Residui farmaceutici
CAS: 15687-27-1 (ibuprofene) · 50-78-2 (ASA) · 57-63-6 (etinilestradiolo) · 298-46-4 (carbamazepina) · 93413-69-5 (venlafaxina) · 93413-62-8 (O-desmetilvenlafaxina) · 114-07-8 (eritromicina) · 81103-11-9 (claritromicina) · 83905-01-5 (azitromicina)
I residui di farmaci umani e veterinari (antibiotici, antinfiammatori, antiepilettici, ormoni) sono ormai ubiquitari nelle acque superficiali italiane. Non esistono limiti vincolanti, ma diciotto principi attivi sono nella Watch list UE per acque superficiali e tre nella Watch list per acque potabili.
Limite di legge in Italia
Non regolamentato vincolante in Italia. Diversi principi attivi sono nella Watch list UE (Direttiva 2013/39/UE – acque superficiali) e i farmaci sono in valutazione per la Watch list acque potabili 2026.
Cos'è e origine
I residui farmaceutici comprendono molecole come diclofenac, ibuprofene, paracetamolo, naprossene, sulfametossazolo, ciprofloxacina, claritromicina, carbamazepina, metoprololo, atenololo, 17-α-etinilestradiolo, gemfibrozil e i loro metaboliti.
Vengono assunti dall’uomo o somministrati ad animali da allevamento, escreti nelle urine e feci, e raggiungono la rete fognaria. Gli impianti di depurazione convenzionali rimuovono solo parzialmente queste molecole (efficienza tipica 20–80% a seconda del composto), che vengono poi scaricate nei corpi idrici recettori.
Come arriva nell'acqua
Le tre sorgenti principali sono: scarichi di depuratori urbani, dilavamento da campi trattati con biosolidi e reflui zootecnici, smaltimento inappropriato di farmaci scaduti.
Le acque superficiali italiane mostrano concentrazioni tipiche tra 1 e 1.000 ng/L per i principi attivi più comuni. Nelle acque sotterranee i livelli sono inferiori (10–100 ng/L), ma in continua crescita.
Effetti sulla salute (evidenza scientifica)
Per l'esposizione umana attraverso acqua potabile, l'OMS (2012) e l'EFSA hanno concluso che le concentrazioni rilevate sono di diversi ordini di grandezza inferiori alle dosi terapeutiche e non rappresentano un rischio acuto significativo.
La preoccupazione è invece sui mix di sostanze (effetto cocktail), sull’esposizione cronica in popolazioni sensibili (donne in gravidanza, bambini), e sull’antibiotico-resistenza ambientale generata dai residui di antibiotici nelle acque.
Limite normativo (Italia, UE, WHO)
Va detto chiaramente: non esiste alcun limite vincolante per residui farmaceutici nelle acque potabili italiane o europee. La Direttiva 2013/39/UE ha introdotto una Watch list per acque superficiali che include diclofenac, 17-α-etinilestradiolo, 17-β-estradiolo, azitromicina, claritromicina, eritromicina, ciprofloxacina, sulfametossazolo, trimetoprim, venlafaxina, e altri.
La Direttiva UE 2020/2184 art. 13 prevede una specifica Watch list per acque potabili: estradiolo e nonilfenolo sono già inclusi (Decisione UE 2022/679).
La Watch list è uno strumento temporaneo di sorveglianza: le sostanze vi restano per un periodo limitato, il tempo necessario a raccogliere dati di monitoraggio comparabili in tutti gli Stati membri e a decidere se servano standard di qualità vincolanti. Due casi emblematici sono illustrati nelle sezioni seguenti.
Venlafaxina e O-desmetilvenlafaxina
La venlafaxina è un antidepressivo della classe SNRI (inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina), tra i più prescritti in Europa per depressione e disturbi d'ansia. Nel fegato viene trasformata, tramite l'enzima CYP2D6, in O-desmetilvenlafaxina (ODV, nota anche come desvenlafaxina), un metabolita farmacologicamente attivo quanto il composto di partenza e a sua volta commercializzato come farmaco.
Le due molecole arrivano nelle acque quasi esclusivamente attraverso la fognatura urbana: un paziente in terapia elimina con le urine una piccola quota della dose come venlafaxina immodificata e una quota molto maggiore come ODV. I depuratori a fanghi attivi le rimuovono solo in parte, l'ODV ancora meno del composto madre, per cui negli effluenti e nei fiumi a valle l'ODV si trova spesso a concentrazioni superiori alla venlafaxina. Sono tra i farmaci rilevati con maggiore frequenza nelle acque superficiali europee, di norma nell'ordine delle decine o centinaia di ng/L; nelle falde e nell'acqua potabile trattata i livelli sono più bassi.
