Sangemini
Sangemini sgorga a San Gemini (TR) nei Monti Martani: mediominerale bicarbonato-calcica (residuo fisso 984 mg/L), ricca di calcio (oltre 320 mg/L), storica acqua umbra del gruppo Sanpellegrino.
Residuo fisso a 180 °C
984 mg/L
Classificazione: Mediominerale (D.Lgs. 176/2011)
- pH alla sorgente
- 6.1
- Durezza totale
- 71 °fH
- Sodio
- 26 mg/L
- Gas
- Naturale (non gassata)
Caratteristiche idrochimiche
Sangemini è un'acqua minerale naturale italiana imbottigliata alla sorgente nel comune di San Gemini (provincia di Terni, Umbria). L'analisi chimica di riferimento riportata in etichetta colloca questo prodotto nella categoria delle acque mediominerale, sulla base del valore di residuo fisso a 180 °C pari a circa 984 mg/L. Il residuo fisso esprime la quantità di sali minerali disciolti che restano dopo l'evaporazione dell'acqua a 180 °C ed è il parametro principale che il D.Lgs. 176/2011 utilizza per classificare le acque minerali in commercio.
Il pH alla sorgente è pari a 6.1, valore che descrive la reazione acida o basica dell'acqua: un pH inferiore a 7 indica una leggera acidità, un pH superiore a 7 indica un'acqua tendenzialmente basica. La durezza totale, espressa in gradi francesi, è di circa 71 °fH ed è determinata dalla somma dei sali di calcio e magnesio. Il contenuto di sodio dichiarato in etichetta è di circa 26 mg/L, dato rilevante per chi segue diete iposodiche su indicazione medica.
Il gas presente alla messa in commercio è classificato come naturale (non gassata). Quando il gas è naturalmente disciolto alla sorgente in misura tale da rendere l'acqua effervescente, l'etichetta riporta la dicitura "effervescente naturale"; quando viene aggiunta CO₂ alimentare durante l'imbottigliamento, l'etichetta riporta "addizionata di anidride carbonica". È un dettaglio normativo importante e va sempre verificato.
Origine e geologia della sorgente
La sorgente di Sangemini si trova nel comune di San Gemini, in provincia di Terni, Umbria. La sorgente Sangemini emerge nell'omonimo comune della provincia di Terni, ai piedi dei Monti Martani, in un comprensorio già noto in epoca romana per le proprietà delle proprie acque. Il marchio commerciale moderno si afferma fra Ottocento e Novecento, parallelamente alla nascita del polo termale di San Gemini, e rappresenta una delle prime acque italiane a essersi posizionata in modo esplicito sul segmento delle acque medio-minerali bicarbonato-calciche per l'apporto di calcio nella dieta.
Il bacino di alimentazione è ospitato in formazioni calcaree mesozoiche dei Monti Martani, attraversate da circolazioni profonde a tempi di residenza lunghi. La litologia carbonatica cede in soluzione quantità importanti di bicarbonati e calcio, con un contributo significativo anche di magnesio; il pH leggermente acido (6,1) è coerente con la presenza di CO₂ disciolta di origine endogena, anche se in quantità non sufficiente a rendere il prodotto effervescente naturale al confezionamento.
L'inquadramento geologico è fondamentale per comprendere la composizione di un'acqua minerale: la mineralizzazione deriva infatti dal lento percorso dell'acqua attraverso strati rocciosi che cedono ioni in soluzione. Tempo di residenza, profondità del percorso e mineralogia delle rocce attraversate determinano il profilo chimico finale del prodotto imbottigliato.
Come leggere correttamente l'etichetta
L'etichetta di un'acqua minerale naturale è disciplinata in modo puntuale dal D.Lgs. 8 ottobre 2011, n. 176, dall'Allegato II al medesimo decreto e dal Decreto del Ministero della Salute 10 febbraio 2015. In particolare, l'etichetta deve obbligatoriamente riportare denominazione di vendita, indicazione della sorgente, comune di emergenza, classificazione, composizione analitica con data dell'analisi, eventuali trattamenti consentiti e termine minimo di conservazione.
Sulla bottiglia di Sangemini il consumatore può quindi verificare in autonomia: il residuo fisso a 180 °C (in questo caso 984 mg/L), il pH alla sorgente (6.1), la durezza totale (71 °fH equivalenti), il contenuto di calcio, magnesio, sodio, potassio, bicarbonati, solfati, cloruri e nitrati. La tabella analitica deve indicare anche la data del prelievo e il laboratorio che ha eseguito l'analisi.
- Denominazione legale (acqua minerale naturale, oligominerale, ecc.)
- Nome commerciale e logo della sorgente
- Comune e provincia di emergenza
- Risultati delle analisi chimico-fisiche con data e laboratorio
- Trattamenti subiti (decantazione, filtrazione, eliminazione di ferro, manganese, zolfo o arsenico, aggiunta di CO₂)
- Termine minimo di conservazione e numero di lotto
Confronto con altre acque minerali
Nel segmento delle medio-minerali bicarbonato-calciche italiane si confronta con San Pellegrino (anch'essa del gruppo Sanpellegrino, ma frizzante con CO₂ aggiunta) e con Ferrarelle (effervescente naturale, residuo fisso superiore e sodio molto più alto). Rispetto a queste, Sangemini si distingue per essere non gassata e per un profilo particolarmente concentrato in calcio. Rispetto a Lete, condivide la matrice bicarbonato-calcica appenninica ma con un sodio circa cinque volte superiore e un residuo fisso più alto.
