Il contesto
Il cliente è un'azienda agricola a conduzione familiare situata nella provincia di Vicenza, in una delle aree storicamente interessate dalla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) emersa pubblicamente a partire dal 2013. L'attività principale è l'allevamento bovino da latte (circa 90 capi) con annessa produzione foraggera su circa 35 ettari. L'approvvigionamento idrico per abbeveraggio, pulizia stalle e usi domestici proviene da un pozzo privato profondo circa 80 metri.
Il problema
A seguito di una nuova comunicazione regionale sulla riperimetrazione delle aree a rischio PFAS, e di alcune segnalazioni informali da parte di colleghi della zona, i titolari hanno deciso di verificare in modo indipendente la qualità dell'acqua del pozzo. La preoccupazione era duplice: tutela della salute dei familiari residenti in azienda e potenziale impatto sulla filiera latte, oggetto di crescente attenzione da parte dei caseifici clienti.
L'analisi
Abbiamo pianificato un campionamento su tre punti: testa pozzo, rubinetto cucina abitazione, abbeveratoio principale stalla. I campioni sono stati prelevati da nostro tecnico abilitato in contenitori HDPE pre-decontaminati, refrigerati e processati entro 24 ore presso il nostro laboratorio accreditato ISO 17025.
La determinazione è stata effettuata mediante cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), secondo metodo interno validato basato su EPA 537.1 e UNI EN ISO 21675:2020, con limite di quantificazione (LOQ) pari a 0,002 µg/L per i singoli composti. Sono stati misurati 20 composti PFAS individuali, comprendenti PFOA, PFOS, PFHxS, PFNA, PFBA, PFBS, GenX e i nuovi sostituiti ciclici. Tempo di consegna referti: 7 giorni lavorativi.
I risultati
- PFOA: 0,18 µg/L (limite parametrico D.Lgs 18/2023: 0,10 µg/L) — non conforme
- PFOS: 0,032 µg/L (limite singolo composto cumulativo) — sotto soglia ma rilevante
- PFHxS: 0,021 µg/L
- Somma PFAS (20 composti): 0,29 µg/L (limite somma 20 PFAS: 0,10 µg/L) — non conforme
I tre punti di prelievo hanno mostrato valori sostanzialmente coerenti, escludendo contaminazioni puntuali interne all'impianto e indicando origine acquifera.
Le azioni
Insieme al cliente abbiamo definito un piano in tre fasi:
- Soluzione provvisoria: sospensione immediata uso potabile dell'acqua di pozzo per gli umani, switch a acqua di acquedotto/imbottigliata. Mantenimento dell'uso zootecnico in attesa di valutazione veterinaria (concentrazioni sotto soglie di azione per bovini da latte).
- Soluzione definitiva: dimensionamento e installazione di un impianto di filtrazione a carbone attivo granulare (GAC) a doppio stadio, con portata di esercizio 2,5 m³/h, dotato di doppia colonna in serie e monitoraggio differenziale di pressione.
- Validazione: campionamento a valle del filtro a 7, 30 e 90 giorni dall'avvio per confermare l'efficacia di abbattimento.
Il follow-up
A 7 giorni dall'installazione del GAC, la somma dei 20 PFAS a valle del filtro risultava < 0,02 µg/L (oltre il 93% di abbattimento). A 6 mesi, con sostituzione programmata della prima colonna, i valori si mantenevano stabilmente al di sotto del LOQ per PFOA e PFOS. L'ASL territoriale, informata dall'azienda in trasparenza, ha confermato la conformità del piano e non ha adottato provvedimenti restrittivi sulla filiera.
Cosa imparare da questo caso
- In aree storicamente impattate, l'assenza di comunicazioni recenti dell'ASL non equivale a sicurezza: solo un'analisi specifica fornisce certezze.
- I PFAS richiedono strumentazione LC-MS/MS (sub-appalto a laboratorio terzo accreditato ISO/IEC 17025, RG-09 — non in scope per Labservice 0646 L): i kit fai-da-te o gli stick reattivi non sono in grado di rilevarli a livelli normativi.
- Il GAC è la tecnologia più matura ed economicamente sostenibile per portate domestiche/agricole, ma richiede dimensionamento corretto e follow-upprogrammato.
- Anche quando il limite cumulativo è superato, conoscere il profilo dei singoli composti orienta la scelta del filtro (i PFAS a catena corta sono più difficili da rimuovere).