Blog · PFAS e contaminanti emergenti
In Lazio e Campania i fluoruri nell'acqua hanno spesso origine vulcanica. Vediamo perché succede, il limite di legge e come verificarlo.
I fluoruri sono presenti naturalmente in molte acque, ma in alcune aree del Lazio e della Campania possono raggiungere concentrazioni più alte della media. La ragione è geologica: i suoli di origine vulcanica di queste regioni rilasciano fluoruri nell'acqua sotterranea con più facilità.
In questo articolo vediamo cosa sono i fluoruri, perché l'origine vulcanica ne aumenta la presenza, qual è il limite stabilito dalla legge e come comportarsi se si attinge da un pozzo o da una sorgente. Senza allarmismi: i fluoruri sono un parametro che si misura facilmente e si gestisce quando se ne conosce il valore.
Vale la pena ricordare che i fluoruri non sono di per sé un nemico: in piccole quantità sono naturalmente presenti in molte acque. Il tema è la dose, perché è l'eccesso prolungato a richiedere attenzione. Per questo l'obiettivo non è eliminarli a tutti i costi, ma conoscerne il livello reale.
I fluoruri sono sali del fluoro presenti naturalmente nelle rocce e nei minerali. Quando l'acqua attraversa terreni che ne sono ricchi, una parte si scioglie e passa nell'acqua sotterranea.
Una piccola quantità di fluoruri è comune e non desta preoccupazione; sono concentrazioni più elevate a richiedere attenzione, soprattutto per il consumo prolungato. In Lazio e Campania, dove la geologia vulcanica è diffusa, i valori possono essere più variabili da una captazione all'altra.
Si tratta quindi di un fenomeno naturale, lo stesso tipo di origine geogenica che in queste regioni riguarda anche l'arsenico delle zone vulcaniche.
Le rocce di origine vulcanica contengono spesso minerali ricchi di fluoro. L'acqua che le attraversa, soprattutto se resta a lungo a contatto con esse, ne dissolve una parte. Più il percorso sotterraneo è lungo e antico, più i fluoruri possono accumularsi.
Questo spiega perché pozzi vicini possano avere valori diversi: dipende dalla profondità, dalla falda intercettata e dal tipo di roccia attraversata. Non esiste quindi un valore valido per tutta la zona: ogni punto di prelievo va verificato.
È un meccanismo lento e costante, non un evento improvviso. Per questo i fluoruri di origine vulcanica tendono a essere relativamente stabili nel tempo per una stessa captazione, anche se possono variare con i cambiamenti del livello della falda. Conoscere il proprio valore di partenza resta il riferimento più utile.
I minerali coinvolti sono soprattutto il vetro vulcanico, le biotiti, gli anfiboli e l'apatite, che contengono fluoro in quantità variabili. Conta molto anche il calcio disciolto: nelle acque calcaree il fluoruro tende a precipitare come fluorite (fluoruro di calcio) e resta su valori contenuti, mentre nelle acque povere di calcio e ricche di sodio, tipiche delle rocce vulcaniche, può accumularsi fino a concentrazioni molto più alte.
Le aree interessate sono i distretti vulcanici laziali (Vulsini, Cimini, Sabatini e Colli Albani) e, in Campania, l'area di Roccamonfina e i Campi Flegrei. Nelle falde di queste zone sono documentati valori tipici tra 0,5 e 3 mg/L, con punte superiori a 5 mg/L in alcune sorgenti termali e in pozzi profondi. Tra i territori citati più spesso ci sono la Tuscia viterbese, i Castelli Romani e la zona di Tivoli, parte della provincia di Frosinone, il Casertano attorno a Roccamonfina e i Comuni flegrei.
Il D.Lgs. 18/2023 fissa per i fluoruri nell'acqua potabile un valore di parametro di 1,5 mg/L. È una soglia costruita sull'esposizione abituale: l'eccesso di fluoruri nel lungo periodo può interessare denti e ossa.
Superare il limite non rende l'acqua immediatamente dannosa per un singolo utilizzo, ma indica che non andrebbe usata abitualmente per bere, in particolare per i bambini, senza una valutazione. Anche su questo parametro vale l'approfondimento dedicato ai fluoruri nell'acqua potabile, limiti e rischi.
Come per altri parametri di origine geologica, il valore può variare sensibilmente da una captazione all'altra. Per questo non ci si può basare sul dato di un pozzo vicino: l'unico riferimento affidabile è l'analisi della propria acqua, ripetuta nel tempo dove i valori sono vicini alla soglia.
La soglia di 1,5 mg/L coincide con il valore guida dell'OMS. In passato alcuni Comuni delle aree vulcaniche hanno distribuito acqua con fluoruri sopra il limite in regime di deroga temporanea, in attesa di impianti di trattamento; oggi vale per tutti il limite ordinario. Il D.Lgs. 18/2023 chiede inoltre ai gestori una valutazione del rischio lungo tutta la filiera, dalla captazione al rubinetto, che nelle zone vulcaniche comprende anche i fluoruri.
