Droghe d'abuso (cocaina, MDMA, benzoilecgonina)
CAS: 50-36-2 (cocaina) · 42542-10-9 (MDMA) · 519-09-5 (benzoilecgonina)
Cocaina, il suo metabolita benzoilecgonina, MDMA e altre sostanze stupefacenti si trovano nelle acque reflue urbane e, in tracce, nei fiumi a valle dei depuratori: arrivano con le urine dei consumatori. Non esistono limiti di legge per l'acqua potabile perché alle concentrazioni misurate (nanogrammi per litro) non c'è un rischio sanitario diretto. La loro misura nei reflui è invece uno strumento consolidato per stimare il consumo di droghe di una città.
Limite di legge in Italia
Nessun limite per le acque destinate al consumo umano, né in Italia (D.Lgs. 18/2023) né nell'UE (Direttiva 2020/2184); nessun valore guida dell'OMS. Le droghe d'abuso non sono incluse nella Watch list UE per le acque potabili. La loro misura nei reflui ha finalità epidemiologiche, non di controllo sanitario dell'acqua.
In breve
Sì, nei fiumi italiani a valle delle grandi città si misurano tracce di cocaina e di altre droghe. No, l'acqua del rubinetto non è un veicolo di esposizione rilevante: le quantità sono milioni di volte inferiori a una dose attiva e, negli acquedotti che prelevano da acque superficiali, i trattamenti di potabilizzazione le riducono ulteriormente. Il dato è interessante soprattutto per la sanità pubblica, che lo usa per stimare i consumi.
Come arrivano nell'acqua
Il percorso è lineare: consumo, escrezione con le urine, rete fognaria, depuratore, fiume. La cocaina viene trasformata dall'organismo soprattutto in benzoilecgonina, più stabile e più facile da misurare; per questo è la benzoilecgonina il marcatore usato negli studi.
I depuratori ne rimuovono una parte variabile a seconda della molecola e della tecnologia: quello che non viene trattenuto raggiunge il corpo idrico che riceve lo scarico. Per questo le concentrazioni più alte si misurano nei reflui in ingresso ai depuratori, molto più basse nei fiumi e ancora più basse, o non rilevabili, nell'acqua potabilizzata.
L'epidemiologia delle acque reflue
Misurare i metaboliti delle droghe nei reflui di un depuratore permette di stimare il consumo della popolazione servita, in modo anonimo e senza dipendere dalle dichiarazioni dei singoli. Il metodo, chiamato wastewater-based epidemiology, è stato sviluppato a metà degli anni 2000 anche grazie a studi italiani dell'Istituto Mario Negri sul fiume Po.
Oggi è coordinato in Europa dalla rete di ricerca SCORE in collaborazione con l'Agenzia dell'Unione europea sulle droghe (EUDA, già EMCDDA), che pubblica ogni anno i risultati delle città partecipanti, incluse diverse città italiane. Lo stesso approccio è stato usato durante la pandemia per seguire la circolazione di SARS-CoV-2 attraverso i reflui.
Effetti sulla salute
Per chi beve acqua di rete il rischio è considerato trascurabile: una dose ricreativa di cocaina è dell'ordine delle decine di milligrammi, mentre in un litro d'acqua superficiale si parla di nanogrammi, cioè miliardesimi di grammo. Nell'acqua potabile trattata i valori sono ancora più bassi.
Le domande aperte riguardano soprattutto l'ambiente: alcuni studi di laboratorio hanno osservato effetti su pesci esposti a cocaina a concentrazioni ambientali, e resta poco studiato l'effetto combinato di molte sostanze presenti contemporaneamente in tracce.
Come si analizzano
L'analisi richiede cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), preceduta da concentrazione del campione su cartucce di estrazione in fase solida. I laboratori di ricerca che partecipano alla rete europea seguono protocolli comuni e circuiti di confronto per rendere i dati delle diverse città confrontabili.
Non è un'analisi prevista nei controlli dell'acqua potabile e non fa parte dei pacchetti per privati o aziende: non esistendo un limite di riferimento, un risultato su un campione di rubinetto non darebbe indicazioni utili per decidere qualcosa.
Come si rimuovono
Negli impianti di potabilizzazione e nei trattamenti avanzati dei depuratori le tecnologie efficaci sono quelle usate per i microinquinanti organici in generale:
- Ozonizzazione e processi di ossidazione avanzata, che degradano la maggior parte di queste molecole.
- Carbone attivo granulare o in polvere, che le trattiene per adsorbimento.
- Nanofiltrazione e osmosi inversa, che le separano quasi completamente.
Cosa fare in pratica
Nessuna azione specifica è necessaria per l'acqua di casa. Se vuoi sapere com'è la tua acqua, è più utile partire dai parametri che hanno un limite di legge e che possono davvero variare da casa a casa: indicatori microbiologici, nitrati, metalli rilasciati dalle tubazioni, e, se vivi in zone interessate, PFAS.
Se gestisci un impianto che preleva da acque superficiali e vuoi valutare l'efficacia del trattamento sui microinquinanti, la scelta dei composti da monitorare va fatta nel piano di sicurezza dell'acqua, insieme all'autorità sanitaria.
Per approfondire
Domande correlate
Altri contaminanti emergenti
Microplastiche
Le microplastiche sono frammenti di plastica con dimensione inferiore a 5 mm, sempre più frequenti nelle acque superficiali, di rete e in bottiglia. Non esistono ad oggi limiti vincolanti in Italia o UE, ma la Watch list UE ha incluso le microplastiche tra le sostanze da monitorare a partire dal 2024.
Residui farmaceutici
I residui di farmaci umani e veterinari (antibiotici, antinfiammatori, antiepilettici, ormoni) sono ormai ubiquitari nelle acque superficiali italiane. Non esistono limiti vincolanti, ma diciotto principi attivi sono nella Watch list UE per acque superficiali e tre nella Watch list per acque potabili.
Glifosato e AMPA
Il glifosato è l'erbicida più utilizzato al mondo. Insieme al suo metabolita AMPA, contamina diffusamente le acque superficiali e sotterranee italiane. Per il D.Lgs. 18/2023 è soggetto al limite generale per i singoli pesticidi: 0,1 µg/L.
Ormoni e interferenti endocrini
Gli interferenti endocrini sono sostanze che alterano il funzionamento degli ormoni. Nell'acqua si trovano ormoni steroidei (estradiolo, estrone, etinilestradiolo della pillola), escreti con le urine e solo in parte trattenuti dai depuratori, e sostanze industriali come bisfenolo A e nonilfenolo. In acqua potabile sono presenti, quando lo sono, in tracce: l'unico con un limite di legge in Italia è il bisfenolo A (2,5 µg/L, D.Lgs. 18/2023); estradiolo e nonilfenolo sono nella Watch list UE.
Scheda aggiornata al 2026-10-02. Redazione tecnica del laboratorio 123Acqua.