Cromo VI in zona Brescia (SIN Caffaro): contaminazione storica
Il Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia-Caffaro, perimetrato dal Ministero dell'Ambiente nel 2002, è uno dei casi più documentati di contaminazione storica della falda acquifera bresciana da metalli pesanti e PCB. L'attività della Caffaro Chimica SpA, attiva dal 1906 al 1984, ha rilasciato nella falda quaternaria sottostante quantità significative di cromati esavalenti, mercurio, PCB e diossine. Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite di cromo totale a 25 µg/L (in vigore dal 12 gennaio 2026): la speciazione Cr(III)/Cr(VI) richiede metodi cromatografici dedicati (IC-ICP-MS) e l'autocontrollo accreditato è la sola misura attendibile della reale conformità al rubinetto.
Limite di legge (Italia)
25 µg/L
D.Lgs. 18/2023, Allegato I, Parte B (valore di parametro per cromo totale, in vigore dal 12 gennaio 2026)
Valore transitorio 50 µg/L fino al 11 gennaio 2026. Il D.Lgs. 18/2023 non distingue Cr(III) da Cr(VI): la speciazione è discrezionale ma raccomandata per le acque della falda bresciana.
Riferimento WHO
50 µg/L
WHO Guidelines for Drinking-water Quality, 4ª ed. (provisional, cromo totale)
Il SIN Caffaro: 78 anni di produzione di cromati e PCB nel cuore di Brescia
La Caffaro Chimica SpA, fondata nel 1906 e operativa nel quartiere Chiesanuova-San Polo di Brescia fino al 1984, ha rappresentato per quasi otto decenni il principale polo industriale italiano della cloro-soda e dei composti clorurati. Lo stabilimento, esteso su circa 110 ettari, ha prodotto cromati di sodio e potassio per concerie e galvaniche, sodio bicromato, PCB (policlorobifenili) e numerosi composti organoclorurati. La produzione era servita da una rete di vasche di processo, serbatoi interrati, condotte di scarico e tubazioni in acciaio o cemento non protette, da cui per decenni sono filtrate quantità significative di reflui di processo nella falda acquifera quaternaria sottostante.
Nel 2002 il Ministero dell'Ambiente ha perimetrato il Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia-Caffaro con Decreto 24 febbraio 2003, includendo l'area dello stabilimento e una fascia residenziale e agricola circostante (quartieri Primo Maggio, Chiesanuova, San Polo) per un'estensione complessiva di circa 270 ettari. La perimetrazione ha riconosciuto formalmente la presenza di contaminazione storica della matrice suolo, sottosuolo e acque sotterranee da PCB, diossine, mercurio, cromo (sia trivalente sia esavalente) e composti organoclorurati.
La caratterizzazione condotta da ARPA Lombardia e dal Ministero ha evidenziato concentrazioni di Cr(VI) in falda nell'intervallo 10-300 µg/L nelle aree direttamente sottostanti lo stabilimento, con valori che si attenuano progressivamente verso valle idrogeologica (direzione est-sud-est, verso il fiume Mella). I cromati esavalenti, altamente solubili e mobili, sono migrati per chilometri nella falda quaternaria, raggiungendo pozzi di emungimento privati e alcuni campi di pozzi storicamente utilizzati per uso potabile dall'acquedotto cittadino.
Cromo totale, Cr(III) e Cr(VI): la distinzione fondamentale
Il cromo in soluzione acquosa si presenta in due stati di ossidazione di rilevanza tossicologica e ambientale: il cromo trivalente Cr(III), nutriente essenziale per l'organismo umano (cofattore della tolleranza al glucosio), poco solubile in acque neutre-basiche e a bassa biodisponibilità, e il cromo esavalente Cr(VI), classificato dallo IARC nel Gruppo 1 come cancerogeno certo per l'uomo per via inalatoria e con sospetta cancerogenicità per via orale.
Le due specie hanno comportamento idrogeochimico opposto: Cr(III) precipita come idrossido Cr(OH)₃ a pH superiore a 6 e tende a restare immobilizzato nel suolo, mentre Cr(VI), presente come cromato CrO₄²⁻ o dicromato Cr₂O₇²⁻, è altamente solubile, mobile in falda e poco trattenuto dalle matrici solide. Per questo motivo le contaminazioni industriali da cromati esavalenti producono pennacchi di contaminazione molto estesi, come nel caso bresciano.