Per la salute umana il margine è molto ampio: bevendo 2 litri al giorno di un'acqua con 100 ng/L si assumerebbero 0,2 µg, una quantità centinaia di migliaia di volte inferiore alla dose terapeutica minima. La preoccupazione è soprattutto ecologica: in esperimenti di laboratorio concentrazioni ambientali di poche centinaia di ng/L hanno alterato nei pesci il comportamento predatorio, la risposta di fuga e le interazioni sociali e riproduttive.
Per queste ragioni venlafaxina e ODV sono state inserite nella Watch list per le acque superficiali con la Decisione di esecuzione (UE) 2020/1161 e confermate con la Decisione (UE) 2022/1307. La venlafaxina figura inoltre tra le sostanze indicatrici con cui la nuova Direttiva sulle acque reflue urbane (UE 2024/3019) misura l'efficacia del trattamento quaternario dei depuratori.
- Analisi: LC-MS/MS con ionizzazione electrospray in modalità positiva, dopo estrazione in fase solida o iniezione diretta; gli standard interni marcati isotopicamente rendono la quantificazione robusta, con LOQ di pochi ng/L. Spesso le due molecole sono incluse in pannelli multiresiduo di psicofarmaci insieme a carbamazepina, citalopram e sertralina.
- Trattamenti efficaci: ozonizzazione, carbone attivo granulare (resa legata al tempo di contatto e allo stato di saturazione), nanofiltrazione e osmosi inversa. Coagulazione, filtrazione su sabbia e clorazione sono sostanzialmente inefficaci.
- In casa: l'osmosi inversa è la soluzione più efficace; le caraffe a carbone hanno resa variabile e di breve durata, mentre filtri meccanici e addolcitori non rimuovono questi farmaci.
- Chi è in terapia non deve modificarla per timore dell'esposizione idrica: il gesto utile è conferire i farmaci scaduti negli appositi contenitori in farmacia, mai nello scarico.
Antibiotici macrolidi: eritromicina, claritromicina, azitromicina
I macrolidi sono antibiotici con un grande anello lattonico (a 14, 15 o 16 atomi) che bloccano la sintesi proteica dei batteri legandosi alla subunità ribosomiale 50S. Il capostipite è l'eritromicina, di origine naturale; claritromicina e azitromicina sono derivati semisintetici. In Italia sono tra gli antibiotici più prescritti, soprattutto per le infezioni respiratorie e in pediatria; in zootecnia si usano macrolidi veterinari come tilosina e tilmicosina.
Raggiungono le acque con le escrezioni dei pazienti, che eliminano una parte rilevante del principio attivo immodificata, con gli scarichi di ospedali e strutture sanitarie, che hanno carichi specifici elevati, e con i reflui degli allevamenti. Nei depuratori la rimozione è parziale e variabile da molecola a molecola; alcuni metaboliti possono inoltre riconvertirsi nella forma attiva durante il trattamento.
Il problema principale non è la tossicità diretta, dato che le concentrazioni ambientali sono di gran lunga inferiori alle dosi terapeutiche, ma la pressione selettiva sui batteri ambientali, che favorisce lo sviluppo e la diffusione di antibiotico-resistenze. Geni di resistenza ai macrolidi (famiglie erm, mef e msr) sono stati rilevati in acque superficiali e fanghi di depurazione, in particolare a valle di scarichi ospedalieri e zootecnici. Per l'uomo l'esposizione cronica tramite acqua potabile non ha effetti farmacologici diretti, ma potrebbe contribuire alla selezione di resistenze nella flora intestinale.
I tre macrolidi facevano parte della prima Watch list per le acque superficiali, istituita con la Decisione di esecuzione (UE) 2015/495 in attuazione della Direttiva 2013/39/UE, e sono stati mantenuti nell'aggiornamento della Decisione (UE) 2018/840. Non sono previsti limiti cogenti per l'acqua potabile.
- Analisi: LC-MS/MS con ionizzazione electrospray positiva dopo estrazione in fase solida su cartucce HLB; i metodi multiresiduo determinano nella stessa corsa macrolidi, fluorochinoloni, sulfonamidi e tetracicline.
