PFAS in Veneto: zona rossa Vicenza-Verona-Padova
CAS: vari composti — PFOA 335-67-1 · PFOS 1763-23-1 · PFHxS 355-46-4 · GenX (HFPO-DA) 13252-13-6 · PFBA 375-22-4 · PFBS 375-73-5
La zona rossa PFAS del Veneto è la più estesa contaminazione documentata da composti perfluoroalchilici in Europa. Coinvolge circa 350.000 residenti in 30 Comuni tra le province di Vicenza, Verona e Padova, in conseguenza degli scarichi dell'impianto Miteni di Trissino operativi dal 1968 al 2013. Dal 12 gennaio 2026 si applica integralmente il D.Lgs. 18/2023, con limiti vincolanti di 100 ng/L per la somma dei 20 PFAS prioritari e 500 ng/L per i PFAS totali nelle acque destinate al consumo umano. I privati con pozzo residenti nei territori della zona rossa, o nelle aree contigue di plume in espansione, dovrebbero verificare il proprio approvvigionamento con analisi LC-MS/MS accreditata.
Limite di legge in Italia
0,1 µg/L
Fonte: D.Lgs. 18/2023, allegato I parte B — somma dei 20 PFAS individuati (PFOA, PFOS, PFHxA, PFHxS, PFNA, PFBA, PFBS, PFPeA, PFHpA, PFHpS, PFDA, PFDS, PFUnDA, PFDoDA, PFTrDA, PFTeDA, PFPeS, PFNS, PFOSA, PFDoS)
Limite alternativo: 0,5 µg/L (500 ng/L) per PFAS totali. Entrata in vigore piena: 12 gennaio 2026. La Regione Veneto applica inoltre — su atto di indirizzo del Tavolo regionale PFAS — performance level più stringenti (somma PFOS+PFOA+PFHxA+PFBA ≤ 90 ng/L) sugli acquedotti dell'area rossa, recepiti negli accordi gestori-Regione.
Riferimento WHO: 0,1 µg/L — WHO Guidelines for Drinking-water Quality — valori guida provvisori 2022 per PFOS e PFOA singoli
L'origine: l'impianto Miteni di Trissino (1968-2013)
La storia della contaminazione PFAS del Veneto inizia nel 1968, quando l'impianto chimico di Trissino (Vicenza) — passato negli anni dalle proprietà RIMAR, Miteni, Mitsubishi, Erre Emme — avvia la produzione di acidi perfluoroalchilici, intermedi fluorurati e sali per applicazioni industriali quali tessili tecnici, schiume antincendio AFFF, rivestimenti per carta e formulazioni per il settore galvanico.
Per oltre quarant'anni gli scarichi di processo, depurati con tecnologie inadeguate ai composti perfluorurati, immettono PFOA, PFOS, PFHxA, PFBA e numerosi precursori nel torrente Poscola e nei sottosuoli del comprensorio di Trissino. La permeabilità delle alluvioni vicentine e il regime idrogeologico della falda dei Berici-Lessini favoriscono una migrazione molto rapida verso sud-est, in direzione delle aree di approvvigionamento idropotabile della media e bassa pianura veneta.
La rivelazione pubblica della contaminazione avviene nel 2013, quando uno studio del CNR-IRSA (Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche), commissionato dal Ministero dell'Ambiente nell'ambito del progetto di ricerca sui contaminanti emergenti nei bacini italiani, rileva livelli di PFOA fino a oltre 1.000 ng/L nelle acque distribuite agli acquedotti di Vicenza, Verona e Padova. La Regione Veneto e il Ministero della Salute attivano subito misure di emergenza; nel 2018 l'impianto Miteni viene definitivamente chiuso e la procedura fallimentare apre la stagione del contenzioso ambientale ancora in corso presso il Tribunale di Vicenza.