Le acque minerali seguono regole proprie: possono contenere più fluoruri, ma oltre 1,5 mg/L devono riportare in etichetta l'avvertenza che non ne è consigliato il consumo regolare da parte di lattanti e bambini sotto i 7 anni.
| Aspetto | Dato | Riferimento |
|---|---|---|
| Limite fluoruri | 1,5 mg/L | D.Lgs. 18/2023 |
| Valore guida OMS | 1,5 mg/L | Linee guida OMS |
| Acque minerali oltre 1,5 mg/L | Avvertenza in etichetta per lattanti e bambini sotto i 7 anni | Normativa acque minerali |
| Origine tipica in Lazio e Campania | Naturale (vulcanica) | Geologia locale |
| Percepibile al gusto | No | — |
| Esposizione rilevante | Prolungata nel tempo | — |
I fluoruri in piccole quantità sono comuni e da tempo si discute del loro ruolo nella prevenzione della carie. Il punto, però, è la dose: un eccesso prolungato non porta benefici e può interessare lo smalto dei denti, soprattutto durante la loro formazione nei bambini.
Per questo, in aree dove i fluoruri naturali possono essere più alti, conoscere il valore dell'acqua usata abitualmente per bere è una precauzione ragionevole, in particolare in presenza di bambini piccoli.
Non si tratta di evitare l'acqua, ma di sapere cosa si beve. Se il valore è nei limiti, non c'è nulla da fare; se è elevato, si può valutare un'acqua alternativa per i più piccoli o un trattamento. La scelta, anche qui, parte dal dato misurato in laboratorio.
Il primo segno di un eccesso è la fluorosi dentale: compare mentre i denti permanenti si mineralizzano, nella prima infanzia, con macchie biancastre o brunastre sullo smalto che nei casi gravi arrivano all'erosione. Il danno è permanente. La fluorosi scheletrica, con aumento della densità ossea, calcificazione di legamenti e dolori articolari, richiede invece esposizioni per decenni a concentrazioni molto superiori al limite ed è oggi rara in Italia.
A dosi basse il fluoruro rafforza lo smalto e protegge dalla carie, ed è per questo che alcuni Paesi lo aggiungono all'acqua potabile. In Italia la fluorazione degli acquedotti non si pratica: 1,5 mg/L è un tetto massimo tollerato, non un valore da raggiungere.
Il metodo di riferimento è la cromatografia ionica con rivelatore a conducibilità soppressa (UNI EN ISO 10304-1), che determina i fluoruri insieme agli altri anioni principali nella stessa corsa. Un'alternativa valida e diffusa è la potenziometria con elettrodo ionoselettivo, basato su una membrana di fluoruro di lantanio.
Con l'elettrodo il campione va trattato con un tampone (TISAB) che fissa il pH e libera il fluoruro eventualmente legato ad alluminio e ferro. In entrambi i casi la taratura con materiali di riferimento certificati garantisce la riferibilità del risultato.
| Metodo | Caratteristiche | Norma tecnica |
|---|---|---|
| Cromatografia ionica | Metodo di riferimento, più anioni insieme | UNI EN ISO 10304-1 |
| Elettrodo ionoselettivo | Rapido, richiede tampone TISAB | UNI EN ISO 10359-1 / APAT CNR IRSA 4060 |
| Spettrofotometria SPADNS | Metodo storico | APAT CNR IRSA 4050 |
Le tecnologie esistono e sono collaudate, ma in genere più impegnative rispetto a quelle per altri parametri. La soluzione va scelta in base al valore misurato e all'uso dell'acqua.
I fluoruri non si percepiscono al gusto né si vedono: solo un'analisi di laboratorio li misura con precisione. Una analisi completa include i fluoruri insieme agli altri parametri chimici principali, ed è il controllo più adatto in aree vulcaniche dove può convenire un quadro ampio.
Se attingi da una sorgente di montagna, è utile anche l'articolo sull'analisi dell'acqua di sorgente, perché spesso queste acque hanno profili minerali particolari.
In caso di superamento del limite esistono trattamenti dedicati alla riduzione dei fluoruri. Come sempre, l'analisi viene prima: serve a conoscere il valore reale e a dimensionare la soluzione. I profili e i prezzi sono nel catalogo delle analisi.
Chi beve acqua di acquedotto può partire dai dati di qualità che il gestore del servizio idrico pubblica periodicamente, dove compaiono anche i fluoruri. Per i pozzi privati nelle aree vulcaniche, invece, il controllo annuale dei fluoruri è la scelta più prudente.
In conclusione, in aree vulcaniche di Lazio e Campania i fluoruri sono un parametro da conoscere, non da temere. Con un'analisi si ottiene un dato chiaro: se è nei limiti, non serve fare nulla; se è elevato, si valuta con calma un'alternativa per i più piccoli o un trattamento, sempre sulla base del valore misurato.
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