Il contesto
Una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) accreditata della provincia di Bologna, circa 80 posti letto suddivisi su tre piani, con utenza tipicamente fragile (età media 84 anni, comorbidità respiratorie). L'impianto idrico è quello originario di metàanni Ottanta, con bollitore centralizzato a serpentino, ricircolo ACS attivo ma con tratti morti documentati a seguito di ristrutturazioni successive.
Il problema
La direzione sanitaria è stata informata di una visita ispettiva ASL programmata nell'ambito di un piano regionale di sorveglianza Legionella in strutture socio-sanitarie. Il piano di autocontrollo interno era formalmente presente ma fermo a una valutazione del rischio del 2021, senza campionamenti sistematici recenti. La direzione ha richiesto un intervento di verifica preliminare per arrivare all'ispezione con dati aggiornati e, in caso di criticità, con un piano di rientro già avviato.
L'analisi
Abbiamo eseguito un sopralluogo congiunto con il Responsabile Tecnico della struttura per redigere una mappatura idrica aggiornata e definire i punti di campionamento secondo le Linee Guida Nazionali Legionellosi (Accordo Stato-Regioni 2015 e successivi aggiornamenti). Sono stati selezionati 22 punti: uscita bollitore, ritorno ricircolo, miscelatori delle camere terminali di ogni colonna, docce comuni dei piani, terminali di fine linea ai piani.
La ricerca è stata condotta con metodo accreditato UNI EN ISO 11731:2017(coltura su terreno selettivo BCYE-α, identificazione sierogruppi pneumophila 1 e 2-15). Tempo di consegna referti: 10-12 giorni lavorativi (richiesto dal metodo colturale). In parallelo, su 6 punti critici, abbiamo eseguito anche analisi rapide in qPCR per orientare la prioritizzazione degli interventi.
I risultati
- 11 punti su 22 con presenza di Legionella pneumophila sierogruppo 1
- Concentrazione massima rilevata: 2.400 UFC/L (terminale doccia camera piano 2°)
- Concentrazione media nei punti positivi: 680 UFC/L
- Temperatura ACS rilevata in fine linea: 41-46 °C (sotto soglia di sicurezza ≥ 50 °C)
La situazione è stata classificata come livello di rischio alto con necessità di intervento immediato sui punti > 1.000 UFC/L.
Le azioni
- Misure precauzionali immediate: sostituzione doccette e flessibili nelle camere a maggior carica, installazione filtri terminali antibatterici a presidio temporaneo nei reparti più sensibili.
- Bonifica: shock termico programmato (acqua a 70 °C per almeno 30 minuti su ogni terminale) coordinato con la direzione sanitaria per minimizzare il rischio scottature, con presidio infermieristico ai bagni durante la procedura.
- Interventi strutturali: rimozione di due tratti morti identificati nella mappatura, installazione di valvole di ricircolo bilanciate, taratura del bollitore a 60 °C con ritorno ≥ 55 °C.
- Aggiornamento piano autocontrollo: valutazione del rischio riformulata, calendario di campionamenti trimestrali, formazione del personale tecnico.
Il follow-up
Ricontrollo a 30 giorni: 19 punti su 22 negativi, 3 punti positivi sotto 100 UFC/L (livello di attenzione, non di intervento). Ricontrollo a 6 mesi: tutti i punti negativi. L'ASL ha effettuato l'ispezione programmata 45 giorni dopo l'intervento: il piano di autocontrollo aggiornato e i dati di follow-up disponibili hanno permesso di chiudere la verifica senza prescrizioni.
Cosa imparare da questo caso
- In strutture socio-sanitarie il rispetto formale delle Linee Guida non basta: serve un piano di autocontrollo vivo, con campionamenti sistematici e aggiornamento continuo della valutazione del rischio.
- La temperatura dell'ACS è il primo, più semplice ed economico indicatore: una rete che non garantisce ≥ 50 °C ai terminali è ad alto rischio per definizione.
- I tratti morti residui dopo ristrutturazioni sono la causa più frequente di colonizzazioni croniche resistenti agli shock termici.
- Combinare metodo colturale ISO 11731 (cogente) e qPCR (rapido) consente di prioritizzare gli interventi senza attendere i 10-12 giorni della coltura.