Estensione: 30 Comuni e 350.000 residenti nella zona rossa
Sulla base dei monitoraggi ARPAV e dei piani di sorveglianza sanitaria della Regione Veneto, viene delimitata una cosiddetta zona rossa — l'area di massima esposizione storica — che comprende circa 30 Comuni e una popolazione esposta stimata in 350.000 residenti. L'area si estende dalle pendici dei Lessini (Trissino, Cornedo Vicentino, Brendola, Montecchio Maggiore, Sarego, Sovizzo, Altavilla Vicentina) fino al Veronese orientale (Lonigo, Cologna Veneta, Pressana, Roveredo di Guà, Albaredo d'Adige, Veronella) e al Padovano occidentale (Megliadino San Vitale, Megliadino San Fidenzio, Saletto, Sant'Urbano, Santa Margherita d'Adige, Vighizzolo d'Este).
Attorno alla zona rossa la classificazione regionale individua una zona arancione (esposizione intermedia) e una zona gialla (esposizione marginale ma documentata), per un totale complessivo di residenti potenzialmente esposti superiore a 400.000 unità. Le aree di plume in lenta espansione verso la bassa pianura — basso Vicentino, Polesine settentrionale, alcuni Comuni del Rodigino — sono oggetto di monitoraggio continuativo da parte di ARPAV per intercettarne tempestivamente l'arrivo nelle falde di alimentazione degli acquedotti.
| Provincia | Comuni in zona rossa (esempi) | Residenti esposti (ordine di grandezza) |
|---|---|---|
| Vicenza | Trissino, Cornedo, Montecchio Maggiore, Brendola, Sovizzo, Sarego, Lonigo | ~140.000 |
| Verona | Cologna Veneta, Pressana, Albaredo d'Adige, Roveredo di Guà, Veronella, Zimella | ~110.000 |
| Padova | Megliadino, Saletto, Vighizzolo d'Este, Sant'Urbano, Santa Margherita d'Adige | ~100.000 |
Lo studio epidemiologico ISS-Regione Veneto (2017 e seguito)
Tra il 2017 e il 2018 l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con la Direzione Prevenzione della Regione Veneto e con l'Agenzia Zero, conduce il piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta. Il programma — tuttora attivo come sorveglianza biennale — prevede dosaggio sierico dei principali PFAS (PFOA, PFOS, PFHxS, PFNA) e raccolta di dati clinici, anamnestici e di laboratorio sulla coorte degli esposti residenti in zona rossa.
I risultati confermano differenze statisticamente significative tra esposti e popolazione di riferimento non esposta. Le concentrazioni sieriche medie di PFOA nella coorte rossa superano i 60-80 ng/mL nelle classi anagrafiche più rappresentate, con valori massimi individuali oltre 200 ng/mL, contro mediane inferiori a 2 ng/mL nella popolazione italiana di confronto.
Le associazioni epidemiologiche documentate dal piano di sorveglianza veneto e da successive pubblicazioni indipendenti (riviste Environmental Health Perspectives, Environment International, Science of the Total Environment) includono dislipidemia (aumento di colesterolo totale e LDL), ipertensione in gravidanza e pre-eclampsia, riduzione della fertilità maschile (alterazioni del quadro spermatico e dell'asse ipotalamo-ipofisi-gonadi), disfunzioni tiroidee (ipotiroidismo subclinico e alterazioni di TSH e FT4), riduzione della risposta anticorpale ai vaccini pediatrici. Tali evidenze sono in linea con la classificazione IARC 2023 del PFOA come cancerogeno per l'uomo (Gruppo 1) e con la rivalutazione EFSA 2020 della dose tollerabile settimanale a 4,4 ng/kg per la somma PFOS+PFOA+PFNA+PFHxS.
Il quadro normativo: D.Lgs. 18/2023 e applicazione dal 12 gennaio 2026
Il D.Lgs. 18/2023, di recepimento della Direttiva UE 2020/2184, riscrive integralmente la disciplina delle acque destinate al consumo umano in Italia. L'articolo 6 e l'allegato I introducono, per la prima volta con valore vincolante, due parametri PFAS: la somma di 20 composti perfluoroalchilici prioritari (limite 0,1 µg/L = 100 ng/L) e i PFAS totali misurati come somma di tutte le sostanze perfluoroalchiliche (limite 0,5 µg/L = 500 ng/L).
