Blog · PFAS e contaminanti emergenti
Vicino a siti industriali l'acqua di pozzo può contenere idrocarburi e IPA. Vediamo da dove arrivano, i limiti di legge e come analizzarli.
Se il tuo pozzo si trova vicino a un sito industriale, a un vecchio distributore di carburante o a un'area dismessa, è ragionevole chiedersi se la falda possa aver subito una contaminazione da idrocarburi. Sono sostanze legate al petrolio e ai suoi derivati, e alcune sono particolarmente sorvegliate per la loro tossicità. In questo articolo spieghiamo da dove arrivano, quali sono i limiti e come si verificano con un'analisi.
La posizione del pozzo rispetto a possibili fonti è il primo indizio da considerare: una contaminazione da idrocarburi è quasi sempre legata a una causa precisa e localizzabile. Questo rende il tema meno astratto di quanto sembri: non si tratta di un rischio diffuso ovunque, ma di una situazione che dipende molto dal contesto specifico in cui si trova il pozzo. Valutarlo con criterio aiuta a decidere quanto approfondire e quali analisi prioritizzare.
Con il termine idrocarburi si indica un'ampia famiglia di composti derivati dal petrolio. Tra questi, gli idrocarburi policiclici aromatici, abbreviati in IPA, sono un gruppo particolarmente monitorato perché alcuni sono considerati cancerogeni.
Un altro composto sorvegliato è il benzene, un idrocarburo volatile classificato come cancerogeno, con un limite di legge molto basso. Proprio la sua volatilità lo rende delicato da campionare correttamente.
La contaminazione delle acque sotterranee da idrocarburi è quasi sempre di origine antropica: sversamenti, perdite da serbatoi interrati, dilavamento di suoli contaminati, attività industriali passate o presenti.
Un vecchio serbatoio interrato che perde, anche a distanza di anni, può rilasciare idrocarburi nella falda e raggiungere i pozzi vicini. Per questo la posizione del pozzo rispetto a queste fonti è il primo elemento da considerare nella valutazione del rischio.
Il D.Lgs. 18/2023 fissa limiti severi per benzene e per gli idrocarburi policiclici aromatici, coerenti con la loro pericolosità. Il valore per il singolo benzo(a)pirene, uno degli IPA più studiati, è particolarmente basso.
| Parametro | Limite di legge | Unità |
|---|---|---|
| Benzene | 1 | µg/L |
| Idrocarburi policiclici aromatici (somma) | 0,1 | µg/L |
| Benzo(a)pirene | 0,01 | µg/L |
Gli idrocarburi volatili, come il benzene, possono disperdersi durante un prelievo eseguito male. Per questo si usano contenitori e modalità specifiche, che evitano la formazione di bolle d'aria all'interno del recipiente.
È essenziale seguire le istruzioni del laboratorio per il prelievo del campione. Un campionamento sbagliato può portare a sottostimare la contaminazione e a un falso senso di tranquillità.
Se il tuo pozzo è vicino a una possibile fonte, conviene inserire idrocarburi e IPA in un profilo di analisi, magari insieme al controllo complessivo della potabilità del pozzo. In contesti di bonifica esistono profili dedicati: puoi valutare un'analisi post-bonifica per documentare l'evoluzione nel tempo.
In caso di superamento, sospendi subito l'uso potabile e rivolgiti agli enti competenti e a un tecnico: una contaminazione da idrocarburi richiede un'indagine ambientale. Scegli il profilo adatto dal catalogo delle analisi.
Quando si parla di idrocarburi nell'acqua è utile distinguere due piani. Da un lato ci sono gli idrocarburi totali, una misura complessiva che dà un'indicazione generale della presenza di derivati del petrolio. Dall'altro ci sono i singoli composti, come il benzene o i singoli IPA, che hanno limiti di legge specifici proprio perché alcuni sono più tossici di altri.
Questa distinzione conta nella scelta dell'analisi. Una misura complessiva può segnalare un problema, ma per capire di cosa si tratta e se si superano i limiti di legge servono le determinazioni dei singoli composti. Per questo, in caso di sospetto vicino a un sito industriale, è preferibile un profilo che includa sia il quadro generale sia i parametri normati.
Il laboratorio, in base al contesto e ai primi risultati, può consigliare quali approfondimenti aggiungere. Se l'acqua proviene da un'area con storia produttiva, è ragionevole non fermarsi al primo dato ma costruire un quadro completo nel tempo.
Un pozzo vicino a un'area industriale raramente ha un solo problema potenziale. Spesso, dove ci sono idrocarburi, conviene verificare anche metalli pesanti e altri contaminanti che possono condividere la stessa origine. Per questo l'analisi degli idrocarburi è quasi sempre più utile se inserita in un controllo più ampio della qualità dell'acqua.
Lo stesso vale per la parte microbiologica: un pozzo è esposto a contaminazioni di natura diversa, e un quadro completo della potabilità tiene conto sia degli aspetti chimici sia di quelli batteriologici. Affrontare un parametro alla volta, scollegato dal resto, rischia di dare una visione parziale.
Prima ancora di fare un'analisi, è utile farsi alcune domande sul contesto del proprio pozzo. Quanto è distante da possibili fonti come distributori, officine, capannoni industriali o aree dismesse? In che direzione scorre la falda rispetto a queste attività? Quanto è profondo il pozzo?
Queste informazioni aiutano a capire quanto è realistico il rischio e a impostare un controllo proporzionato. Un pozzo a valle di un sito produttivo, in un terreno permeabile, merita più attenzione di uno isolato in aperta campagna. Non è una regola assoluta, ma un criterio di buon senso per decidere quali analisi prioritizzare.
Se hai dubbi sulla storia ambientale della zona, le informazioni degli enti locali e ambientali possono essere un punto di partenza. In presenza di siti soggetti a bonifica, un controllo periodico dell'acqua del pozzo diventa particolarmente sensato, per seguire l'evoluzione nel tempo. Anche in assenza di problemi noti, una prima analisi di riferimento serve a stabilire una situazione di partenza con cui confrontare eventuali controlli futuri.
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