La raccolta di riferimento sui parametri analitici delle acque destinate al consumo umano in Italia. Per ciascun parametro trovi limite di legge, origine della contaminazione, effetti sulla salute, metodi validati e tecnologie di abbattimento.
Le schede sono curate dalla redazione tecnica del laboratorio 123Acqua e fanno riferimento al D.Lgs. 18/2023 (recepimento della Direttiva UE 2020/2184), alle linee guida WHO e ai metodi UNI EN ISO ed EPA in vigore.
Tutti i contenuti sono divulgativi e non sostituiscono il parere di un medico né il referto di un'analisi di laboratorio. Per ogni parametro è indicato il pacchetto di analisi pertinente che puoi ordinare online con kit di autoprelievo.
Per andare oltre il singolo valore, consulta i contaminanti emergenti (PFAS, microplastiche, farmaci), le tecnologie di trattamento adatte ad abbatterli e i microrganismi dei parametri microbiologici. Quando vuoi verificare la tua acqua, parti dall'analisi dell'acqua o scegli un pacchetto di analisi con kit di autoprelievo.
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L'arsenico è un metalloide tossico e cancerogeno per l'uomo che può contaminare le acque sotterranee per cause naturali (rocce vulcaniche) o antropiche. Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite a 10 µg/L.
I nitrati sono il principale indicatore di contaminazione agricola e zootecnica delle acque sotterranee. Il limite italiano è 50 mg/L; valori superiori sono pericolosi per i lattanti e le donne in gravidanza.
Il piombo nelle acque potabili deriva quasi sempre dalle tubazioni interne agli edifici. Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite a 5 µg/L dal 2036, con valore transitorio di 10 µg/L.
I PFAS (sostanze poli- e per-fluoroalchiliche) sono inquinanti emergenti persistenti, bioaccumulabili e potenzialmente cancerogeni. Il D.Lgs. 18/2023, dopo il correttivo D.Lgs. 102/2025, fissa il limite a 0,10 µg/L per la somma dei PFAS (30 sostanze dal 12/01/2026, 24 fino al 13/07/2026, ADV escluse) e a 0,02 µg/L per la somma dei 4 PFAS prioritari (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) dal 13/07/2026 per effetto della proroga della L. 199/2025.
Il ferro è un parametro indicatore: oltre 200 µg/L colora l'acqua, macchia sanitari e bucato, favorisce ferrobatteri. Limite D.Lgs. 18/2023: 200 µg/L.
Il manganese in eccesso conferisce all'acqua sapore metallico e provoca depositi neri su sanitari e biancheria. Limite D.Lgs. 18/2023: 50 µg/L.
La durezza misura il contenuto totale di calcio e magnesio. Non è un rischio sanitario, ma incide su calcare ed efficienza degli impianti. Range D.Lgs. 18/2023: 15-50 °F.
Il pH misura l'acidità dell'acqua. Il D.Lgs. 18/2023 prevede valori 6,5 ≤ pH ≤ 9,5. Acque troppo acide o alcaline corrodono o incrostano gli impianti.
La conducibilità elettrica indica il contenuto totale di sali disciolti. Limite D.Lgs. 18/2023: 2500 µS/cm a 20 °C.
L'ammonio è un parametro indicatore: la sua presenza segnala contaminazione fecale recente o decomposizione organica. Limite D.Lgs. 18/2023: 0,50 mg/L.
I nitriti indicano una contaminazione recente o malfunzionamenti del processo di nitrificazione. Limite D.Lgs. 18/2023: 0,50 mg/L (0,10 mg/L all'uscita degli impianti).
I cloruri sono indicatori di intrusione salina, sale stradale o contaminazione fognaria. Limite D.Lgs. 18/2023: 250 mg/L.
I solfati conferiscono sapore amaro e possono causare effetti lassativi a concentrazioni elevate. Limite D.Lgs. 18/2023: 250 mg/L.