Il decreto prevede un periodo transitorio fino al 12 gennaio 2026, oltre il quale il rispetto del parametro PFAS Σ20 diventa obbligo pieno per tutti i gestori del servizio idrico integrato. Gli acquedotti veneti operanti in zona rossa, in forza degli accordi sottoscritti con la Regione e con il supporto tecnico di ARPAV, applicano già da anni livelli di performance interna più stringenti del minimo di legge, allineati al principio di precauzione e alle evidenze epidemiologiche locali.
La Decisione UE 2010/335 (relativa alle deroghe sulle acque destinate al consumo umano) non si applica al parametro PFAS: non è ammessa deroga ai limiti dell'allegato I parte B, e l'eventuale non conformità impone misure immediate di gestione del rischio (sostituzione fonte, blending, trattamenti dedicati) sotto la responsabilità del gestore e con il controllo dell'autorità sanitaria locale. La Direttiva 2020/2184 introduce inoltre l'obbligo di approccio risk-based dalla captazione al rubinetto (water safety plan) che impone — in zone vulnerabili come l'area rossa veneta — sorveglianza continuativa e tracciabilità documentale dell'intera catena di fornitura.
I gestori veneti e gli impianti di rimozione GAC
Per restare entro i limiti di performance regionali e prepararsi all'applicazione piena del D.Lgs. 18/2023, i principali gestori del servizio idrico integrato della zona rossa hanno installato — a partire dal 2017 — colonne di carbone attivo granulare (GAC) sui propri pozzi-sorgente e sugli impianti di potabilizzazione di valle. Il GAC è oggi la tecnologia di riferimento per gli acquedotti veneti coinvolti, grazie al rapporto costo-efficacia favorevole sulle catene lunghe e alla scalabilità su portate idropotabili.
I principali gestori che hanno completato o esteso installazioni GAC dedicate ai PFAS in area rossa includono Acque del Chiampo S.p.A. (Vicenza), AGNO Chiampo Acque (Vicenza-Verona), ETRA S.p.A. (Padova e basso Vicentino), Viacqua S.p.A. (Vicenza), Acquevenete S.p.A. (basso Padovano-Polesine). Ciascun gestore pubblica gli esiti dei monitoraggi sui propri portali di trasparenza, con report periodici sui pozzi e sui punti rete e indicazione delle concentrazioni residue di PFAS in uscita dagli impianti.
Va tenuto presente un limite intrinseco del GAC: le catene corte (PFBA, PFBS, PFPeA) hanno isoterma di adsorbimento meno favorevole rispetto alle catene lunghe (PFOA, PFOS) e tendono a saturare più rapidamente il letto, richiedendo cicli di rigenerazione o sostituzione carbone più frequenti. Per questo motivo alcuni gestori stanno valutando sistemi ibridi GAC + resine a scambio anionico selettive, o l'integrazione di nanofiltrazione, in particolare sulle linee di produzione idropotabile destinate alle aree di consumo a maggior densità abitativa.
Privati con pozzo in zona rossa: cosa fare
Il D.Lgs. 18/2023 disciplina le acque destinate al consumo umano fornite da acquedotti pubblici e da approvvigionamenti privati che servono più di 50 persone o un'attività commerciale. Per i pozzi domestici a uso individuale — molto diffusi nella pianura vicentina, veronese e padovana — non vige un obbligo formale di analisi periodica PFAS, ma il principio di tutela della salute e la situazione documentata di esposizione di area rendono fortemente raccomandato il controllo analitico iniziale e periodico.
Il primo passo consiste nel verificare l'inquadramento territoriale: se la propria abitazione, attività agricola, agriturismo, B&B, ristorante o struttura ricettiva si trova in uno dei Comuni classificati come zona rossa, arancione o gialla, l'analisi PFAS è la priorità tra i controlli sull'acqua di pozzo. Se l'inquadramento non è chiaro o si trova in aree contigue con plume in espansione, la stessa raccomandazione si applica in via prudenziale.
