Ftalati (DEHP, DINP, DBP)
CAS: 117-81-7 (DEHP — bis(2-etilesil) ftalato) · 28553-12-0 (DINP — diisononil ftalato) · 84-74-2 (DBP — dibutil ftalato)
Gli ftalati sono plastificanti usati per rendere flessibile il PVC e altri materiali. Non sono legati chimicamente alla plastica e possono migrare nell'ambiente, negli alimenti e, in misura minore, nell'acqua. Il D.Lgs. 18/2023 non fissa limiti per gli ftalati nell'acqua potabile; l'OMS indica per il DEHP un valore guida di 8 µg/L. Per la maggior parte delle persone l'esposizione principale arriva dal cibo, non dall'acqua del rubinetto.
Limite di legge in Italia
Nessun limite nell'acqua destinata al consumo umano, né in Italia (D.Lgs. 18/2023) né nell'UE (Direttiva 2020/2184). Per le acque superficiali il DEHP è una sostanza prioritaria con standard di qualità ambientale di 1,3 µg/L come media annua (Direttiva 2008/105/CE, modificata dalla 2013/39/UE). L'uso di diversi ftalati è limitato dal regolamento REACH e dal Regolamento UE 10/2011 sui materiali plastici a contatto con alimenti.
Riferimento WHO: 8 µg/L — OMS, Guidelines for Drinking-water Quality — DEHP
Per gli altri ftalati l'OMS non ha fissato valori guida per l'acqua potabile.
In breve
Gli ftalati sono tra le sostanze chimiche più diffuse nella vita quotidiana: si trovano in pavimenti e tubi in PVC, cavi, imballaggi, guanti, adesivi. Alcuni, come DEHP e DBP, sono classificati dall'UE come tossici per la riproduzione. Nell'acqua potabile si misurano di solito in tracce; un'analisi ha senso in situazioni precise, ad esempio un pozzo vicino a una discarica o a un sito industriale.
Cosa sono e dove si usano
Chimicamente sono esteri dell'acido ftalico. Si distinguono per la lunghezza delle catene laterali: quelli a catena corta (DBP, DEP, BBP) sono più solubili e mobili, quelli a catena lunga (DEHP, DINP, DIDP) sono più grassi e tendono a legarsi a sedimenti e particelle.
Il DEHP è stato per decenni il plastificante più usato; le restrizioni europee ne hanno ridotto l'impiego a favore di DINP, DIDP e di plastificanti non ftalici. Il DEP si usa anche in profumi e cosmetici.
Come arrivano nell'acqua
Poiché sono solo dispersi nella plastica, gli ftalati migrano lentamente verso ciò con cui sono a contatto, soprattutto con il calore e i grassi. Nell'ambiente arrivano con scarichi industriali, percolati di discarica, reflui urbani e dilavamento di materiali plastici.
Nell'acqua potabile le fonti possibili sono la contaminazione della risorsa (pozzi vicino a discariche o siti produttivi) e, in misura minore, materiali dell'impianto come guarnizioni e tubi flessibili. I materiali destinati al contatto con l'acqua potabile devono rispettare il D.M. 174/2004, che regola la loro idoneità.
Effetti sulla salute
DEHP, DBP e BBP sono classificati dall'UE come tossici per la riproduzione (categoria 1B) e sono considerati interferenti endocrini con azione antiandrogena: negli studi sugli animali alterano lo sviluppo dell'apparato riproduttivo maschile. Studi sull'uomo hanno associato l'esposizione prenatale ad alcuni ftalati a piccole alterazioni dello sviluppo genitale nei neonati maschi.
Poiché diversi ftalati agiscono con meccanismi simili, le valutazioni europee considerano l'esposizione combinata. Va ricordato che per la popolazione generale l'esposizione deriva soprattutto da alimenti (in particolare grassi e confezionati), polveri domestiche e prodotti di consumo, molto più che dall'acqua.
