La definizione di «contaminante emergente» (in inglese contaminant of emerging concern, CEC) raccoglie le sostanze chimiche o biologiche per le quali esistono evidenze sanitarie significative ma una normativa ancora incompleta o in evoluzione. Si tratta di PFAS, microplastiche, residui farmaceutici, ormoni interferenti endocrini, sottoprodotti di disinfezione, cianotossine e nuovi metalli come uranio e tallio.
Il quadro normativo italiano è cambiato radicalmente con il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184: per la prima volta sono stati introdotti limiti vincolanti per PFAS (dopo il correttivo D.Lgs. 102/2025: 0,10 µg/L sulla somma dei PFAS calcolata su 30 sostanze dal 12/01/2026, 24 fino al 13/07/2026, ADV escluse, e 0,02 µg/L sulla somma dei 4 PFAS prioritari dal 13/07/2026, per la proroga della L. 199/2025; TFA 10 µg/L dal 13/01/2027), bisfenolo A (2,5 µg/L), uranio (30 µg/L), microcistina-LR (1,0 µg/L) e acidi aloacetici HAA5 (60 µg/L). Per altre sostanze (microplastiche, farmaci, nanoplastiche) la regolamentazione è ancora assente o in fase di costruzione attraverso la Watch list UE.
Questa enciclopedia, curata dalla redazione tecnica del laboratorio 123Acqua, raccoglie schede approfondite sui contaminanti emergenti più rilevanti per chi vive in Italia. Per ciascuno troverai: definizione, sorgenti, limiti normativi (Italia, UE, WHO), metodi analitici, tecnologie di abbattimento e indicazioni pratiche su cosa fare in caso di sospetta contaminazione.
Per inquadrare ogni sostanza nel contesto più ampio, consulta i parametri dell'acqua regolamentati, le normative che fissano i limiti e la Watch list UE delle sostanze sotto osservazione. Per le tecnologie che abbattono questi composti vedi i trattamenti dell'acqua.
Per i parametri di nicchia che richiedono metodi dedicati e non rientrano nei pacchetti ordinari, consulta la sezione operativa contaminanti specialistici con schede tecniche e pacchetti di analisi dedicati: radon, amianto, cianotossine, virus enterici, sottoprodotti di disinfezione e sostanze radioattive.
I PFAS sono una famiglia di oltre 4.700 composti perfluoroalchilici di sintesi, soprannominati “forever chemicals” per la loro estrema persistenza ambientale. Sono associati a effetti tossici sul fegato, sistema immunitario e tiroide, e contaminano molte falde acquifere italiane, in particolare in Veneto, Lombardia e Piemonte.
Le microplastiche sono frammenti di plastica con dimensione inferiore a 5 mm, sempre più frequenti nelle acque superficiali, di rete e in bottiglia. Non esistono ad oggi limiti vincolanti in Italia o UE, ma la Watch list UE ha incluso le microplastiche tra le sostanze da monitorare a partire dal 2024.
I residui di farmaci umani e veterinari (antibiotici, antinfiammatori, antiepilettici, ormoni) sono ormai ubiquitari nelle acque superficiali italiane. Non esistono limiti vincolanti, ma diciotto principi attivi sono nella Watch list UE per acque superficiali e tre nella Watch list per acque potabili.
Il glifosato è l'erbicida più utilizzato al mondo. Insieme al suo metabolita AMPA, contamina diffusamente le acque superficiali e sotterranee italiane. Per il D.Lgs. 18/2023 è soggetto al limite generale per i singoli pesticidi: 0,1 µg/L.
Gli antiparassitari di sintesi includono migliaia di principi attivi tra erbicidi, insetticidi, fungicidi e i loro metaboliti. La normativa italiana fissa un limite cautelativo molto basso: 0,1 µg/L per singolo pesticida e 0,5 µg/L sulla somma totale.
Gli interferenti endocrini sono sostanze in grado di alterare il sistema ormonale anche a concentrazioni bassissime. Includono ormoni naturali e sintetici (estradiolo, etinilestradiolo), bisfenolo A, ftalati, alchilfenoli. Il D.Lgs. 18/2023 ha introdotto per la prima volta in Italia limiti vincolanti per bisfenolo A e per la sommatoria di acidi aloacetici.
Le nanoplastiche sono particelle di polimero sintetico di dimensione inferiore a 1 µm. La loro presenza nell'acqua potabile in bottiglia è stata documentata in concentrazioni elevate (240.000 particelle/litro nello studio Columbia/Rutgers 2024). Non esistono limiti normativi.
Oltre ai metalli pesanti classici (Pb, Cd, As, Hg, Cr) il D.Lgs. 18/2023 ha introdotto due nuovi parametri vincolanti: uranio (30 µg/L) e bisfenolo A. Il tallio, di origine mineraria e industriale, è oggetto di attenzione crescente in alcune aree italiane (Valdicastello – Pietrasanta).
I sottoprodotti di disinfezione si formano dalla reazione del cloro con la materia organica naturale presente nell'acqua. Il D.Lgs. 18/2023 conferma il limite per i trialometani (THM) totali a 100 µg/L e introduce per la prima volta in Italia il limite per gli acidi aloacetici (HAA5) a 60 µg/L.
Le cianotossine sono prodotte da cianobatteri (alghe blu-verdi) che proliferano in acque eutrofiche, particolarmente nei laghi italiani durante l'estate. Il D.Lgs. 18/2023 introduce per la prima volta il limite vincolante di 1 µg/L per la microcistina-LR.