L'analisi va eseguita presso un laboratorio accreditato ISO/IEC 17025 con metodo LC-MS/MS (cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa tandem) conforme a EPA 533, EPA 537.1 o ISO 21675:2019, con limite di quantificazione (LOQ) di 2 ng/L per singolo composto e copertura analitica dell'intera lista dei 20 PFAS di allegato I parte B del D.Lgs. 18/2023. I kit colorimetrici domestici e gli analizzatori da banco non sono in grado di rilevare i PFAS ai livelli normativamente rilevanti (l'ordine di grandezza è il nanogrammo per litro).
- Verificare l'inquadramento del proprio Comune nella mappa regionale ARPAV (zona rossa, arancione, gialla, esterna).
- Programmare un primo prelievo PFAS in laboratorio accreditato ISO/IEC 17025 con metodo LC-MS/MS validato.
- In attesa del referto, considerare temporaneamente acqua di rete dell'acquedotto comunale (sottoposta a sorveglianza continua) o acqua confezionata con certificato analitico PFAS, in particolare per donne in gravidanza, lattanti, bambini e per la preparazione di alimenti per la prima infanzia.
- Se il referto evidenzia presenza di PFAS, valutare la sostituzione della fonte (allaccio acquedotto se disponibile) come prima opzione, con installazione di trattamento dedicato come alternativa.
- Pianificare un controllo di follow-up annuale, in particolare in fase di evoluzione del plume e di nuove evidenze del piano di sorveglianza regionale.
Trattamenti domestici: GAC dedicato PFAS, attenzione ai filtri generici
Sul piano del trattamento domestico, va sottolineato un punto centrale: non tutti i filtri al carbone attivo abbattono i PFAS. Esiste una differenza tecnica e di certificazione rilevante tra dispositivi NSF/ANSI 42 (riduzione di cloro, odori e sapore) e dispositivi NSF/ANSI 53 (riduzione di contaminanti a effetto sanitario, tra cui — quando esplicitamente indicato — i PFAS). I filtri NSF/ANSI 42 generici, compresi i caraffe filtranti di larga distribuzione, non sono progettati né testati per la riduzione dei PFAS e nella grande maggioranza dei casi non producono alcun abbattimento significativo.
Per la rimozione domestica dei PFAS è quindi necessario orientarsi su sistemi che riportano in scheda tecnica una certificazione NSF/ANSI 53 specifica per PFOA e PFOS (oggi viene richiesta anche estensione a PFHxS, PFNA, PFBS, GenX), o equivalente schema di test riconosciuto. In alternativa, sistemi a osmosi inversa (NSF/ANSI 58) o a nanofiltrazione domestica raggiungono abbattimenti >95% sull'intero panel PFAS, comprese le catene corte più ostiche per il solo GAC.
Va anche considerato il dimensionamento e la manutenzione: una cartuccia GAC esaurita non solo cessa di rimuovere PFAS ma può rilasciare in uscita gli analiti precedentemente adsorbiti. La rigorosa applicazione dei tempi di sostituzione indicati dal produttore — e, idealmente, una verifica analitica periodica sul punto di uscita del trattamento — sono parte integrante della corretta gestione del sistema. In contesto di zona rossa, il trattamento domestico va inteso come misura aggiuntiva e mai sostitutiva della scelta di una fonte di approvvigionamento conforme.
Metodo analitico: LC-MS/MS e la lista dei 20 PFAS
La determinazione dei PFAS nelle acque destinate al consumo umano si esegue con cromatografia liquida ad alta pressione accoppiata a spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS) con sorgente di ionizzazione elettrospray (ESI) in modalità negativa e analisi in Multiple Reaction Monitoring (MRM). Il metodo è applicabile dopo preparazione del campione per estrazione in fase solida (SPE) su cartucce a scambio anionico debole (WAX), con arricchimento tipico 100-500 volte rispetto al volume iniziale.
