1,4-diossano
CAS: 123-91-1
Il 1,4-diossano è un solvente etereo ciclico estremamente mobile in falda, usato storicamente come stabilizzante del 1,1,1-tricloroetano e oggi presente come residuo di sintesi negli etossilati (SLES, polietilenglicoli). È classificato dallo IARC come probabile cancerogeno per l'uomo (Gruppo 2B) e, pur in assenza di un limite vincolante in Italia e UE, l'EPA statunitense ha fissato un Drinking Water Equivalent Level di 0,35 µg/L. È stato rilevato in alcune falde della Pianura Padana e del bacino del Sarno.
Limite di legge in Italia
Non regolamentato in modo vincolante in Italia e UE per le acque destinate al consumo umano. L'EPA USA fissa un Drinking Water Equivalent Level (DWEL) di 0,35 µg/L per un rischio cancerogeno di 1 su 1.000.000.
Riferimento WHO: 50 µg/L — WHO Guidelines for Drinking-water Quality, 4ª edizione + addenda
Valore guida basato su effetti non cancerogeni (epatotossicità cronica). L'EPA USA applica un valore molto più restrittivo (0,35 µg/L) basandosi sul rischio oncologico.
Cos'è e origine
Il 1,4-diossano (numero CAS 123-91-1) è un etere ciclico saturo con formula C4H8O2, completamente miscibile con l'acqua e con la maggior parte dei solventi organici. È un liquido incolore dall'odore lievemente dolciastro, con tensione di vapore relativamente bassa e log Kow di -0,27, parametri che ne spiegano l'estrema affinità per la fase acquosa.
Storicamente è stato impiegato come stabilizzante del 1,1,1-tricloroetano (TCA) nelle operazioni di sgrassaggio metalli e nella sintesi di pellicole e adesivi. Le contaminazioni storiche derivano in larga parte da smaltimenti scorretti di TCA stabilizzato fino agli anni '90, prima del bando del solvente clorurato per ragioni di danno all'ozono stratosferico.
Oggi la fonte principale è la presenza come sottoprodotto non intenzionale di sintesi negli etossilati: SLES (sodio laurileter solfato) presente in shampoo e detersivi, polietilenglicoli usati in cosmetica e farmaceutica, alcune resine epossidiche. Anche le schiume antincendio AFFF di vecchia formulazione possono contenere residui.
Come arriva nell'acqua
Il 1,4-diossano arriva in falda e nelle acque superficiali attraverso scarichi di siti industriali storici (ex sgrassaggi metallici, ex stabilimenti tessili e cartari), percolato di discariche, scarichi di depuratori urbani non specificamente attrezzati e dilavamento di reflui di settori cosmetici e detergenza.
La caratteristica che lo rende particolarmente preoccupante è la sua mobilità: una volta in falda viaggia per chilometri perché non viene adsorbito dal terreno (basso Koc) e non si volatilizza significativamente. Le tecnologie tradizionali di bonifica come air stripping e carbone attivo virgine sono parzialmente o per nulla efficaci.
Negli impianti di potabilizzazione convenzionali (chiariflocculazione, filtrazione a sabbia, disinfezione con cloro) il 1,4-diossano attraversa il processo senza essere abbattuto in maniera significativa.
Effetti sulla salute (evidenza scientifica)
Lo IARC ha classificato il 1,4-diossano come probabile cancerogeno per l'uomo (Gruppo 2B) sulla base di evidenze sufficienti negli animali (tumori epatici, nasali e peritoneali in ratti e topi esposti per via orale).
Gli effetti non cancerogeni rilevanti includono epatotossicità cronica (steatosi, necrosi centrolobulare), nefrotossicità (degenerazione tubulare) e effetti sul sistema respiratorio in caso di esposizione inalatoria. L'EPA ha derivato una Reference Dose orale di 0,03 mg/kg/giorno e un Cancer Slope Factor di 0,1 (mg/kg/giorno)-1.
L'esposizione attraverso acqua potabile è la via principale per la popolazione generale; l'assorbimento dermico durante la doccia è considerato secondario ma non trascurabile per concentrazioni elevate.
Limite normativo (Italia, UE, WHO)
Va dichiarato con chiarezza: ad oggi (2026) né il D.Lgs. 18/2023 né la Direttiva UE 2020/2184 includono il 1,4-diossano tra i parametri vincolanti per le acque destinate al consumo umano. La sostanza è però sotto osservazione per una possibile inclusione nella Watch list UE.
| Riferimento | Valore | Unità | Base |
|---|---|---|---|
| WHO (4ª ed. + addenda) | 50 | µg/L | Effetti non cancerogeni |
| EPA USA — DWEL | 0,35 | µg/L | Rischio cancerogeno 1 su 10^6 |
| EPA USA — Health Advisory | 0,35 | µg/L | Esposizione lifetime |
| D.Lgs. 18/2023 | Non incluso | — | Non normato |
Come si analizza (metodo, LOQ)
L'analisi del 1,4-diossano richiede metodi sensibili e selettivi. I protocolli più affidabili sono il metodo EPA 522 (GC-MS con SPE su carbone attivato e elution con metilene cloruro) e il metodo EPA 8260D modificato con purge-and-trap e ion monitoring.
