Si chiamano «contaminanti emergenti» le sostanze che oggi sappiamo misurare nell'acqua e che destano attenzione per la salute o l'ambiente, ma per cui le regole sono recenti, incomplete o ancora in discussione. Alcune hanno già un limite di legge, altre sono soltanto monitorate, altre ancora non hanno alcun riferimento per l'acqua potabile.
Con il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184, diversi contaminanti emergenti sono diventati parametri obbligatori: PFAS (somma di PFAS 0,10 µg/L dal 12 gennaio 2026 e somma dei 4 PFAS prioritari 0,02 µg/L dal 13 luglio 2026), bisfenolo A (2,5 µg/L), uranio (30 µg/L), microcistina-LR (1,0 µg/L) e acidi aloacetici HAA5 (60 µg/L). Estradiolo e nonilfenolo sono nella Watch list UE, cioè sotto monitoraggio. Microplastiche, farmaci e droghe d'abuso non hanno oggi un limite per l'acqua potabile.
Ogni scheda spiega da dove arriva la sostanza, quale limite si applica (Italia, UE, OMS), come si analizza, come si riduce e quando ha senso fare un controllo.
Per inquadrare ogni sostanza nel contesto più ampio, consulta i parametri dell'acqua regolamentati, le normative che fissano i limiti e la Watch list UE delle sostanze sotto osservazione. Per le tecnologie che abbattono questi composti vedi i trattamenti dell'acqua.
Per i parametri di nicchia che richiedono metodi dedicati e non rientrano nei pacchetti ordinari, consulta la sezione operativa contaminanti specialistici con schede tecniche e pacchetti di analisi dedicati: radon, amianto, cianotossine, virus enterici, sottoprodotti di disinfezione e sostanze radioattive.
Le microplastiche sono frammenti di plastica con dimensione inferiore a 5 mm, sempre più frequenti nelle acque superficiali, di rete e in bottiglia. Non esistono ad oggi limiti vincolanti in Italia o UE, ma la Watch list UE ha incluso le microplastiche tra le sostanze da monitorare a partire dal 2024.
I residui di farmaci umani e veterinari (antibiotici, antinfiammatori, antiepilettici, ormoni) sono ormai ubiquitari nelle acque superficiali italiane. Non esistono limiti vincolanti, ma diciotto principi attivi sono nella Watch list UE per acque superficiali e tre nella Watch list per acque potabili.
Il glifosato è l'erbicida più utilizzato al mondo. Insieme al suo metabolita AMPA, contamina diffusamente le acque superficiali e sotterranee italiane. Per il D.Lgs. 18/2023 è soggetto al limite generale per i singoli pesticidi: 0,1 µg/L.
Gli interferenti endocrini sono sostanze che alterano il funzionamento degli ormoni. Nell'acqua si trovano ormoni steroidei (estradiolo, estrone, etinilestradiolo della pillola), escreti con le urine e solo in parte trattenuti dai depuratori, e sostanze industriali come bisfenolo A e nonilfenolo. In acqua potabile sono presenti, quando lo sono, in tracce: l'unico con un limite di legge in Italia è il bisfenolo A (2,5 µg/L, D.Lgs. 18/2023); estradiolo e nonilfenolo sono nella Watch list UE.
Le nanoplastiche sono particelle di polimero sintetico di dimensione inferiore a 1 µm. La loro presenza nell'acqua potabile in bottiglia è stata documentata in concentrazioni elevate (240.000 particelle/litro nello studio Columbia/Rutgers 2024). Non esistono limiti normativi.
Uranio, tallio e vanadio sono metalli meno noti di piombo e arsenico ma rilevanti in alcune zone. L'uranio è quasi sempre di origine naturale (rocce vulcaniche e granitiche) ed è diventato parametro di legge con il D.Lgs. 18/2023: 30 µg/L. Il tallio deriva soprattutto da mineralizzazioni e attività minerarie e non ha un limite europeo; il vanadio è tipico delle aree vulcaniche e non è tra i parametri della Direttiva UE.
Le cianotossine sono prodotte da cianobatteri (alghe blu-verdi) che proliferano in acque eutrofiche, particolarmente nei laghi italiani durante l'estate. Il D.Lgs. 18/2023 introduce per la prima volta il limite vincolante di 1 µg/L per la microcistina-LR.
Il 1,4-diossano è un solvente etereo ciclico estremamente mobile in falda, usato storicamente come stabilizzante del 1,1,1-tricloroetano e oggi presente come residuo di sintesi negli etossilati (SLES, polietilenglicoli). È classificato dallo IARC come probabile cancerogeno per l'uomo (Gruppo 2B) e, pur in assenza di un limite vincolante in Italia e UE, l'EPA statunitense ha fissato un Drinking Water Equivalent Level di 0,35 µg/L. È stato rilevato in alcune falde della Pianura Padana e del bacino del Sarno.
