Tularemia idrica
Agente eziologico: Francisella tularensis (sottospecie tularensis, tipo A; holarctica, tipo B)
Zoonosi batterica rara in Italia, trasmessa anche con acqua contaminata da animali infetti (lepri, roditori). Si presenta con febbre e, nella forma da acqua, con faringite e linfonodi del collo ingrossati.
Periodo di incubazione
3-5 giorni (intervallo 1-21 giorni)
Via di trasmissione
Ingestione di acqua o alimenti contaminati, contatto con animali infetti, punture di artropodi, inalazione di polveri contaminate
Diagnosi
Sospetto clinico ed epidemiologico, sierologia (con aumento del titolo tra due prelievi), PCR specifica su campioni clinici, coltura in laboratori con livello di biosicurezza adeguato per il rischio di infezione del personale.
Terapia (orientamento generale)
La tularemia si cura con antibiotici specifici (aminoglicosidi nelle forme gravi; in alternativa fluorochinoloni o tetracicline), scelti dal medico in base alla forma clinica. Gli antibiotici beta-lattamici, spesso usati per le faringiti, non sono efficaci. La risposta è in genere buona se la terapia inizia presto.
Disclaimer medico
Questa scheda ha finalità divulgative e informative. Le indicazioni terapeutiche sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del medico. In presenza di sintomi rivolgersi al medico curante o al pronto soccorso.
Sintomi principali
- Febbre elevata a insorgenza brusca, brividi, cefalea
- Dolori muscolari, stanchezza intensa
- Forma orofaringea: faringite, ulcere in bocca o in gola, linfonodi del collo ingrossati
- Forma tifoidea: febbre prolungata senza segni localizzati
- Forma ulceroghiandolare: ulcera cutanea con linfonodi regionali ingrossati
- Forma polmonare: tosse, difficoltà respiratoria (da inalazione)
Cos'è la tularemia
La tularemia è una zoonosi causata da Francisella tularensis. Il nome viene dalla contea di Tulare, in California, dove il batterio fu isolato all'inizio del Novecento. È diffusa soprattutto nell'emisfero nord.
Le forme cliniche dipendono dalla via di ingresso del batterio: ulceroghiandolare, ghiandolare, oculoghiandolare, orofaringea, tifoidea e polmonare. La via idrica causa soprattutto le forme orofaringea e ghiandolare, dopo aver bevuto acqua di pozzo, sorgente o torrente contaminata da animali infetti.
Agente eziologico
Francisella tularensis è un piccolo batterio Gram-negativo, difficile da coltivare: richiede terreni arricchiti con cisteina. Due sottospecie hanno rilievo clinico: tularensis (tipo A), più virulenta, presente in Nord America; holarctica (tipo B), meno virulenta, presente in Europa e in Asia. In Italia circola il tipo B.
Il batterio può sopravvivere a lungo nell'acqua fredda, nel fango e nelle carcasse animali. È sensibile al calore e ai comuni disinfettanti come il cloro. È uno dei batteri più spesso responsabili di infezioni acquisite in laboratorio, per questo la coltura si esegue solo in strutture con elevato livello di biosicurezza.
Trasmissione attraverso l'acqua
L'acqua si contamina con urine, feci o carcasse di animali infetti, soprattutto lepri e roditori (arvicole, topi, ratti). Le situazioni a rischio sono pozzi con testa non protetta, sorgenti e torrenti usati per dissetarsi, cisterne aperte, piccoli acquedotti rurali.
Altre vie di trasmissione sono il contatto con animali infetti (ad esempio durante la scuoiatura di lepri), le punture di zecche e altri insetti, l’inalazione di polveri contaminate e il consumo di carne di selvaggina poco cotta. La trasmissione da persona a persona non è documentata.
Epidemie di origine idrica sono state descritte in diversi Paesi europei e dell’area mediterranea, tra cui Turchia, Kosovo e Norvegia, spesso legate a pozzi o piccoli acquedotti non disinfettati.
Quadro clinico
Nella forma orofaringea compaiono febbre, mal di gola intenso con ulcere o placche e linfonodi del collo ingrossati e dolenti, che possono suppurare. Viene spesso scambiata all’inizio per una faringite comune: un indizio è la mancata risposta agli antibiotici usati di solito.
