Blog · Potabilità domestica
Una guida pratica per chi vive o lavora in una zona con ordinanza di non potabilità per PFAS: usi vietati e consentiti, errori da evitare e controlli dopo la revoca.
Il 13 ottobre 2026 il Comune di Villanova d'Albenga ha firmato un'ordinanza che vieta l'uso dell'acqua della rete pubblica per scopi potabili e alimentari in tre zone: parte del capoluogo, la frazione di Coasco e la frazione di Borgoverde. Il provvedimento segue quelli di Borgio Verezzi e Pietra Ligure, di cui parliamo nell'articolo sui PFAS nel Ponente savonese.
Qui non ripetiamo la cronaca: rispondiamo alle domande pratiche che un'ordinanza di questo tipo fa nascere in ogni casa, in ogni B&B e in ogni cucina di ristorante. Le indicazioni valgono per Villanova, ma anche per qualsiasi altro Comune che emetta un provvedimento simile.
Secondo quanto reso pubblico, il campione decisivo è stato prelevato da ARPAL a metà settembre alla fontana del capoluogo. Il risultato ha superato il limite di 0,02 µg/L per la somma dei 4 PFAS prioritari, in vigore dal 13 luglio 2026 in base al D.Lgs. 18/2023.
Il gestore del servizio idrico ha ricondotto l'anomalia a un singolo pozzo, indicando il resto della rete senza criticità. L'ordinanza gli chiede di informare la popolazione, garantire una fornitura alternativa (autobotti o acqua confezionata) e presentare ad ASL e Comune, entro dieci giorni, un piano di interventi correttivi con un monitoraggio rafforzato.
Finché l’ordinanza è in vigore, l’acqua della rete nelle zone indicate non va usata per:
Gli usi igienici restano ammessi: doccia, lavaggio delle mani, pulizie della casa, lavatrice, lavastoviglie e scarico del WC. Per lavare i denti è prudente usare acqua confezionata, soprattutto per i bambini che tendono a deglutire.
Il punto su cui insistiamo è uno: bollire non serve. L'ebollizione è efficace contro batteri e virus, ma i PFAS sono molecole chimiche molto stabili. Facendo evaporare l'acqua, la bollitura può persino *concentrarli*.
Per gli animali domestici vale lo stesso buon senso: se l'acqua non è adatta a te per bere, usa la stessa acqua che bevi tu anche per la loro ciotola.
Per chi somministra alimenti o bevande l'ordinanza pesa di più. L'acqua per cucinare, preparare caffè e bibite, fare ghiaccio e lavare gli alimenti deve arrivare da fonti alternative, e va aggiornato il piano di autocontrollo HACCP con le misure adottate.
Nelle strutture ricettive è buona pratica avvisare gli ospiti con un cartello in camera e in cucina, e mettere a disposizione acqua confezionata. Conserva la documentazione: sarà utile anche dopo la revoca, per dimostrare come hai gestito il periodo.
Quando il Comune revoca l’ordinanza, la rete pubblica è tornata conforme. Per l’impianto di casa o del locale conviene però qualche accorgimento:
Chi usa un pozzo privato nella stessa area non è coperto dai controlli del gestore: le ordinanze riguardano l'acquedotto, non le fonti private. Se il tuo pozzo pesca dalla stessa falda, ha senso verificarlo con un'analisi PFAS e, per i parametri di base, con un'analisi dell'acqua del pozzo.
Per chi vive in una zona dove i PFAS sono già emersi, un controllo una tantum non basta a seguire l'evoluzione. Il programma Sentinella PFAS prevede analisi periodiche, utili soprattutto a famiglie con bambini piccoli e ad attività che servono acqua al pubblico. Per un quadro generale sul tema leggi anche come analizzare i PFAS e quali limiti valgono.
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