I silossani ciclici D4 e D5 sono composti organosilicei volatili largamente impiegati in cosmetici, deodoranti, shampoo e creme. Il loro wash-off domestico li convoglia nei depuratori e poi nei corpi idrici, dove vengono considerati la "firma cosmetica" dei reflui urbani. Il D4 è stato classificato dall'ECHA come PBT (Persistente, Bioaccumulabile, Tossico) e il D5 come vPvB (very Persistent, very Bioaccumulative). Non esistono limiti vincolanti italiani nelle acque potabili.
Cocaina, il suo metabolita benzoilecgonina, MDMA e altre sostanze stupefacenti si trovano nelle acque reflue urbane e, in tracce, nei fiumi a valle dei depuratori: arrivano con le urine dei consumatori. Non esistono limiti di legge per l'acqua potabile perché alle concentrazioni misurate (nanogrammi per litro) non c'è un rischio sanitario diretto. La loro misura nei reflui è invece uno strumento consolidato per stimare il consumo di droghe di una città.
I bisfenoli S, F e AF sono i principali sostituti del bisfenolo A introdotti dall'industria dopo le restrizioni REACH sul BPA in biberon, scontrini termici e materiali a contatto con alimenti. Le evidenze tossicologiche più recenti indicano però attività endocrina paragonabile o superiore a quella del BPA, con effetti estrogenici, antiandrogenici e di interferenza tiroidea. Non esistono limiti vincolanti nelle acque potabili italiane o europee: i bisfenoli alternativi non sono ancora regolati dal D.Lgs. 18/2023, che fissa il solo limite per il BPA a 2,5 µg/L. Sono però in piena valutazione per la prossima Watch list UE acque potabili.
Gli ftalati sono plastificanti usati per rendere flessibile il PVC e altri materiali. Non sono legati chimicamente alla plastica e possono migrare nell'ambiente, negli alimenti e, in misura minore, nell'acqua. Il D.Lgs. 18/2023 non fissa limiti per gli ftalati nell'acqua potabile; l'OMS indica per il DEHP un valore guida di 8 µg/L. Per la maggior parte delle persone l'esposizione principale arriva dal cibo, non dall'acqua del rubinetto.
Il triclosano è un biocida clorofenolico ampiamente impiegato per decenni in saponi antibatterici, dentifrici, deodoranti, detergenti, materie plastiche, tessuti tecnici e dispositivi medicali. Le crescenti preoccupazioni sull'antimicrobico-resistenza, sugli effetti endocrini e sulla formazione di sottoprodotti potenzialmente cancerogeni (diossine, cloroformio) hanno portato a restrizioni progressive: la FDA statunitense ha vietato il triclosano nei saponi consumer dal 2016, l'UE lo ha vietato nei prodotti cosmetici risciacquabili e in molti biocidi. Resta però residualmente presente in dentifrici medicali, alcune formulazioni cosmetiche leave-on e plastiche antimicrobiche. Non esistono limiti vincolanti nelle acque potabili italiane o europee.
La zona rossa PFAS del Veneto è la più estesa contaminazione documentata da composti perfluoroalchilici in Europa. Coinvolge circa 350.000 residenti in 30 Comuni tra le province di Vicenza, Verona e Padova, in conseguenza degli scarichi dell'impianto Miteni di Trissino operativi dal 1968 al 2013. Dopo il correttivo D.Lgs. 102/2025, dal 12 gennaio 2026 si applica integralmente il D.Lgs. 18/2023 con il limite vincolante di 100 ng/L (0,10 µg/L) per la somma dei PFAS (calcolata su 30 sostanze, 24 fino al 13 luglio 2026, ADV escluse); dal 13 luglio 2026 si aggiunge la somma dei 4 PFAS prioritari (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) a 20 ng/L (0,02 µg/L), per effetto della proroga di sei mesi disposta dalla L. 199/2025; superato il precedente parametro generico dei PFAS totali (500 ng/L). I privati con pozzo residenti nei territori della zona rossa, o nelle aree contigue di plume in espansione, dovrebbero verificare il proprio approvvigionamento con analisi LC-MS/MS in laboratorio.
Lo screening sostanze emergenti verifica i parametri introdotti o rivisti dal D.Lgs. 18/2023: PFAS, bisfenolo A, uranio, clorato, clorito, acidi aloacetici e microcistina-LR. Kit di autoprelievo e ritiro del campione con corriere gratuiti in tutta Italia.