Il laboratorio 123Acqua applica GC-MS con SPE preconcentrazione raggiungendo un LOQ di 0,1 µg/L, ben al di sotto del valore guida WHO e in linea con il DWEL EPA. Per matrici complesse (acque di pozzo con elevato contenuto di sostanza organica) si utilizza una preparazione di campione più accurata con clean-up su Florisil.
Come si abbatte (tecnologie efficaci)
L'abbattimento del 1,4-diossano è tecnicamente impegnativo proprio per la sua resistenza ai trattamenti convenzionali. Le tecnologie con efficacia documentata sono:
- Processi di ossidazione avanzata (AOP) UV/H2O2 o UV/persolfato: efficienza 90-99%, sono lo standard di riferimento; richiedono però acque con bassa torbidità e basso contenuto di scavenger (bicarbonati, sostanza organica).
- Ozono/perossido (peroxone): efficace ma costoso e con possibile formazione di sottoprodotti (bromati in presenza di bromuro).
- Carbone attivo granulare (GAC): efficienza limitata (20-50%) perché il 1,4-diossano ha bassa affinità per il GAC; utilizzabile come trattamento secondario di affinamento.
- Osmosi inversa: rimozione tipica 50-80%, parziale per la piccola dimensione molecolare e la polarità del composto.
Mappa Italia: dove è più presente
Il 1,4-diossano è stato rilevato in alcune falde della Pianura Padana, in particolare in zone industriali del Lodigiano, Milanese sud e Cremonese dove operavano impianti di sgrassaggio metallico negli anni 1960-1990. Sono documentate tracce nel bacino del Sarno (area di Solofra e distretto conciario di Avellino) e in alcuni reflui di impianti cosmetici e tessili in Toscana e Veneto.
I monitoraggi ARPA su scala nazionale sono ancora frammentari perché il parametro non rientra nei controlli di routine. Le rilevazioni più sistematiche sono effettuate nelle aree di bonifica di siti contaminati di interesse nazionale (SIN).
Cosa fare se sospetti contaminazione
Se utilizzi acqua di pozzo in prossimità di un sito industriale storico (ex sgrassaggio metalli, ex tessile, ex cartiera, ex stabilimento cosmetico o detergenti) o in un'area di bonifica SIN, è consigliabile far analizzare il 1,4-diossano insieme ai solventi clorurati (VOC) in un laboratorio accreditato ISO/IEC 17025 con metodo GC-MS.
In attesa del referto, se hai motivi concreti di sospetto evita di bere l'acqua del pozzo: usa acqua imbottigliata o di rete sicura. La doccia e l'igiene personale comportano un'esposizione limitata.
Outlook normativo
Il 1,4-diossano è candidato di primo piano per l'inclusione nella prossima Watch list UE per le acque potabili. Negli Stati Uniti diversi Stati (New York, New Hampshire, New Jersey, Massachusetts) hanno già fissato limiti regolamentari tra 0,3 e 1 µg/L. È plausibile che entro il 2028 anche la UE introduca un valore guida o un limite vincolante, allineato al DWEL EPA o al valore WHO a seconda del peso dato al rischio cancerogeno.
Sul fronte produttivo, il Regolamento UE Cosmetici e diverse linee guida industriali stanno spingendo per la riduzione del 1,4-diossano residuo negli etossilati a valori inferiori a 10 ppm tramite stripping sotto vuoto durante la sintesi.
Domande correlate
Altri contaminanti emergenti
PFAS (acidi perfluoroalchilici)
I PFAS sono una famiglia di oltre 4.700 composti perfluoroalchilici di sintesi, soprannominati “forever chemicals” per la loro estrema persistenza ambientale. Sono associati a effetti tossici sul fegato, sistema immunitario e tiroide, e contaminano molte falde acquifere italiane, in particolare in Veneto, Lombardia e Piemonte.
Microplastiche
Le microplastiche sono frammenti di plastica con dimensione inferiore a 5 mm, sempre più frequenti nelle acque superficiali, di rete e in bottiglia. Non esistono ad oggi limiti vincolanti in Italia o UE, ma la Watch list UE ha incluso le microplastiche tra le sostanze da monitorare a partire dal 2024.
Residui farmaceutici
I residui di farmaci umani e veterinari (antibiotici, antinfiammatori, antiepilettici, ormoni) sono ormai ubiquitari nelle acque superficiali italiane. Non esistono limiti vincolanti, ma diciotto principi attivi sono nella Watch list UE per acque superficiali e tre nella Watch list per acque potabili.
Glifosato e AMPA
Il glifosato è l'erbicida più utilizzato al mondo. Insieme al suo metabolita AMPA, contamina diffusamente le acque superficiali e sotterranee italiane. Per il D.Lgs. 18/2023 è soggetto al limite generale per i singoli pesticidi: 0,1 µg/L.
Scheda aggiornata al 2026-05-22. Redazione tecnica laboratorio accreditato ISO/IEC 17025.