Il contesto
Un aeroporto regionale del Sud Italia, traffico annuo intorno ai 2 milioni di passeggeri, gestito da società mista pubblico-privata. Il sedime aeroportuale ospita oltre venti edifici distribuiti su un'area di circa 1,5 km² — terminal passeggeri, hangar di manutenzione, palazzina uffici di direzione, edificio VVF, lounge premium, sale equipaggi, mensa, presidio sanitario. La rete idrica è servita in parte da acquedotto pubblico e in parte da serbatoi di accumulo stratificati storicamente, con bollitori centralizzati per zona.
Il problema
A seguito di un'ispezione di routine dell'USMAF (Ufficio di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera) del Ministero della Salute, sono stati riscontrati positivi a Legionella pneumophila in punti campione multipli prelevati nei bagni del terminal e in una sala equipaggi. La struttura ha ricevuto prescrizione di indagine estesa, bonifica, ricontrollo e attivazione di un piano di sorveglianza strutturato. La direzione operativa, in coordinamento con il Datore di Lavoro e il Medico Competente, ha richiesto un partner tecnico per gestire l'intera campagna in tempi compatibili con la stagione estiva ad alto traffico.
L'analisi
Abbiamo strutturato la campagna in tre fasi:
- Mappatura idrica integrata con ufficio tecnico aeroportuale: 7 edifici prioritari, 4 secondari, identificazione di tratti morti e by-pass storici da ristrutturazioni precedenti;
- Campagna di campionamento estesa: 64 punti totali distribuiti su terminal, hangar manutenzione, uffici direzione, lounge, sala equipaggi, presidio sanitario; analisi in UNI EN ISO 11731:2017 con metodo colturale e identificazione sierogruppi;
- qPCR rapida di triage su 18 punti critici per orientare la prioritizzazione degli interventi prima dei referti colturali.
In parallelo abbiamo eseguito misure di temperatura ACS in mandata, ricircolo e terminale, controllo del residuo disinfettante (cloro libero) e ispezione dei bollitori (presenza di calcare, stratificazione termica, valvole di non ritorno).
I risultati
- 27 punti positivi su 64 (42%) per Legionella pneumophila sierogruppo 1 e 2-15;
- concentrazione massima rilevata: 4.800 UFC/L in una doccia di sala equipaggi;
- tre edifici (sala equipaggi, lounge premium, presidio sanitario) classificati a rischio alto;
- temperatura ACS al ritorno: 38-44 °C (sotto soglia in 6 edifici su 7 prioritari);
- identificati 4 tratti morti residui di tubazione zincata di età superiore a 25 anni.
Le azioni
- Misure precauzionali immediate: chiusura temporanea delle docce della sala equipaggi più contaminata, installazione di filtri terminali antibatterici a presidio nei bagni del lounge e nel presidio sanitario.
- Shock termico programmato coordinato con la direzione operativa per non interferire con i picchi di traffico passeggeri: ciclo notturno per zona, acqua a 70 °C ai terminali per almeno 30 minuti, presidio tecnico in loco.
- Sostituzione dei tratti obsoleti: rimozione delle tubazioni zincate residue, sostituzione con multistrato PE-X/Al/PE-X, eliminazione dei by-pass non più funzionali, taratura bollitori a 60 °C con ritorno ≥ 55 °C.
- Piano di sorveglianza strutturato: calendario di campionamenti trimestrali a regime, mensili nei tre edifici a rischio alto, formazione del personale di manutenzione sui flussaggi periodici dei terminali poco utilizzati (gates stagionali, sale operative).
Il follow-up
Il rientro è stato completato in 8 settimane. Il ricontrollo a 30 giorni dallo shock termico ha mostrato 58 punti negativi su 64, con 6 punti residui sotto 100 UFC/L (livello di attenzione, non di intervento). Il ricontrollo a 90 giorni ha confermato la stabilità del rientro. La struttura ha avviato il processo di certificazione del proprio Water Safety Plan, con l'obiettivo di ottenerne formalizzazione documentale entro l'esercizio successivo. L'USMAF ha chiuso la prescrizione senza ulteriori provvedimenti.
Cosa imparare da questo caso
- In infrastrutture complesse e a multi-utenza (aeroporti, porti, hub logistici) la mappatura idrica è il vero collo di bottiglia: senza una ricostruzione aggiornata della rete, la campagna analitica non può essere rappresentativa.
- I tratti zincati storici sopravvissuti a ristrutturazioni multiple sono spesso l'origine reale del problema, anche quando il bollitore funziona correttamente.
- La doppia metodologia coltura ISO 11731 + qPCR è insostituibile quando i tempi di rientro sono dettati da un'ispezione regolatoria.
- Lo USMAF è un'autorità rigorosa ma collaborativa: presentarsi con un piano di sorveglianza strutturato e dati di follow-up cambia profondamente l'esito della verifica.