Blog · Trattamento acqua casa
Il calcare che rovina caldaia e lavastoviglie dipende dalla durezza. Vediamo passo per passo come misurarla in casa e in laboratorio.
Quel velo bianco sui bicchieri, le incrostazioni nel bollitore, la lavastoviglie che lascia aloni e la caldaia che dopo qualche anno rende meno: dietro tutti questi fastidi c'è una sola responsabile, la durezza dell'acqua. Più l'acqua è dura, cioè ricca di calcio e magnesio, più calcare si deposita quando l'acqua si scalda o evapora.
La buona notizia è che la durezza si misura facilmente, sia con un kit casalingo sia, in modo più preciso, in laboratorio. Conoscere il valore reale permette di regolare bene un eventuale addolcitore, dosare correttamente i detersivi e proteggere gli elettrodomestici. Vediamo come si misura e come interpretare il risultato.
Il calcare non è sporco né un difetto dell'acqua: è semplicemente il calcio e il magnesio disciolti che, con il calore, si trasformano in depositi solidi. È un processo naturale. Per questo le incrostazioni colpiscono soprattutto i punti dove l'acqua si scalda: resistenze di lavatrice e lavastoviglie, scambiatori della caldaia, bollitore.
La quantità di questi minerali è misurata dalla durezza, espressa in gradi francesi (°f). Un'acqua a 35 °f deposita molto più calcare di una a 12 °f. Il calcare in sé non è un problema sanitario, anzi calcio e magnesio fanno bene, ma è un problema pratico ed economico per gli impianti.
Se vuoi riconoscere i segni di un'acqua dura senza strumenti, è utile la pagina su come riconoscere l'acqua dura e il calcare.
Il modo più rapido per avere un'idea è un kit a gocce, economico e facile da usare: si contano le gocce di reagente necessarie a far cambiare colore all'acqua e si legge la durezza in gradi francesi. La procedura passo per passo è descritta nei passaggi qui sotto.
Esistono anche strisce reattive, ancora più immediate ma meno precise. Vanno benissimo per capire a colpo d'occhio se l'acqua è dolce, media o dura. Per una stima orientativa del contenuto totale di sali si può guardare anche la conducibilità o i solidi disciolti totali, che danno un'indicazione complessiva, anche se non sostituiscono la misura specifica della durezza.
| Durezza (°f) | Classificazione | Tendenza al calcare |
|---|---|---|
| Sotto 15 | Acqua dolce | Bassa |
| 15 - 25 | Acqua media | Moderata |
| 25 - 35 | Acqua dura | Elevata |
| Oltre 35 | Acqua molto dura | Molto elevata |
Quando serve un dato affidabile, ad esempio per regolare correttamente un addolcitore o per scegliere un trattamento, conviene l'analisi di laboratorio, dove la durezza viene misurata con metodi accreditati. Un'analisi standard secondo il D.Lgs. 18/2023 fornisce la durezza precisa insieme agli altri parametri principali dell'acqua.
Se hai già un addolcitore o un filtro e vuoi verificare che funzioni, esiste un'analisi pensata per la verifica del filtro, che confronta i valori prima e dopo il trattamento. Per orientarti puoi consultare il catalogo delle analisi.
Conoscere il valore esatto evita due errori opposti: addolcire troppo, sprecando sale e rendendo l'acqua corrosiva, oppure addolcire troppo poco, continuando a subire il calcare.
Una volta noto il valore, le scelte diventano semplici. Con acqua dolce o media spesso bastano gli accorgimenti dei produttori di elettrodomestici (sale per lavastoviglie, anticalcare periodico). Con acqua dura o molto dura un addolcitore protegge la caldaia e prolunga la vita degli elettrodomestici, ripagandosi nel tempo.
Va ricordato che l'acqua addolcita contiene più sodio e, per il consumo alimentare, molti scelgono di tenere un rubinetto non addolcitо o un'osmosi dedicata. Per approfondire i pro e contro è utile la pagina su addolcitore e sodio: fa male?. La regola resta: prima misurare, poi decidere.
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