Per orientarsi tra centinaia di marchi in commercio è utile ricordare che il D.Lgs. 176/2011 individua quattro classi in base al residuo fisso: minimamente mineralizzate (≤ 50 mg/L), oligominerali (≤ 500 mg/L), mediominerali (tra 500 e 1.500 mg/L) e ricche di sali minerali (> 1.500 mg/L). Sangemini, con i suoi 984 mg/L, si colloca quindi nel gruppo delle acque mediominerale.
A chi è indicata e indicazioni d'uso
Sangemini è tradizionalmente proposta come acqua da apporto di calcio nella dieta: con oltre 320 mg/L di calcio, due litri al giorno coprono una quota rilevante del fabbisogno giornaliero raccomandato di calcio per un adulto. Il contenuto di sodio (26 mg/L) la esclude dalla dicitura per le diete povere di sodio. Storicamente è inoltre suggerita come acqua per la prima infanzia su indicazione pediatrica e per situazioni di aumentato fabbisogno minerale, sempre nel rispetto delle indicazioni del medico curante.
Le diciture salutistiche ammissibili in etichetta sono tassativamente elencate dal D.M. 10 febbraio 2015 e includono ad esempio "indicata per le diete povere di sodio" (per acque con sodio ≤ 20 mg/L), "può favorire la digestione", "può avere effetti diuretici", "può favorire la diuresi", "può essere utilizzata per la preparazione degli alimenti dei lattanti". L'utilizzo di tali diciture è subordinato al rispetto di precisi requisiti analitici verificati dal Ministero della Salute.
In ogni caso, le indicazioni nutrizionali presenti in etichetta non costituiscono prescrizione medica: persone con patologie renali, cardiache, ipertensione o gravidanza dovrebbero confrontarsi con il proprio medico curante prima di selezionare un'acqua minerale di consumo abituale.
Cornice normativa: il D.Lgs. 176/2011
Il D.Lgs. 8 ottobre 2011, n. 176 ha recepito in Italia la direttiva 2009/54/CE e disciplina in modo organico la commercializzazione delle acque minerali naturali. Il decreto definisce le acque minerali come acque batteriologicamente pure aventi origine da una falda o giacimento sotterraneo, provenienti da una o più sorgenti naturali o perforate, distinguendole nettamente sia dalle acque di sorgente sia dalle acque destinate al consumo umano disciplinate dal D.Lgs. 18/2023.
Il riconoscimento ufficiale di un'acqua come minerale naturale richiede un decreto del Ministero della Salute, basato su una caratterizzazione idrogeologica, fisico-chimica e microbiologica della sorgente. Solo dopo il riconoscimento, la Regione competente rilascia la concessione di sfruttamento e autorizza l'imbottigliamento allo stabilimento di confezionamento, situato per legge in prossimità della sorgente.
Sono ammessi soltanto trattamenti tassativi: separazione di elementi instabili come ferro, manganese, zolfo e arsenico, eliminazione di anidride carbonica libera, aggiunta o reintegrazione di anidride carbonica. Sono invece vietati trattamenti di disinfezione e qualsiasi modifica della composizione minerale dell'acqua originaria.
Sostenibilità e impatto ambientale
Sangemini è oggi parte del portafoglio Sanpellegrino S.p.A. (gruppo Nestlé Waters), che condivide con gli altri brand del gruppo i programmi di transizione progressiva a rPET, alleggerimento del packaging primario e logistica con quote crescenti su rotaia per ridurre le emissioni di CO₂. La tutela del bacino idrominerale umbro è coordinata con la Regione Umbria e con il Comune di San Gemini, nell'ambito del Piano regionale di tutela delle acque.
Il dibattito sull'impatto ambientale delle acque minerali in bottiglia è ampio: il consumo di plastica monouso, le emissioni legate al trasporto e l'impronta idrica del processo produttivo sono i tre vettori principali. La normativa europea sui rifiuti da imballaggio (Direttiva UE 2018/852 e Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio) sta progressivamente alzando l'asticella su contenuto di plastica riciclata, riciclabilità e sistemi di vuoto a rendere.
Per chi vuole un quadro analitico equivalente sull'acqua del proprio rubinetto è possibile far eseguire un'analisi accreditata ISO/IEC 17025: i parametri chimici riportati sull'etichetta di un'acqua minerale (residuo fisso, durezza, sodio, nitrati, conducibilità) si calcolano e si confrontano con gli stessi metodi.
I valori riportati di residuo fisso, pH, durezza e contenuto di sodio sono tratti dalle etichette ufficiali pubblicate dai produttori e possono variare nel tempo per cause naturali legate al ciclo idrogeologico della sorgente. Il consumatore è invitato a verificare sempre i valori sull'etichetta del lotto in suo possesso, in conformità a quanto richiesto dal D.Lgs. 8 ottobre 2011, n. 176 e dal Decreto del Ministero della Salute 10 febbraio 2015 sui criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali.
Domande correlate
Ultimo aggiornamento: 2026-05-22. Dati di natura pubblica tratti dalle etichette ufficiali dei produttori; possono variare nel tempo per cause naturali. Riferimento normativo: D.Lgs. 8 ottobre 2011, n. 176.