Sul piano sanitario, il Cr(VI) per via orale è classificato dall'EPA statunitense come probabile cancerogeno (Group B2) con riscontri di tumori intestinali nei roditori; gli studi epidemiologici sulla popolazione di Hinkley (California, caso noto dal film 'Erin Brockovich') hanno mostrato eccessi di alcuni tumori, anche se l'evidenza in popolazioni esposte a basse concentrazioni resta dibattuta. L'OMS mantiene un valore guida provvisorio di 50 µg/L per il cromo totale, mentre la California (OEHHA) ha fissato un Public Health Goal di 0,02 µg/L per il solo Cr(VI), riferimento estremamente cautelativo che non ha equivalente normativo in Europa.
Limite normativo: 25 µg/L cromo totale dal 12 gennaio 2026
Il D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18, in attuazione della Direttiva (UE) 2020/2184, fissa il valore di parametro per il cromo totale a 25 µg/L con entrata in vigore al 12 gennaio 2026. Fino a tale data resta in vigore il valore transitorio di 50 µg/L previsto dal precedente D.Lgs. 31/2001. Il limite normativo è espresso come cromo totale (somma di tutte le forme presenti) e non distingue Cr(III) da Cr(VI): è quindi possibile, in linea di principio, rispettare il limite anche con una componente non trascurabile di Cr(VI), fino a quando la somma totale resta sotto soglia.
Per le acque della falda bresciana, in considerazione della specificità della contaminazione storica, l'ASL competente (ATS Brescia) e ARPA Lombardia hanno adottato un protocollo di monitoraggio che prevede la determinazione separata di Cr(VI) sui pozzi e sulle captazioni potenzialmente interessate dal pennacchio Caffaro. Il dato di Cr(VI) è quindi disponibile sui report di gestione pubblicati periodicamente da A2A Ciclo Idrico e da AcqueBresciane, i due principali gestori del Servizio Idrico Integrato della provincia.
Gestori e monitoraggio: A2A Ciclo Idrico, AcqueBresciane, ARPA Lombardia
Il Servizio Idrico Integrato del territorio bresciano è gestito da A2A Ciclo Idrico (per il Comune di Brescia e numerosi Comuni della cintura) e da AcqueBresciane (per gran parte della provincia, in particolare valli e bassa pianura). Entrambi i gestori operano sotto la vigilanza di ATS Brescia e ARPA Lombardia, che effettua il monitoraggio ambientale della falda all'interno del SIN attraverso una rete di piezometri di controllo.
Le captazioni dell'acquedotto cittadino di Brescia storicamente più vicine al perimetro Caffaro (campo pozzi di Mompiano, in particolare) sono state oggetto di valutazione approfondita: alcuni pozzi sono stati chiusi o riservati a usi non potabili, altri sono stati equipaggiati con impianti di abbattimento dedicati, e il sistema acquedottistico è stato riorganizzato per privilegiare le sorgenti carsiche delle Prealpi Bresciane (Mompiano dalle sorgenti, Botticino, Lumezzane) meno esposte alla contaminazione di pianura.
I dati di monitoraggio mostrano per l'acqua di rete di Brescia città valori di cromo totale tipicamente compresi tra 1 e 5 µg/L, ampiamente sotto il limite di 25 µg/L, con Cr(VI) di norma sotto 2 µg/L. La situazione resta tuttavia eterogenea: alcuni pozzi privati a uso autonomo (orti, industrie, ex insediamenti agricoli) nelle aree perimetrate del SIN possono ancora presentare valori elevati e richiedono autocontrollo.
Rischio per la salute: esposizione cronica e cancerogenicità
L'esposizione cronica al Cr(VI) per via orale è oggetto di valutazione tossicologica continua. Il National Toxicology Program degli Stati Uniti ha documentato nei roditori un'incidenza significativa di tumori intestinali a esposizioni croniche tra 5 e 180 mg/L (concentrazioni molto più elevate di quelle tipiche dell'acqua potabile). Gli studi epidemiologici su popolazioni umane esposte a concentrazioni dell'ordine di 100-400 µg/L mostrano segnali di incremento del rischio di tumori dello stomaco, anche se l'evidenza ha intervalli di confidenza ampi.
Per la popolazione bresciana attualmente servita da rete pubblica con valori medi sotto 5 µg/L, il rischio sanitario residuo è considerato trascurabile da ATS Brescia e dall'Istituto Superiore di Sanità. Il rischio resta concentrato sui consumatori di acqua di pozzi privati non trattati e non monitorati all'interno o ai margini del perimetro SIN, in particolare nei quartieri Primo Maggio, Chiesanuova, San Polo e Lamarmora.
La Caffaro Brescia SpA (subentrata nella gestione del sito dopo il fallimento del 2009) e il Commissario Straordinario nominato dal Ministero dell'Ambiente proseguono le attività di bonifica della falda mediante pump-and-treat (emungimento e trattamento delle acque contaminate prima della reimmissione in corpo idrico superficiale), barriere idrauliche e trattamenti chimici di immobilizzazione del Cr(VI) con riduzione a Cr(III).