I metodi di riferimento sono EPA 533 (focalizzato sulle catene corte e medie), EPA 537.1 (catene lunghe storicamente più studiate) e ISO 21675:2019 (metodo europeo standardizzato esteso al panel D.Lgs. 18/2023). Il LOQ raggiungibile per singolo composto in matrice acqua potabile è 2 ng/L (in alcuni casi fino a 1 ng/L), valore ampiamente sub-normativo che consente di apprezzare anche tracce a livello sub-limite, utili per la valutazione del trend e per l'individuazione precoce di plume in espansione.
Il panel analitico per la conformità al D.Lgs. 18/2023 include la lista completa dei 20 PFAS dell'allegato I parte B: PFOA, PFOS, PFHxA, PFHxS, PFNA, PFBA, PFBS, PFPeA, PFHpA, PFHpS, PFDA, PFDS, PFUnDA, PFDoDA, PFTrDA, PFTeDA, PFPeS, PFNS, PFOSA, PFDoS. Il referto riporta la concentrazione individuale di ciascun composto, la somma dei 20 e — su richiesta — la somma estesa ai precursori per la stima dei PFAS totali (parametro alternativo a 500 ng/L).
Fonti istituzionali e di approfondimento
Per chi vuole approfondire il caso della zona rossa veneta, le fonti istituzionali pubbliche sono numerose e affidabili. ARPAV (Agenzia Regionale Prevenzione Ambiente Veneto) pubblica i dati di monitoraggio aggiornati delle acque sotterranee e di rete, le mappe di contaminazione e i report tecnici annuali. La Regione Veneto, Direzione Prevenzione, mantiene un portale dedicato al piano di sorveglianza sanitaria, con esiti del biomonitoraggio sierico e indicazioni operative per residenti e medici di medicina generale.
L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) pubblica i rapporti del progetto di sorveglianza ISS-Regione Veneto e le linee guida per il trattamento delle acque potabili in presenza di PFAS (Rapporti ISTISAN). L'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) inserisce nei propri Quaderni e Annuari sezioni dedicate alla contaminazione da contaminanti organici emergenti, con focus periodici sul caso veneto. L'Ente Zona Industriale Trissino e i Comuni interessati pubblicano i piani di caratterizzazione e bonifica del sito di interesse nazionale (SIN), aggiornati con cadenza annuale.
Per dimensioni e durata della contaminazione, il caso veneto è oggi uno dei capitoli di riferimento internazionale nella letteratura scientifica sui PFAS in matrici idriche, citato in studi comparativi con i casi storici di Decatur (Alabama), Hoosick Falls (New York), Parkersburg (West Virginia), Dordrecht (Paesi Bassi) e con il sito Solvay di Spinetta Marengo, in Piemonte, che presenta caratteristiche simili anche se di estensione territoriale inferiore.
Quando contattare il laboratorio 123Acqua
Il pacchetto PFAS di 123Acqua è pensato per privati, attività ricettive, ristorazione, aziende agricole, agriturismi e B&B con approvvigionamento da pozzo o da fonte privata in aree di esposizione documentata. L'analisi è eseguita in laboratorio accreditato ISO/IEC 17025 con metodo LC-MS/MS validato sul panel completo dei 20 PFAS del D.Lgs. 18/2023, LOQ 2 ng/L per singolo composto, referto entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione del campione, con valutazione di conformità e indicazioni operative in caso di superamento dei limiti.
È disponibile anche un pacchetto combinato con i parametri base obbligatori per le acque di pozzo (microbiologici, nitrati, durezza, conducibilità, metalli pesanti) per chi affronta il primo controllo o necessita di un quadro completo per la propria abitazione o struttura ricettiva. Per condomini, attività ricettive di medie dimensioni e aziende con consumi rilevanti è disponibile un servizio dedicato di piano di monitoraggio pluriennale con prelievi a cadenza concordata.
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Scheda aggiornata al 2026-05-22. Redazione tecnica laboratorio accreditato ISO/IEC 17025.