Il sodio è un indicatore di intrusione salina, malfunzionamenti di addolcitori e contaminazioni varie. Limite D.Lgs. 18/2023: 200 mg/L.
I fluoruri sono benefici a basse dosi (prevenzione carie) ma tossici a dosi elevate (fluorosi dentale e scheletrica). Limite D.Lgs. 18/2023: 1,5 mg/L.
Escherichia coli è il principale indicatore di contaminazione fecale recente. Limite D.Lgs. 18/2023: 0 UFC/100 mL — la sola presenza rende l'acqua non potabile.
Il cromo esavalente Cr(VI) è la specie più tossica e cancerogena del cromo. In Italia non esiste un limite specifico per Cr(VI) nelle acque potabili, ma il D.Lgs. 18/2023 fissa 50 µg/L come somma di cromo totale; la California ha adottato un MCL di 10 µg/L proprio per Cr(VI).
L'alluminio è un parametro indicatore del D.Lgs. 18/2023 con limite di 200 µg/L. Nelle acque potabili italiane deriva soprattutto dall'impiego di flocculanti negli acquedotti; gli effetti sulla salute riguardano principalmente pazienti dializzati e situazioni di esposizione cronica elevata.
Il bario è un metallo alcalino-terroso introdotto come nuovo parametro dal D.Lgs. 18/2023 con limite di 700 µg/L. L'esposizione cronica è associata a ipertensione ed effetti cardiovascolari; il solfato di bario è insolubile, ma cloruri e nitrati sono solubili e tossici.
Il cadmio è un metallo pesante tossico e cancerogeno per l'uomo (IARC Gruppo 1) che può contaminare le acque per dissoluzione di minerali, corrosione di tubazioni zincate o scarichi industriali. Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite a 5 µg/L; l'esposizione cronica è associata a tossicità renale e fragilità ossea.
Il nichel nelle acque potabili deriva quasi sempre dai raccordi in ottone cromato e dalle saldature delle reti interne. Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite a 20 µg/L, destinato a scendere a 10 µg/L dal 12 gennaio 2036. L'esposizione cronica è associata a dermatiti allergiche da contatto sistemico nei soggetti sensibilizzati.
Il boro è un parametro chimico introdotto nel D.Lgs. 18/2023 con limite di 1,5 mg/L. Nelle acque italiane si trova soprattutto in falde di origine vulcanica o termale (Toscana, Lazio, Campania) e in aree con intrusione salina. L'esposizione cronica elevata è associata a effetti sulla riproduzione e sullo sviluppo.
Il rame nelle acque potabili deriva quasi sempre dalla corrosione delle tubazioni interne in rame, particolarmente accentuata in presenza di acque acide, tenere o stagnanti. Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite a 2 mg/L; l'esposizione acuta a concentrazioni elevate causa nausea e disturbi gastrointestinali, mentre l'esposizione cronica può provocare tossicità epatica nei soggetti sensibili.
Il bromato è un sottoprodotto della disinfezione delle acque potabili mediante ozonizzazione, generato dall'ossidazione del bromuro naturalmente presente nelle acque grezze. Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite a 10 µg/L; è classificato dallo IARC come possibile cancerogeno per l'uomo (Gruppo 2B) sulla base di studi su animali.
La torbidità è un parametro indicatore che misura l'opacità dell'acqua causata da particelle sospese (argille, silt, microorganismi, ossidi di ferro). Il D.Lgs. 18/2023 raccomanda valori accettabili per i consumatori; l'OMS suggerisce ≤ 1 NTU al rubinetto e ≤ 0,5 NTU in uscita dalla filtrazione per garantire l'efficacia della disinfezione.
L'acqua marrone, ruggine o giallastra al rubinetto è quasi sempre dovuta a ferro e manganese, rilasciati da tubazioni zincate corrose, da sedimenti smossi dopo manutenzioni in acquedotto o da pozzi con ferro e manganese geogenici. Il D.Lgs. 18/2023 fissa 200 µg/L per il ferro e 50 µg/L per il manganese (parametri indicatori, Allegato I parte D).