Limiti e riferimenti
Il D.Lgs. 18/2023 non include gli ftalati tra i parametri dell'acqua potabile. Il riferimento più usato per valutare un risultato è il valore guida dell'OMS per il DEHP (8 µg/L). Per le acque superficiali il DEHP ha uno standard di qualità ambientale di 1,3 µg/L come media annua. L'uso di DEHP, DBP, BBP e DIBP negli articoli di consumo è limitato dal regolamento REACH, e i materiali plastici per alimenti hanno limiti di migrazione specifici.
| Composto | Valore guida OMS (acqua potabile) | D.Lgs. 18/2023 | Note |
|---|---|---|---|
| DEHP | 8 µg/L | Non incluso | Acque superficiali: 1,3 µg/L (media annua) |
| DBP | — | Non incluso | Tossico per la riproduzione (cat. 1B), restrizioni REACH |
| BBP | — | Non incluso | Tossico per la riproduzione (cat. 1B), restrizioni REACH |
| DINP | — | Non incluso | Sostituto del DEHP, limitato nei giocattoli |
Come si analizzano
Si usano la gascromatografia con spettrometria di massa (GC-MS) e, per alcuni composti, la LC-MS/MS. La difficoltà principale non è la sensibilità ma la contaminazione: gli ftalati sono presenti in tappi, tubi, guanti e polvere, quindi servono vetreria dedicata, solventi controllati e bianchi di processo a ogni serie per evitare falsi positivi.
Per lo stesso motivo il campione va raccolto in contenitori di vetro con tappo non plastificato, seguendo le indicazioni del laboratorio.
Come si riducono
Le tecnologie efficaci sono quelle per i microinquinanti organici:
- Carbone attivo granulare: trattiene bene gli ftalati a catena lunga, più affini al carbone.
- Osmosi inversa: rimozione molto elevata per tutti gli ftalati.
- Ossidazione avanzata e ozono: degradano gli ftalati, con possibile formazione di prodotti di trasformazione.
- In casa: evitare di bere l'acqua rimasta a lungo in tubi flessibili o serbatoi in plastica non idonei e sostituire componenti non certificati per acqua potabile.
Quando ha senso fare un controllo
Per l'acqua di acquedotto non è un controllo di routine. Può essere utile per un pozzo vicino a una discarica, a un'area di bonifica o a uno stabilimento che lavora materie plastiche, oppure quando un impianto è stato realizzato con materiali di cui non si conosce l'idoneità al contatto con acqua potabile. Gli ftalati non fanno parte dei pacchetti standard: per una richiesta mirata contatta il laboratorio, che ti dirà se e con quale pannello di composti è eseguibile.
Per ridurre l'esposizione complessiva conta di più la cucina: non scaldare cibi in contenitori di plastica e preferire vetro o acciaio per alimenti grassi.
Per approfondire
Domande correlate
Altri contaminanti emergenti
Microplastiche
Le microplastiche sono frammenti di plastica con dimensione inferiore a 5 mm, sempre più frequenti nelle acque superficiali, di rete e in bottiglia. Non esistono ad oggi limiti vincolanti in Italia o UE, ma la Watch list UE ha incluso le microplastiche tra le sostanze da monitorare a partire dal 2024.
Residui farmaceutici
I residui di farmaci umani e veterinari (antibiotici, antinfiammatori, antiepilettici, ormoni) sono ormai ubiquitari nelle acque superficiali italiane. Non esistono limiti vincolanti, ma diciotto principi attivi sono nella Watch list UE per acque superficiali e tre nella Watch list per acque potabili.
Glifosato e AMPA
Il glifosato è l'erbicida più utilizzato al mondo. Insieme al suo metabolita AMPA, contamina diffusamente le acque superficiali e sotterranee italiane. Per il D.Lgs. 18/2023 è soggetto al limite generale per i singoli pesticidi: 0,1 µg/L.
Ormoni e interferenti endocrini
Gli interferenti endocrini sono sostanze che alterano il funzionamento degli ormoni. Nell'acqua si trovano ormoni steroidei (estradiolo, estrone, etinilestradiolo della pillola), escreti con le urine e solo in parte trattenuti dai depuratori, e sostanze industriali come bisfenolo A e nonilfenolo. In acqua potabile sono presenti, quando lo sono, in tracce: l'unico con un limite di legge in Italia è il bisfenolo A (2,5 µg/L, D.Lgs. 18/2023); estradiolo e nonilfenolo sono nella Watch list UE.
Scheda aggiornata al 2026-10-02. Redazione tecnica del laboratorio 123Acqua.