La forma tifoidea è un quadro febbrile generale, senza segni localizzati, ed è la più difficile da riconoscere. La forma polmonare deriva dall’inalazione. Con la sottospecie presente in Europa e una terapia adeguata la letalità è molto bassa.
Diagnosi
La diagnosi parte dal sospetto clinico ed epidemiologico: febbre con linfonodi ingrossati o faringite che non risponde alla terapia, in una persona che ha bevuto acqua non controllata, ha avuto contatti con selvaggina o è stata punta da zecche.
Gli esami sono la sierologia (gli anticorpi compaiono dopo circa due settimane), la PCR specifica e la coltura. Il medico deve avvisare il laboratorio clinico del sospetto, perché la coltura richiede precauzioni particolari.
Terapia
La tularemia si cura con antibiotici. Nelle forme gravi si usano aminoglicosidi; nelle forme meno gravi possono essere indicati fluorochinoloni o tetracicline. I beta-lattamici non sono efficaci. Linfonodi suppurati possono richiedere un drenaggio.
Farmaci, dosi e durata sono decisi dal medico, possibilmente con il supporto di un infettivologo.
Prevenzione idrica
Per pozzi e cisterne private le misure sono quelle generali di protezione da contaminazioni superficiali e animali: testa pozzo rialzata, chiusa e sigillata; cisterne coperte e ispezionabili; distanze adeguate da stalle, pollai, concimaie e scarichi, secondo le indicazioni regionali e dell’ASL.
Dopo un’alluvione, lavori sul pozzo o il ritrovamento di carcasse animali vicino alla presa è opportuno disinfettare il sistema (ad esempio con una clorazione d’urto seguita da abbondante spurgo) e poi verificare la qualità dell’acqua.
Le analisi di routine su un pozzo non cercano Francisella tularensis, ma gli indicatori di contaminazione fecale (Escherichia coli, enterococchi) e la carica batterica. Un risultato sfavorevole segnala che il pozzo non è protetto e che microrganismi patogeni potrebbero raggiungerlo. La ricerca diretta di Francisella è riservata ai laboratori di riferimento, su indicazione delle autorità sanitarie.
Epidemiologia in Italia e in Europa
In Italia la tularemia è rara: si registrano pochi casi l’anno, con focolai occasionali, anche di origine idrica. In Europa l’incidenza è più alta nei Paesi del nord, in particolare in Svezia e Finlandia, dove prevale la trasmissione con punture di insetti.
Per la bassa dose infettante, F. tularensis è inserita dai Centers for Disease Control and Prevention statunitensi tra gli agenti di categoria A per la preparazione alle emergenze biologiche. Per chi vive in Italia il rischio concreto resta quello tradizionale: acqua non protetta, contatto con selvaggina, punture di zecche.
Cosa fare in caso di sospetto
Chi ha febbre con linfonodi ingrossati o una faringite che non migliora deve riferire al medico eventuali esposizioni: acqua di pozzo o sorgente non controllata, caccia, contatto con lepri o roditori, punture di zecca.
Se si sospetta un'origine idrica, l'ASL competente può avviare un'indagine ambientale. La tularemia è una malattia infettiva a notifica obbligatoria; la segnalazione avviene oggi tramite il sistema PREMAL (D.M. 7 marzo 2022).
Prevenzione idrica in sintesi
Per pozzi privati e cisterne in aree rurali: testa pozzo chiusa e protetta dall'accesso di animali, cisterne coperte, attenzione alla presenza di carcasse animali nelle vicinanze; disinfezione dopo alluvioni, lavori o sospette contaminazioni; analisi microbiologica periodica degli indicatori di contaminazione fecale. In escursione non bere acqua di sorgente o di torrente senza trattarla.
Fonti e riferimenti
- ECDC — Tularaemia, Annual Epidemiological Report
- WHO — Guidelines on tularaemia (2007)
- CDC — Tularemia
- D.M. 7 marzo 2022 — Sistema di segnalazione delle malattie infettive (PREMAL)
Domande frequenti correlate
Altre patologie correlate all'acqua
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