Blog · Legionella e strutture ricettive
Negli ospedali la legionella è un rischio sanitario serio per i pazienti fragili. Vediamo protocolli di sorveglianza, campionamento multipunto e azioni correttive previste dalle linee guida.
Negli ospedali e nelle strutture sanitarie la legionella non è un problema teorico: è uno dei rischi infettivi che il sistema di prevenzione deve tenere sotto controllo ogni giorno. Il motivo è semplice. Qui convivono impianti idrici complessi, con tanti tratti di tubo e punti d'uso, e persone particolarmente vulnerabili, come pazienti immunodepressi, anziani o ricoverati per malattie respiratorie. In questo contesto un'infezione contratta in reparto, chiamata legionellosi nosocomiale, può avere conseguenze gravi.
La buona notizia è che il rischio si governa con metodo. Le Linee Guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi, approvate in Conferenza Stato-Regioni nel 2015, descrivono un percorso preciso: conoscere l'impianto, valutare il rischio, sorvegliare l'acqua con analisi periodiche e intervenire quando i valori salgono. In questo articolo vediamo come questo percorso si applica a un ambiente sanitario.
La legionella è un batterio che vive naturalmente nell'acqua e prolifera quando trova condizioni favorevoli: temperature tiepide tra 25 e 45 gradi, ristagno, incrostazioni e biofilm dentro le tubazioni. Gli impianti ospedalieri, vasti e con erogazioni discontinue, offrono spesso proprio queste condizioni.
Il contagio non avviene bevendo, ma respirando minuscole goccioline d'acqua contaminata, gli aerosol. In un ospedale le sorgenti possibili sono molte: docce dei reparti, rubinetti, ma anche dispositivi medici che usano acqua, vasche per la riabilitazione e impianti di climatizzazione.
La specie più pericolosa per l'uomo è la Legionella pneumophila, responsabile della maggior parte dei casi gravi di polmonite da legionella. Per questo la sorveglianza in ambito sanitario è più stringente che in altre strutture.
Le Linee Guida Legionella 2015 chiedono a ogni struttura sanitaria di redigere un documento di valutazione del rischio legionella. Non è un adempimento di carta: è la mappa che descrive l'impianto, individua i punti critici e definisce le misure di prevenzione e la frequenza dei controlli.
Questo documento si integra con la logica del piano per la sicurezza dell'acqua, l'approccio raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che segue l'acqua dalla fonte al rubinetto individuando i punti dove può nascere un pericolo. Per capire come si costruisce in pratica, è utile la nostra guida alla valutazione del rischio legionella per le strutture.
Il documento va aggiornato quando l'impianto cambia, dopo lavori importanti o quando emergono criticità dai controlli. Definire bene chi fa cosa, con quali tempi, è ciò che distingue una gestione reale da una formale.
Il cuore della sorveglianza è il campionamento multipunto della legionella: si prelevano campioni in più punti rappresentativi dell'impianto (mandata e ritorno dell'acqua calda, punti d'uso più lontani, serbatoi) e si analizzano in laboratorio con il metodo colturale UNI EN ISO 11731, come spiega la nostra pagina sul campionamento secondo la norma UNI EN ISO 11731.
Il risultato si esprime in unità formanti colonia per litro (UFC/L). Le Linee Guida indicano soglie di azione crescenti: più i valori sono alti, più gli interventi richiesti sono rapidi e profondi. In ambito sanitario, con pazienti a rischio, l'attenzione è massima e in alcuni reparti l'obiettivo è l'assenza di legionella ai punti d'uso.
La tabella seguente riassume le fasce indicate dalle linee guida per orientare le decisioni. I valori vanno sempre letti insieme al medico competente e al responsabile dell'impianto.
| Legionella (UFC/L) | Interpretazione | Azione tipica |
|---|---|---|
| < 100 | Contaminazione bassa | Mantenere la sorveglianza |
| 100 - 1.000 | Contaminazione media | Indagine e interventi correttivi |
| 1.000 - 10.000 | Soglia di azione | Bonifica e nuovi controlli |
| > 10.000 | Contaminazione elevata | Intervento immediato e restrizione uso |
La prevenzione si gioca soprattutto sulla temperatura: tenere l'acqua calda sanitaria a valori che la legionella non tollera e l'acqua fredda sotto i 20 gradi. Sul tema temperatura abbiamo un approfondimento dedicato nella pagina sulla temperatura dell'acqua calda nella prevenzione legionella.
Quando i controlli superano le soglie, si interviene con bonifiche: shock termico, trattamento chimico controllato, sostituzione di componenti che ristagnano. Dopo ogni bonifica si rifanno le analisi per verificare l'efficacia.
Per la sorveglianza periodica di un singolo punto o di un piccolo reparto può bastare l'analisi legionella su singolo campione; per una mappatura completa dell'impianto serve invece il prelievo multipunto. Tutti i profili sono consultabili nel catalogo delle analisi.
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