Bioreattore a membrane (MBR)
Il bioreattore a membrane (MBR) è un depuratore biologico a fanghi attivi in cui il sedimentatore finale è sostituito da membrane di ultrafiltrazione o microfiltrazione immerse nella vasca o in una vasca dedicata. Le membrane trattengono il fango e lasciano passare un'acqua depurata quasi priva di solidi sospesi, adatta allo scarico in corpi idrici sensibili e, con i controlli previsti, al riutilizzo.
Cosa rimuove
- Sostanza organica biodegradabile (BOD, gran parte del COD)
- Solidi sospesi, in modo quasi completo
- Azoto, se il processo include fasi di nitrificazione e denitrificazione
- Fosforo, con dosaggio di reagenti o rimozione biologica
- Batteri e protozoi, con forte riduzione; i virus solo in parte
Cosa NON rimuove
- Sali disciolti
- Microinquinanti persistenti e poco biodegradabili (alcuni farmaci, PFAS)
- Metalli disciolti non trattenuti dal fango
- Nitrati, se manca una fase di denitrificazione
Costo (CAPEX)
Più alto di un impianto a fanghi attivi convenzionale della stessa taglia, soprattutto per le membrane; il divario si riduce quando lo spazio è limitato o quando il riuso dell'acqua è un obiettivo.
Costo gestione (OPEX)
Il costo di esercizio è dominato dall'energia (l'aerazione serve sia alla biologia sia alla pulizia delle membrane), dalle pulizie chimiche periodiche e dalla sostituzione delle membrane a fine vita.
Spazio richiesto
Più compatto di un impianto convenzionale: non serve il sedimentatore secondario e la vasca biologica lavora con concentrazioni di fango più elevate. Esistono anche unità prefabbricate per piccoli insediamenti.
In breve
Un MBR è la scelta giusta quando servono un'acqua depurata di qualità molto alta, poco spazio o il riutilizzo dell'acqua trattata. Il prezzo da pagare è un consumo di energia maggiore e una gestione più attenta, soprattutto per evitare che le membrane si sporchino. Riguarda la depurazione delle acque reflue, non il trattamento dell'acqua da bere.
Come funziona
Nella vasca biologica i microrganismi degradano la sostanza organica del refluo, come in un depuratore tradizionale. La differenza è nella separazione finale: invece di lasciar sedimentare il fango, l'acqua viene aspirata attraverso membrane con pori di frazioni di micrometro, in genere a fibre cave o a piastre. Il fango resta nella vasca, l'acqua filtrata (permeato) esce limpida.
Poiché il fango non viene perso con l'effluente, la biomassa può essere mantenuta a concentrazioni più alte e con età del fango maggiori, a vantaggio della nitrificazione e della compattezza dell'impianto. L'aria insufflata sotto le membrane le mantiene pulite, mentre controlavaggi e pulizie chimiche periodiche rimuovono i depositi.
Cosa rimuove e cosa no
L'effluente di un MBR ha solidi sospesi e torbidità molto bassi e una carica batterica fortemente ridotta, perché le membrane fanno da barriera fisica. Con una configurazione adeguata rimuove bene anche azoto e fosforo.
Non trattiene i sali disciolti e lascia passare buona parte dei microinquinanti persistenti, come alcuni farmaci e i PFAS. Se l'effluente deve raggiungere obiettivi su queste sostanze servono trattamenti aggiuntivi, come carbone attivo, ozonizzazione o ossidazione avanzata. Per alcuni usi del riutilizzo è comunque richiesta una disinfezione finale.
Gestione e punti critici
Il problema principale è lo sporcamento delle membrane (fouling): depositi di fango, sostanze organiche e incrostazioni riducono la permeabilità e fanno salire la pressione necessaria. Si gestisce con l'aerazione delle membrane, cicli di rilassamento o controlavaggio, pulizie chimiche di mantenimento e, periodicamente, pulizie più energiche.
Servono inoltre una buona grigliatura fine a monte (fibre e capelli danneggiano le membrane), una vasca di equalizzazione per smorzare i picchi di carico e personale formato. L'impianto è sensibile alle sostanze tossiche per la biomassa, come i picchi di metalli o solventi.
Quando conviene
Rispetto a un depuratore a fanghi attivi seguito da sedimentazione, l'MBR conviene quando lo scarico avviene in un'area sensibile, quando lo spazio è poco, quando si vuole ampliare un impianto esistente senza nuove vasche o quando l'acqua depurata deve essere riutilizzata. Per piccoli insediamenti isolati con esigenze meno stringenti esistono soluzioni più semplici e meno energivore, come i sistemi a fanghi attivi compatti o la fitodepurazione.
Riferimenti normativi
Lo scarico dell'impianto è regolato dal D.Lgs. 152/2006 (Allegato 5 alla Parte Terza): Tabella 3 o Tabella 4 a seconda del recapito, Tabelle 1 e 2 per gli impianti di acque reflue urbane. Il riutilizzo delle acque depurate è disciplinato a livello nazionale (storicamente dal D.M. 185/2003) e, per l'irrigazione agricola, dal Regolamento (UE) 2020/741, che fissa prescrizioni minime di qualità e di monitoraggio.
I fanghi di supero sono rifiuti e la loro gestione, compreso l'eventuale utilizzo in agricoltura secondo il D.Lgs. 99/1992, segue regole proprie.
Cosa analizzare
Per verificare un MBR si controllano in ingresso e in uscita BOD5, COD, solidi sospesi, azoto (ammoniacale, nitrico, totale), fosforo totale ed E. coli; per il riutilizzo si aggiungono i parametri previsti dall'autorizzazione. Il pacchetto Reflui industriali Tab. 3 di 123Acqua copre i parametri di base dello scarico; i controlli per il riutilizzo si definiscono su preventivo. Il referto è firmato dal Direttore tecnico.
Specifiche tecniche
| Parametro | Range tipico | Unità |
|---|---|---|
| Separazione solido-liquido | UF o MF | |
| Configurazione membrane | immerse o esterne | |
| Solidi sospesi nel permeato | molto bassi |
Domande correlate
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Confronta con
Ultrafiltrazione (UF)
Filtrazione su membrana a fibre cave o spirale con cutoff molecolare 1.000–500.000 Da (0,001–0,1 µm) che trattiene macromolecole, colloidi, batteri e virus ma lascia passare sali e molecole piccole.
Tecnologie a membranaMicrofiltrazione (MF)
Filtrazione meccanica su membrana o cartuccia con cutoff 0,1–10 µm che trattiene particelle in sospensione, alghe, alcuni protozoi e parte dei batteri di grandi dimensioni.
Trattamento chimicoDenitrificazione biologica
Riduzione dei nitrati ad azoto gassoso (N₂) operata da batteri denitrificanti eterotrofi o autotrofi in reattori a biofilm in condizioni anossiche con donatore di elettroni esterno (etanolo, metanolo, idrogeno).
Ultimo aggiornamento: 2026-10-02. Redazione tecnica 123Acqua — laboratorio di analisi delle acque.