Abstract
Le sostanze poli- e perfluoroalchiliche (PFAS) costituiscono una classe di oltre 14.000 molecole di sintesi caratterizzate da estrema persistenza ambientale, mobilità nella matrice idrica e crescente evidenza di effetti avversi sulla salute umana. L'Italia, e in particolare il Veneto, è uno dei contesti europei più esposti a contaminazione PFAS storica delle acque destinate al consumo umano. Il recepimento della Direttiva (UE) 2020/2184 attraverso il D.Lgs 18/2023 ha introdotto per la prima volta limiti cogenti per ΣPFAS-20 (100 ng/L) e PFAS-totali (500 ng/L) [1]. Questo white paper sintetizza lo stato delle conoscenze al 2026, mappa le aree critiche per regione, stima l'ordine di grandezza dei costi sanitari indiretti e formula raccomandazioni di policy indirizzate a regolatori, gestori SII e operatori industriali. La conclusione principale è che il rispetto formale dei limiti normativi è una soglia minima e non un obiettivo: il vero perimetro di azione si gioca nella sorveglianza sistematica, nella trasparenza dei dati e nella tutela delle popolazioni più esposte.
1. Introduzione ai PFAS
I PFAS sono composti organici sintetici introdotti su scala industriale a partire dagli anni Quaranta del Novecento. La presenza di legami carbonio-fluoro (C-F), tra i più stabili noti in chimica organica, conferisce a queste molecole caratteristiche di idro- e oleo-repellenza, resistenza termica e chimica che le hanno rese ubiquitarie in applicazioni industriali, tessili, alimentari (rivestimenti antiaderenti, carta oleorepellente), schiume antincendio, cosmetici e dispositivi medici [2]. La medesima stabilità che ne determina l'utilità le rende quasi indistruttibili in ambiente: l'espressione «forever chemicals» è ormai consolidata in letteratura [3].
La preoccupazione per la salute umana si è consolidata nei primi anni Duemila a seguito di studi epidemiologici che hanno associato l'esposizione a PFOA e PFOS a effetti su sistema immunitario, profilo lipidico, riproduzione, sviluppo fetale e ad alcuni tumori. L'EFSA nel 2020 ha fissato un'assunzione settimanale tollerabile (TWI) di 4,4 ng/kg p.c./settimana per la sommatoria PFOA + PFNA + PFHxS + PFOS, abbattendo di oltre un ordine di grandezza valori precedenti e segnalando un significativo gap tra esposizione media europea e soglia di sicurezza [4]. La IARC ha classificato il PFOA come cancerogeno per l'uomo (Gruppo 1) e il PFOS come probabile cancerogeno (Gruppo 2B) nella monografia 135 del 2024 [5].
2. Contesto storico: il caso Veneto
Il caso italiano più documentato è quello dell'area di contaminazione delle province di Vicenza, Verona e Padova, dove un singolo stabilimento industriale ha rilasciato per decenni quantità ingenti di PFAS in falda, esponendo oltre 350.000 persone attraverso l'acqua di rete e i pozzi privati [6]. ARPAV ha avviato dal 2013 il monitoraggio sistematico, e nel 2017 la Regione Veneto ha definito un'area rossa e una popolazione di sorveglianza sanitaria attiva, attualmente gestita dalla Regione e dall'Istituto Superiore di Sanità[7]. Lo studio epidemiologico ENVIRO-PFAS ha misurato concentrazioni ematiche significativamente elevate nelle coorti esposte e ha confermato associazioni con indicatori di danno renale e cardiovascolare [8].
Il caso Veneto ha costituito il banco di prova di metodologie analitiche, di sorveglianza sanitaria e di gestione della comunicazione del rischio in Italia, generando un patrimonio di dati pubblici e protocolli oggi replicabili in altri contesti [9].
3. Quadro normativo: D.Lgs 18/2023 e contesto UE
Il D.Lgs 23 febbraio 2023 n. 18, di recepimento della Direttiva (UE) 2020/2184, introduce per la prima volta nel quadro nazionale due valori parametrici cogenti per le acque destinate al consumo umano [1]:
- ΣPFAS = 0,10 µg/L (100 ng/L) sulla somma di 20 sostanze indicate;
- PFAS-totali = 0,50 µg/L (500 ng/L) sulla totalità dei PFAS rilevabili.
La data di applicazione del parametro ΣPFAS è il 12 gennaio 2026. A livello UE, la Commissione ha avviato nel 2023 il processo di restrizione universale REACH sui PFAS proposto da Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svezia, oggi in valutazione tecnica presso ECHA [10]. Negli Stati Uniti, US EPA ha promulgato nel 2024 i National Primary Drinking Water Regulation Standards per 6 PFAS, con limiti tra i più rigorosi al mondo (4 ng/L per PFOA e PFOS singoli)[11].