L'acqua bianca lattescente al rubinetto è nella stragrande maggioranza dei casi un fenomeno innocuo dovuto ad aria disciolta sotto pressione che si libera in microbolle al momento dell'erogazione. Solo se la torbidità persiste oltre 2 minuti di riposo, o se è accompagnata da odore, sapore anomalo o variazioni di pH, è opportuno approfondire con analisi di laboratorio.
Il sapore metallico, astringente o amaro al rubinetto è quasi sempre un segnale di rilascio di rame, ferro o piombo dalle tubazioni interne all'edificio, con cause amplificate da acque a pH acido (<6,5) o tenere. I limiti D.Lgs. 18/2023: rame 2 mg/L, ferro 200 µg/L (indicatore), piombo 5 µg/L (10 µg/L in regime di deroga fino al 2036). Il test visivo da solo è insufficiente: serve analisi ICP-MS sui metalli.
Il calcare nelle tubazioni e negli elettrodomestici dipende dalla durezza dell'acqua, espressa in gradi francesi (°F) o ppm di CaCO₃. Il range raccomandato dalle linee guida tecniche italiane (D.M. 25/2012 e UNI 8884) è 15-30 °F. Sopra i 30 °F si osservano problemi significativi su scaldabagno, lavatrice e miscelatori, mentre sotto i 15 °F l'acqua diventa aggressiva e tende a corrodere le tubazioni metalliche.
L'acqua torbida o colorata che compare dopo lavori di manutenzione sulla rete idrica è quasi sempre dovuta a sedimenti smossi (ossidi di ferro e manganese, particelle di calcare, sabbia) e si risolve in 24-72 ore. Il D.Lgs. 18/2023 fissa per la torbidità il valore di parametro <1 NTU al rubinetto. La procedura raccomandata: far scorrere 5 minuti, non bere fino a quando torna limpida, contattare il gestore. Se persiste oltre 72 ore o se compaiono odore/sapore: analisi di laboratorio.
Il residuo fisso a 180 °C è la massa di sali minerali che resta dopo l'evaporazione di un litro d'acqua, espressa in mg/L. Determina la classificazione delle acque minerali (D.M. 12 novembre 1992, oggi D.Lgs. 176/2011) ma non è di per sé un indicatore di purezza o di salubrità.
«Acqua leggera» è una espressione commerciale che indica acque minerali con residuo fisso molto basso, in genere oligominerali. Sul piano analitico la differenza con le altre acque minerali sta nel contenuto di sali e nel profilo ionico, non in proprietà dimagranti o purificanti.
La provincia di Viterbo e la Tuscia laziale ospitano la più documentata anomalia geogenica italiana per l'arsenico: gli acquiferi delle vulcaniti dei Distretti Vulsini, Cimini e Sabatini rilasciano As(III) e As(V) in concentrazioni storicamente comprese tra 10 e oltre 50 µg/L. Il limite di parametro vigente è 10 µg/L (D.Lgs. 18/2023) e le deroghe UE in essere fino al 2017 (Decisione UE 2010/335) sono state definitivamente revocate: oggi i Comuni della provincia sono serviti da impianti di adsorbimento su ossi-idrossidi di ferro, ma l'autocontrollo analitico sul rubinetto resta lo strumento più affidabile per verificare la conformità reale dell'erogato.
Il Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia-Caffaro, perimetrato dal Ministero dell'Ambiente nel 2002, è uno dei casi più documentati di contaminazione storica della falda acquifera bresciana da metalli pesanti e PCB. L'attività della Caffaro Chimica SpA, attiva dal 1906 al 1984, ha rilasciato nella falda quaternaria sottostante quantità significative di cromati esavalenti, mercurio, PCB e diossine. Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite di cromo totale a 25 µg/L (in vigore dal 12 gennaio 2026): la speciazione Cr(III)/Cr(VI) richiede metodi cromatografici dedicati (IC-ICP-MS) e l'autocontrollo analitico è la sola misura attendibile della reale conformità al rubinetto.