Come si analizza: cromatografia ionica e speciazione IC-ICP-MS
Per la determinazione del cromo totale il metodo accreditato di riferimento è la spettrometria di massa con plasma accoppiato induttivamente (ICP-MS) secondo UNI EN ISO 17294-2:2016, con limiti di quantificazione tipici di 0,2-0,5 µg/L e incertezza estesa del 10-15%. Il metodo è applicabile in routine e fornisce il valore di cromo totale richiesto dal D.Lgs. 18/2023.
Per la determinazione separata del Cr(VI) si utilizza la cromatografia ionica con derivatizzazione post-colonna e rivelazione spettrofotometrica (metodo EPA 218.6 e EPA 218.7) oppure, per maggiore sensibilità, l'accoppiamento cromatografia ionica + ICP-MS (IC-ICP-MS, metodo EPA 218.6). Quest'ultimo consente LOQ di 0,02-0,05 µg/L sul Cr(VI), essenziale per studi epidemiologici approfonditi e per la verifica di efficacia degli impianti di bonifica.
L'analisi della speciazione richiede campionamento dedicato (conservazione del campione in tampone ammoniacale per stabilizzare il rapporto Cr(III)/Cr(VI) e prevenire conversioni in fase di trasporto) e laboratori accreditati ISO/IEC 17025 con strumentazione IC-ICP-MS dedicata. È una determinazione discrezionale (non richiesta dal D.Lgs. 18/2023) ma fortemente raccomandata per acque originate dalla falda bresciana o da qualunque area con contaminazione industriale documentata da cromati.
Come si abbatte il cromo dall'acqua
Le tecnologie di abbattimento del Cr(VI) sfruttano la sua riduzione a Cr(III), seguita dalla precipitazione e filtrazione dell'idrossido cromico:
- Riduzione chimica con bisolfito di sodio, solfato ferroso o ditionito a pH 7-8, seguita da coagulazione e filtrazione: tecnologia centralizzata di acquedotto, efficienza superiore al 95% sul Cr(VI).
- Resine a scambio anionico fortemente basiche selettive per cromati: applicabili sia in impianti centralizzati sia in versioni point-of-entry domestiche, con rigenerazione a salamoia caustica.
- Adsorbimento su ferro zero-valente granulare (Fe⁰): riduce Cr(VI) a Cr(III) per via elettrochimica, particolarmente efficace nelle barriere reattive permeabili per la bonifica della falda.
- Osmosi inversa: rimuove oltre il 95% sia di Cr(III) sia di Cr(VI), soluzione preferita per il punto-uso domestico (sottolavello cucina).
Cosa fare nel tuo caso specifico
Se vivi nel Comune di Brescia o nella cintura servita da A2A Ciclo Idrico, e in particolare nei quartieri Primo Maggio, Chiesanuova, San Polo, Lamarmora o nelle aree confinanti con il perimetro del SIN Caffaro, è opportuno consultare i bollettini di qualità pubblicati periodicamente dal gestore e dall'ATS Brescia, che riportano cromo totale e Cr(VI). Per i consumatori più attenti, un'analisi accreditata annuale al rubinetto domestico con metodo ICP-MS più speciazione IC-ICP-MS fornisce la conferma definitiva della conformità.
Se l'acqua proviene da pozzo privato all'interno o ai margini del SIN, l'autocontrollo analitico annuale è essenziale: la probabilità di trovare valori di Cr(VI) superiori a 5-10 µg/L è non trascurabile, in particolare per pozzi superficiali (quaternario alluvionale) e per pozzi non più utilizzati per uso potabile ma ancora attivi per orti e usi promiscui.
Il pacchetto Plus di 123Acqua include cromo totale in ICP-MS e, in opzione, la speciazione Cr(III)/Cr(VI) tramite IC-ICP-MS. Per residenti del SIN e per attività produttive con pozzo all'interno del perimetro, la determinazione speciata è la scelta tecnicamente più informativa.
Metodi analitici accreditati
| Metodo | LOQ | Norma di riferimento |
|---|---|---|
| ICP-MS cromo totale | 0,2 µg/L | UNI EN ISO 17294-2:2016 |
| IC-ICP-MS speciazione Cr(III)/Cr(VI) | 0,05 µg/L su Cr(VI) | EPA 218.6 / EPA 218.7 |
| Cromatografia ionica con derivatizzazione spettrofotometrica | 1 µg/L su Cr(VI) | APAT CNR IRSA 3150 B |
Tecnologie di trattamento correlate
- Riduzione chimica con bisolfito e coagulazione
- Resine a scambio anionico selettive per cromati
- Osmosi inversa sottolavello
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Ultimo aggiornamento: 2026-05-22