4. Metodi analitici: LC-MS/MS e prospettive
Il metodo di riferimento per la determinazione dei PFAS in acqua è la cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa a triplo quadrupolo (LC-MS/MS), in modalità Multiple Reaction Monitoring (MRM). Il metodo ISO 21675:2019 e il metodo US EPA 537.1/533 sono oggi gli standard condivisi [12,13]. Limiti di quantificazione tipici: 1 ng/L per singolo composto.
Tra le prospettive di interesse per il prossimo quinquennio:
- estensione progressiva dello screening a centinaia di PFAS «non target» via high-resolution mass spectrometry (HRMS-Orbitrap, Q-TOF) [14];
- metodi TOP assay (Total Oxidisable Precursors) per la stima della frazione precursoria non risolvibile in target analysis [15];
- sviluppo di metodi rapidi on-site (sensori elettrochimici, biosensori) per applicazioni di sorveglianza territoriale [16].
5. Aree critiche per regione
Sulla base dei dati pubblici di ARPA regionali, ISS e dei sistemi informativi del SINTAI, è possibile identificare al 2026 le seguenti macro-aree di attenzione[17]:
- Veneto: area storica documentata, popolazione di sorveglianza attiva, trend in lenta riduzione dopo interventi di bonifica e barriera idraulica;
- Piemonte e Lombardia: contaminazione locale nel bacino del Bormida e in alcuni punti di falda dell'hinterland milanese, principalmente da scarichi industriali storici [18];
- Toscana: segnalazioni puntuali nell'area pratese in relazione al distretto tessile;
- Emilia-Romagna: mappatura in corso, prevalenza di concentrazioni sotto i parametri normativi ma con eterogeneità territoriale;
- Lazio e Campania: dati frammentari, necessità di un piano di monitoraggio rafforzato secondo le indicazioni ISS;
- Aree militari/aeroportuali: criticità documentate da uso storico di schiume antincendio (AFFF) [19].
6. Costi sanitari stimati
Una stima conservativa dei costi sanitari indiretti dell'esposizione PFAS in Italia, basata su modelli pubblicati per la popolazione UE [20] e calibrata sulla popolazione esposta italiana, indica un ordine di grandezza compreso tra 1,2 e 2,8 miliardi di euro/anno in termini di spese sanitarie aggiuntive (controlli, malattie cardiovascolari, danno renale, patologie tiroidee, esiti riproduttivi). Il dato è da intendersi come bound inferiore: non include i costi indiretti di perdita di produttività né i costi di bonifica ambientale [21].
7. Sfide aperte
Le principali sfide ancora aperte sono:
- copertura analitica disomogenea nel Sud Italia e nelle aree rurali;
- gestione dei pozzi privati (oltre 1 milione in Italia), oggi non sottoposti a sorveglianza obbligatoria;
- gestione PFAS nelle filiere alimentari (latte, uova, pesce, cereali) [22];
- tecnologie di trattamento: limiti del GAC sulle catene corte e maturazione di tecnologie alternative (resine a scambio ionico selettivo, distruzione SCWO, elettrochimica) [23,24];
- comunicazione del rischio: bilanciare allarme legittimo e rischio di de-responsabilizzazione individuale [25].
8. Raccomandazioni di policy
- Mappatura nazionale obbligatoria con un round di screening omogeneo su tutti gli ATO entro 24 mesi, dati pubblici in formato aperto.
- Sorveglianza dei pozzi privati nelle aree con prevalenza di PFAS storici documentati, con prelievi ASL gratuiti su richiesta dei cittadini.
- Allineamento progressivo dei limiti italiani sui valori più cautelativi (US EPA 4 ng/L) per PFOA e PFOS, con tempi di adeguamento ragionevoli per i gestori SII.
- Investimenti pubblici in tecnologie di rimozione e in ricerca su distruzione PFAS, con bando dedicato del PNC o successivi strumenti.
- Sostegno alla restrizione universale REACH in sede europea, come unica leva sistemica per ridurre il flusso primario di nuove emissioni.
- Trasparenza obbligatoria per l'industria alimentare nei limiti delle proprie acque di processo.
Suggested citation
@techreport{123Acqua2026PFAS,
title = {Stato dell'arte PFAS in Italia 2026: dati, normativa, prospettive},
author = {Donati, Elisa V. and Marchetti, Giorgio R.},
institution = {123Acqua},
year = {2026},
type = {White Paper},
url = {https://123acqua.com/white-paper/stato-arte-pfas-italia-2026}
}Riferimenti
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