- Trattamenti efficaci: ozonizzazione, carbone attivo granulare, nanofiltrazione e osmosi inversa.
- Prevenzione: usare gli antibiotici solo su prescrizione, completare la terapia, non condividerli e conferire quelli scaduti nei contenitori delle farmacie. Per i gestori idrici la priorità è il monitoraggio delle captazioni a valle di ospedali e allevamenti.
| Molecola | CAS | Origine |
|---|---|---|
| Eritromicina | 114-07-8 | Naturale (capostipite) |
| Claritromicina | 81103-11-9 | Semisintetica |
| Azitromicina | 83905-01-5 | Semisintetica |
Come si analizza (metodo, LOQ)
L’analisi multi-residuo di farmaci si esegue con LC-MS/MS o LC-HRMS (Q-Orbitrap) dopo estrazione SPE (cartucce HLB).
Il LOQ tipico è 1–5 ng/L per singolo composto. Si analizzano panel da 30 a 200 principi attivi a seconda del livello di approfondimento richiesto.
Come si abbatte (tecnologie efficaci)
Le tecnologie più efficaci per la rimozione di farmaci sono:
- Carbone attivo in polvere (PAC) o granulare (GAC): efficienza 60–95% sulla maggior parte dei composti.
- Ozonizzazione: efficiente sulla maggior parte dei farmaci, ma può generare sottoprodotti (NDMA, bromati).
- Processi di ossidazione avanzata (UV/H2O2, ozono/H2O2): efficaci ma costosi.
- Nanofiltrazione e osmosi inversa: rimozione >90% per la maggior parte dei principi attivi.
Mappa Italia: dove sono più presenti
I monitoraggi ISS-IRSA su acque superficiali e sotterranee mostrano i livelli più elevati nei bacini fortemente urbanizzati (Po, Adige, Tevere, Arno) e in aree di intenso allevamento intensivo (pianura padano-veneta). L'acqua di rete italiana presenta in genere concentrazioni nell'ordine di pochi ng/L.
Cosa fare se sospetti contaminazione
Per le abitazioni servite da acquedotto pubblico, il monitoraggio routinario è a carico del gestore. Per pozzi privati prossimi a depuratori, allevamenti intensivi o discariche è consigliabile uno screening farmaci una tantum (panel 50–100 composti).
Outlook normativo
La revisione della Direttiva UE sulle acque reflue urbane (UE 2024/3019) ha introdotto l’obbligo per i depuratori >150.000 abitanti equivalenti di un trattamento quaternario per la rimozione dei microinquinanti, finanziato con un meccanismo EPR (Extended Producer Responsibility) a carico delle industrie farmaceutica e cosmetica.
Domande correlate
Altri contaminanti emergenti
Microplastiche
Le microplastiche sono frammenti di plastica con dimensione inferiore a 5 mm, sempre più frequenti nelle acque superficiali, di rete e in bottiglia. Non esistono ad oggi limiti vincolanti in Italia o UE, ma la Watch list UE ha incluso le microplastiche tra le sostanze da monitorare a partire dal 2024.
Glifosato e AMPA
Il glifosato è l'erbicida più utilizzato al mondo. Insieme al suo metabolita AMPA, contamina diffusamente le acque superficiali e sotterranee italiane. Per il D.Lgs. 18/2023 è soggetto al limite generale per i singoli pesticidi: 0,1 µg/L.
Ormoni e interferenti endocrini
Gli interferenti endocrini sono sostanze che alterano il funzionamento degli ormoni. Nell'acqua si trovano ormoni steroidei (estradiolo, estrone, etinilestradiolo della pillola), escreti con le urine e solo in parte trattenuti dai depuratori, e sostanze industriali come bisfenolo A e nonilfenolo. In acqua potabile sono presenti, quando lo sono, in tracce: l'unico con un limite di legge in Italia è il bisfenolo A (2,5 µg/L, D.Lgs. 18/2023); estradiolo e nonilfenolo sono nella Watch list UE.
Nanoplastiche
Le nanoplastiche sono particelle di polimero sintetico di dimensione inferiore a 1 µm. La loro presenza nell'acqua potabile in bottiglia è stata documentata in concentrazioni elevate (240.000 particelle/litro nello studio Columbia/Rutgers 2024). Non esistono limiti normativi.
Scheda aggiornata al 2026-10-02. Redazione tecnica del laboratorio 123Acqua.