Blog · Legionella e strutture ricettive
Serbatoi di accumulo e autoclavi favoriscono ristagno e biofilm: sono punti critici per la legionella. Vediamo prevenzione con pulizia, temperatura e controlli microbiologici.
Molti edifici, condomini e attività hanno bisogno di accumulare acqua: per garantire pressione costante, per avere riserva in caso di interruzioni o per gestire i picchi di consumo. Serbatoi e autoclavi svolgono questa funzione, ma introducono anche un rischio. L'acqua che si ferma in un serbatoio ristagna, può scaldarsi e raccoglie sul fondo sedimenti dove i batteri crescono. Sono, in pratica, dei punti di sosta dove la legionella trova condizioni favorevoli.
Il problema è spesso invisibile: un serbatoio sul tetto o in un locale tecnico viene installato e poi dimenticato per anni, senza pulizie né controlli. Eppure è uno dei punti che pesano di più nella valutazione del rischio di un impianto idrico. Vediamo perché e come gestirlo correttamente.
La legionella ama l'acqua tiepida e stagnante: il serbatoio di accumulo offre entrambe le cose. L'acqua resta ferma a seconda dei consumi, può scaldarsi se il serbatoio è esposto o collocato in un locale caldo, e sul fondo si depositano sedimenti e incrostazioni che proteggono il biofilm.
L'autoclave, il sistema che mantiene la pressione, spesso include un piccolo serbatoio dove l'acqua ristagna a lungo. Anche qui valgono gli stessi rischi, in proporzione.
Un buon indicatore dello stato di un serbatoio è la conta delle colonie a 22 e 37 gradi: se la carica batterica generale è elevata, è il segnale che dentro l'accumulo qualcosa prolifera. Per il quadro generale rimandiamo ai rischi e alla prevenzione della legionella.
La prima regola è la pulizia periodica: i serbatoi vanno svuotati, puliti dai sedimenti e disinfettati con regolarità. La seconda è la copertura: un serbatoio deve essere chiuso a tenuta, per impedire l'ingresso di sporco, luce, insetti e animali.
Conta anche il dimensionamento: un serbatoio troppo grande rispetto al consumo reale fa ristagnare l'acqua più del necessario. Meglio un accumulo proporzionato, con un ricambio regolare. La collocazione dovrebbe evitare i luoghi caldi che scaldano l'acqua.
Tutte queste misure vanno inserite nel piano per la sicurezza dell'acqua dell'edificio, che individua i punti critici e definisce le frequenze. La tabella riassume le buone pratiche principali.
| Aspetto | Buona pratica | Frequenza indicativa |
|---|---|---|
| Pulizia interna | Svuotamento e disinfezione | Almeno annuale |
| Copertura | Chiusura a tenuta | Verifica periodica |
| Dimensionamento | Proporzionato ai consumi | In progettazione |
| Temperatura | Evitare riscaldamento | Continuo |
Nei condomini i serbatoi di accumulo sono frequenti, spesso sui tetti o nei locali tecnici, e la loro gestione ricade sull'amministrazione. Troppo spesso restano trascurati per anni. La nostra pagina sulle analisi dell'acqua in condominio, chi paga e con quale frequenza affronta gli aspetti pratici e di responsabilità.
Per il controllo dell'acqua di un edificio condominiale esiste un profilo dedicato, l'analisi dell'acqua del condominio per piano, utile per verificare la qualità ai diversi punti di distribuzione. La legionella si verifica invece con l'analisi dedicata.
Inserire i serbatoi nel programma di manutenzione e di controllo dell'edificio è la chiave: un accumulo gestito e verificato è una garanzia in più per tutti i condomini.
Il controllo combina parametri microbiologici. La conta delle colonie a 22 e 37 gradi fotografa lo stato generale dell'accumulo, mentre la ricerca della legionella verifica il rischio specifico. Per gli edifici con persone fragili l'attenzione è maggiore.
Conviene programmare il controllo dopo ogni pulizia del serbatoio, per verificarne l'efficacia, e poi con frequenza periodica. Il prelievo va affidato a un laboratorio accreditato, così il referto fa fede.
Per orientarsi tra i profili più adatti alla propria situazione c'è il catalogo delle analisi. La frequenza precisa la definisce la valutazione del rischio dell'edificio.
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