Le falde acquifere della Toscana costiera (Livorno, Grosseto, parte della Maremma) e di alcune aree dell'Appennino settentrionale sono naturalmente arricchite in nichel a causa dell'affioramento di serpentiniti, peridotiti e altre rocce ultramafiche del Complesso Ligure (ofioliti). Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite di parametro a 20 µg/L (valore transitorio in vigore fino al 11 gennaio 2036, poi 10 µg/L). La sensibilizzazione cutanea allergica al nichel coinvolge il 10-20% delle donne italiane: per chi soffre di dermatite allergica da contatto, anche concentrazioni sotto il limite legale possono essere significative.
Le falde acquifere quaternarie della Pianura Padana lombarda (province di Milano, Pavia, Lodi, Cremona, Mantova) possono contenere uranio geogenico in concentrazioni comprese tra 1 e 30 µg/L, occasionalmente superiori al limite di parametro di 30 µg/L fissato dal D.Lgs. 18/2023 (allineato al valore OMS). L'origine è il dilavamento di rocce sedimentarie carbonatiche e di apporti alluvionali dall'arco alpino. L'uranio in acque potabili presenta sia tossicità chimica (nefrotossicità) sia radiotossicità a esposizioni elevate: il limite normativo è basato prevalentemente sull'effetto chimico renale.
La Pianura Padana è la macroarea italiana storicamente più colpita dalla contaminazione delle falde da nitrati di origine agricola e zootecnica. La Direttiva 91/676/CEE (Direttiva Nitrati), recepita in Italia dal D.Lgs. 152/1999 e oggi dal D.Lgs. 152/2006 (Codice dell'Ambiente), ha portato all'individuazione delle Zone Vulnerabili da Nitrati (ZVN), in cui sono in vigore limiti più stringenti per gli spandimenti di reflui zootecnici. Le ZVN coprono ampie aree di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia. Il limite per le acque destinate al consumo umano è 50 mg/L (D.Lgs. 18/2023): per pozzi privati delle ZVN l'autocontrollo analitico è la verifica più affidabile.
Le falde acquifere delle aree vulcaniche del Lazio (Distretti Vulsini, Sabatini, Cimini, Colli Albani) e della Campania (vulcano di Roccamonfina, Campi Flegrei) presentano concentrazioni di fluoruri geogenici tipicamente comprese tra 0,5 e 3 mg/L, con punte oltre 5 mg/L in alcune sorgenti termali e in pozzi profondi. Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite di parametro a 1,5 mg/L, sufficiente a prevenire la fluorosi dentale endemica nelle zone esposte. L'autocontrollo analitico è la verifica più affidabile per nuclei familiari e attività ricettive in aree con anomalia geogenica documentata.
Il sistema geotermico del Monte Amiata (Toscana meridionale, province di Siena e Grosseto) e le aree limitrofe (Larderello, Travale-Radicondoli, Bagni San Filippo, Bagnore) presentano un significativo arricchimento geogenico di boro nelle acque sotterranee e nelle sorgenti, con concentrazioni tipiche tra 0,5 e 5 mg/L e punte molto più elevate nelle acque geotermiche profonde. Il D.Lgs. 18/2023 ha innalzato il limite di parametro a 2,4 mg/L (in vigore dal 12 gennaio 2026), rispetto al precedente 1 mg/L del D.Lgs. 31/2001. Il boro è co-prodotto con l'arsenico nelle stesse circolazioni geotermiche, e l'autocontrollo analitico sui due parametri è la verifica più affidabile.
Da dove arrivano i limiti: D.Lgs. 18/2023, Direttiva UE 2020/2184 e le norme tecniche dei metodi di prova.
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