Il 1,4-diossano è un solvente etereo ciclico estremamente mobile in falda, usato storicamente come stabilizzante del 1,1,1-tricloroetano e oggi presente come residuo di sintesi negli etossilati (SLES, polietilenglicoli). È classificato dallo IARC come probabile cancerogeno per l'uomo (Gruppo 2B) e, pur in assenza di un limite vincolante in Italia e UE, l'EPA statunitense ha fissato un Drinking Water Equivalent Level di 0,35 µg/L. È stato rilevato in alcune falde della Pianura Padana e del bacino del Sarno.
I silossani ciclici D4 e D5 sono composti organosilicei volatili largamente impiegati in cosmetici, deodoranti, shampoo e creme. Il loro wash-off domestico li convoglia nei depuratori e poi nei corpi idrici, dove vengono considerati la "firma cosmetica" dei reflui urbani. Il D4 è stato classificato dall'ECHA come PBT (Persistente, Bioaccumulabile, Tossico) e il D5 come vPvB (very Persistent, very Bioaccumulative). Non esistono limiti vincolanti italiani nelle acque potabili.
I residui di droghe d'abuso e dei loro metaboliti — cocaina, MDMA, anfetamina, benzoilecgonina — sono ormai ubiquitari nei fiumi italiani a valle dei depuratori urbani. Provengono dall'escrezione urinaria dei consumatori e dai prodotti di idrolisi nelle reti fognarie. Non esistono limiti vincolanti nelle acque potabili; a queste concentrazioni (ng/L) il rischio sanitario diretto è trascurabile, ma il dato ha grande valore epidemiologico ed è utilizzato dal network europeo SCORE per stimare il consumo nazionale di stupefacenti.
I bisfenoli S, F e AF sono i principali sostituti del bisfenolo A introdotti dall'industria dopo le restrizioni REACH sul BPA in biberon, scontrini termici e materiali a contatto con alimenti. Le evidenze tossicologiche più recenti indicano però attività endocrina paragonabile o superiore a quella del BPA, con effetti estrogenici, antiandrogenici e di interferenza tiroidea. Non esistono limiti vincolanti nelle acque potabili italiane o europee: i bisfenoli alternativi non sono ancora regolati dal D.Lgs. 18/2023, che fissa il solo limite per il BPA a 2,5 µg/L. Sono però in piena valutazione per la prossima Watch list UE acque potabili.
Gli ftalati sono esteri dell'acido ftalico impiegati come plasticizzanti per conferire flessibilità al PVC e ad altri polimeri rigidi. Sono i plasticizzanti più prodotti al mondo, con un consumo europeo dell'ordine di centinaia di migliaia di tonnellate annue. Il DEHP è classificato come tossico per la riproduzione (Cat. 1B) e interferente endocrino. Non sono saldamente legati alla matrice polimerica e migrano facilmente in acqua, alimenti e aria. Nessun limite vincolante è oggi fissato nelle acque potabili italiane o europee per il singolo composto: il D.Lgs. 18/2023 non li include, mentre la Direttiva 2013/39/UE fissa standard di qualità ambientale (EQS) per il DEHP nelle acque superficiali (1,3 µg/L come media annua).
Il triclosano è un biocida clorofenolico ampiamente impiegato per decenni in saponi antibatterici, dentifrici, deodoranti, detergenti, materie plastiche, tessuti tecnici e dispositivi medicali. Le crescenti preoccupazioni sull'antimicrobico-resistenza, sugli effetti endocrini e sulla formazione di sottoprodotti potenzialmente cancerogeni (diossine, cloroformio) hanno portato a restrizioni progressive: la FDA statunitense ha vietato il triclosano nei saponi consumer dal 2016, l'UE lo ha vietato nei prodotti cosmetici risciacquabili e in molti biocidi. Resta però residualmente presente in dentifrici medicali, alcune formulazioni cosmetiche leave-on e plastiche antimicrobiche. Non esistono limiti vincolanti nelle acque potabili italiane o europee.
La zona rossa PFAS del Veneto è la più estesa contaminazione documentata da composti perfluoroalchilici in Europa. Coinvolge circa 350.000 residenti in 30 Comuni tra le province di Vicenza, Verona e Padova, in conseguenza degli scarichi dell'impianto Miteni di Trissino operativi dal 1968 al 2013. Dopo il correttivo D.Lgs. 102/2025, dal 12 gennaio 2026 si applica integralmente il D.Lgs. 18/2023 con il limite vincolante di 100 ng/L (0,10 µg/L) per la somma dei PFAS (calcolata su 30 sostanze, 24 fino al 13 luglio 2026, ADV escluse); dal 13 luglio 2026 si aggiunge la somma dei 4 PFAS prioritari (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) a 20 ng/L (0,02 µg/L), per effetto della proroga di sei mesi disposta dalla L. 199/2025; superato il precedente parametro generico dei PFAS totali (500 ng/L). I privati con pozzo residenti nei territori della zona rossa, o nelle aree contigue di plume in espansione, dovrebbero verificare il proprio approvvigionamento con analisi LC-MS/MS in laboratorio.
Il laboratorio 123Acqua esegue analisi su oltre 400 parametri chimici, fisici e microbiologici con metodi validati LC-MS/MS, GC-MS/MS e ICP-MS. Spedizione kit autoprelievo in tutta Italia.