto di studi e bonifiche. Per chi vive in queste zone, la domanda concreta è una sola: l'acqua che bevo o che uso a casa è a posto?
In questo articolo spieghiamo perché quest'area è particolarmente monitorata, come i PFAS possono raggiungere le falde, cosa dice la legge italiana sui limiti nell'acqua potabile e quali controlli ha senso fare, soprattutto se si attinge da un pozzo privato. Lo facciamo con un tono pacato: l'obiettivo è informare, non spaventare.
Va chiarito subito un punto: monitoraggio intenso non significa contaminazione diffusa. Le agenzie ambientali concentrano i controlli dove la storia del territorio lo suggerisce, proprio per intercettare per tempo eventuali criticità. La situazione del singolo pozzo, però, si conosce solo analizzandolo, perché varia molto da punto a punto.
L'area di Alessandria ha ospitato per molto tempo attività della chimica di sintesi. Alcune lavorazioni del passato hanno comportato il rilascio di sostanze persistenti, tra cui composti della famiglia dei PFAS, che si sono spostati nel sottosuolo e nelle acque.
Le falde sotterranee non sono ferme: l'acqua si muove lentamente seguendo la pendenza naturale del terreno. Un rilascio avvenuto in un punto può quindi interessare, nel tempo, una falda acquifera anche a distanza. Per questo il monitoraggio considera non solo il sito di origine ma anche le aree a valle.
Questo non vuol dire che ogni pozzo della zona sia contaminato. Significa che è un territorio dove un controllo mirato è particolarmente ragionevole, specie per chi usa acqua di falda non collegata all'acquedotto pubblico.
I PFAS sono molecole molto stabili. Una volta nel suolo o nelle acque, non si degradano facilmente e tendono a migrare. Le vie principali con cui raggiungono le falde sono le infiltrazioni dal suolo contaminato e gli scarichi storici nei corsi d'acqua connessi alla falda.
I più studiati restano il PFOA e il PFOS, oggi soggetti a forti restrizioni. Accanto a questi, le analisi moderne cercano un'ampia gamma di composti, perché l'inquinamento reale è spesso una miscela di sostanze diverse.
Il D.Lgs. 18/2023 ha introdotto in Italia limiti specifici per i PFAS nell'acqua destinata al consumo umano. Sono due i valori di riferimento: la somma totale dei PFAS e la somma di un gruppo prioritario di venti composti.
Per chi ha un pozzo, questi limiti sono il metro di paragone naturale: se l'acqua li rispetta, è confrontabile con quella che la legge considera idonea per la rete pubblica.
È importante capire che i PFAS non si valutano come un singolo numero, ma come somma di più composti. Per questo l'analisi non cerca una sola sostanza, ma un insieme di molecole: è la loro presenza combinata a determinare se i limiti sono rispettati o superati.
| Parametro | Limite | Fonte |
|---|---|---|
| Somma di tutti i PFAS | 0,5 µg/L | D.Lgs. 18/2023 |
| Somma PFAS-20 | 0,1 µg/L | D.Lgs. 18/2023 |
| Acqua interessata | Destinata al consumo umano | D.Lgs. 18/2023 |
L'acqua erogata dall'acquedotto è soggetta a controlli periodici da parte del gestore, che deve rispettare i parametri del D.Lgs. 18/2023, PFAS inclusi. In caso di anomalie è il gestore a intervenire. È una tutela continua che agisce senza che il cittadino debba attivarsi.
Per chi attinge da un pozzo privato, invece, non esiste un controllo pubblico automatico. La qualità dell'acqua dipende dalla falda captata e va verificata dal proprietario. In un territorio come l'alessandrino, segnato da una storia chimica, questo è un punto pratico da non trascurare.
La profondità del pozzo e la falda intercettata fanno la differenza: pozzi vicini possono dare risultati diversi. Per questo, anche tra vicini di casa, conviene che ciascuno verifichi la propria captazione invece di affidarsi al risultato altrui.
Se attingi da un pozzo in quest'area, il controllo più diretto è una analisi PFAS dedicata, che cerca proprio questa famiglia di sostanze con metodi ad alta sensibilità. È la verifica più mirata sul rischio specifico del territorio.
Spesso conviene affiancarla a un quadro più ampio del pozzo, perché in zone industriali può avere senso controllare anche altri parametri. Una analisi del pozzo offre questo profilo di base, a cui aggiungere la ricerca dei PFAS.
Per inquadrare il fenomeno a livello nazionale è utile l'articolo sui PFAS nell'acqua potabile in Italia, mentre i prezzi dei profili sono nel catalogo delle analisi.
Il referto va poi letto con calma: se i valori rispettano sia la somma totale sia il gruppo PFAS-20, l'acqua è confrontabile con quella ritenuta idonea per la rete pubblica. In caso di superamento, esistono trattamenti dedicati, da scegliere insieme a un tecnico in base al valore misurato.
Per chi vive in una zona sensibile, un controllo iniziale seguito da ripetizioni periodiche è la strategia più equilibrata. Permette di partire da una fotografia chiara della propria acqua e di tenere monitorata nel tempo la situazione, senza ansie e con la tranquillità di un dato verificato in laboratorio.
Blog · PFAS e contaminanti emergenti
La contaminazione da PFAS in Veneto ha definito una zona rossa di sorveglianza sanitaria. Spieghiamo cosa significa e cosa puoi fare se vivi lì e usi un pozzo.
Blog · PFAS e contaminanti emergenti
I PFAS in Lombardia non sono distribuiti in modo uniforme. Vediamo dove la sorveglianza è più alta, cosa prevede la legge e come controllare l'acqua di casa.
Blog · Normativa
I PFAS sono fra i contaminanti emergenti più discussi degli ultimi anni. Vediamo cosa sono, qual è il limite di legge in Italia, dove sono più diffusi e come testarli a casa propria.