Acanthamoeba
Acanthamoeba spp.
Ameba a vita libera ubiquitaria in acque dolci e suoli, agente della cheratite acanthamebica nei portatori di lenti a contatto. È inoltre un veicolo intracellulare protettivo per Legionella e altri patogeni dei biofilm idrici.
Dose infettante
Non definita con precisione: per la cheratite anche poche cisti che contaminino il caso lenti o la soluzione di conservazione possono determinare infezione in presenza di micro-traumi corneali.
Resistenza al cloro
Trofozoiti sensibili (CT 2–5 mg·min/L per 2 log), cisti molto resistenti (CT 30–80 mg·min/L per 2 log); la clorazione standard delle reti non garantisce abbattimento delle cisti.
Metodo analitico di riferimento
Procedura interna validata su riferimenti CDC e WHO
Quadro sintetico
- Reservoir
- Acque dolci di rete, di pozzo e superficiali, suoli, polveri domestiche, biofilm di tubazioni, soluzioni saline e disinfettanti per lenti a contatto contaminate, condizionatori, umidificatori.
- Trasmissione
- Contatto oculare con acqua del rubinetto non sterile durante uso e manutenzione di lenti a contatto morbide; inalazione di aerosol nei soggetti immunodepressi (rara encefalite granulomatosa); contatto cutaneo su lesioni preesistenti.
- Sintomi
- Cheratite acanthamebica: dolore oculare sproporzionato rispetto ai segni, fotofobia intensa, iperemia congiuntivale, infiltrato corneale anulare. Encefalite granulomatosa amebica negli immunodepressi (rara, prognosi infausta).
- Sensibilità a UV
- Trofozoiti sensibili a 10–20 mJ/cm², cisti resistenti: richiesti 40–120 mJ/cm² per 3 log di inattivazione.
- Sensibilità al calore
- Cisti inattivate a 65 °C per circa 30 minuti; trofozoiti a 50 °C in pochi minuti. Le soluzioni per lenti a contatto vanno sterilizzate o usate sterili: l’acqua di rete è inadeguata.
- Limite normativo
- Nessun limite specifico nel D.Lgs. 18/2023 né nelle direttive UE: organismo non incluso nei parametri di routine. WHO e linee guida oculistiche raccomandano di NON usare acqua di rete per pulizia/conservazione di lenti a contatto e di considerare Acanthamoeba nella valutazione del rischio per reti idriche di strutture sanitarie e dialisi.
Descrizione e tassonomia
Acanthamoeba è un protozoo ameboide a vita libera appartenente alla famiglia Acanthamoebidae. Il genere comprende oltre 25 specie, suddivise in 23 genotipi (T1–T23) sulla base del gene 18S rRNA: i genotipi T3, T4, T5, T11 e T15 sono responsabili della maggior parte dei casi clinici di cheratite, con T4 nettamente predominante a livello mondiale.
Il ciclo biologico prevede due forme: il trofozoita (10–45 µm), ameboide con acanto-podi caratteristici (proiezioni citoplasmatiche sottili e appuntite), e la cisti (10–20 µm), a doppia parete (esocisti rugosa e endocisti poligonale), straordinariamente resistente a disinfettanti, essiccazione e temperature avverse. Le cisti possono restare vitali nell’ambiente per anni.
Acanthamoeba è inoltre nota come "cavallo di Troia microbico" perché ospita al suo interno numerosi patogeni intracellulari (Legionella pneumophila, Mycobacterium avium, Pseudomonas aeruginosa, Helicobacter pylori, virus giganti), proteggendoli dai disinfettanti e fungendo da reservoir ambientale e da veicolo di amplificazione nelle reti idriche.
Habitat e modalità di trasmissione
L’habitat è estremamente vasto: Acanthamoeba è una delle amebe più diffuse al mondo, isolata in acque dolci e marine, suoli, sedimenti, polveri domestiche, sistemi di climatizzazione, biofilm di tubazioni metalliche e plastiche, vasche idromassaggio, fontane ornamentali, lenti a contatto e relativi contenitori, soluzioni saline contaminate, umidificatori e CPAP.
La principale via di rischio per l’uomo NON è l’ingestione (il succo gastrico inattiva i trofozoiti) ma il contatto oculare con acqua di rete non sterile durante uso e manutenzione di lenti a contatto morbide. Lavare le lenti sotto il rubinetto, conservarle in acqua del rubinetto, fare la doccia o nuotare con le lenti indossate sono comportamenti a rischio documentato.
Negli immunodepressi (HIV avanzato, trapiantati, pazienti oncologici) Acanthamoeba può causare encefalite granulomatosa amebica (GAE) per disseminazione ematogena dopo ingresso cutaneo, polmonare o sinusale, e infezioni cutanee disseminate. La via idrica indiretta tramite biofilm contaminati è documentata in cluster ospedalieri.
Patogenesi e quadro clinico
La cheratite acanthamebica è una infezione corneale grave: l’incidenza è bassa ma in crescita con la diffusione delle lenti a contatto morbide (stima: 1–2 casi ogni milione di portatori/anno nei paesi industrializzati, fino a 17/milione nel Regno Unito). I trofozoiti aderiscono all’epitelio corneale danneggiato, penetrano nello stroma e attivano una intensa risposta infiammatoria con dolore sproporzionato, fotofobia, lacrimazione, riduzione del visus, infiltrato anulare patognomonico nelle fasi avanzate.
La diagnosi è spesso ritardata di settimane perché il quadro iniziale è confuso con cheratite erpetica o batterica. Il trattamento richiede mesi di terapia topica combinata (biguanidi PHMB o clorexidina, diamidina propamidina) e talora cheratoplastica. La prognosi visiva dipende dalla precocità diagnostica: ritardi superiori a 3 settimane comportano elevato rischio di perdita visiva permanente.
L’encefalite granulomatosa amebica (GAE) è una sindrome subacuta degli immunodepressi: cefalea, alterazioni mentali, deficit focali, convulsioni, evoluzione in coma in settimane o mesi. La diagnosi è frequentemente post-mortem; la letalità supera il 90% anche con terapia combinata.
Diagnosi di laboratorio
La diagnosi clinica di cheratite si basa su raschiato corneale con esame microscopico diretto a fresco (osservazione di trofozoiti mobili e cisti), coltura su agar non-nutritivo seminato con Escherichia coli K12 inattivata a 30 °C per 7–14 giorni, microscopia confocale in vivo (rapido screening non invasivo), real-time PCR specifica per il gene 18S rRNA con sequenziamento di genotipo.
Per le indagini ambientali su acqua il riferimento è la filtrazione di 1–10 L su membrana 0,45 µm, semina su agar non-nutritivo con E. coli a 25–30 °C, identificazione morfologica con conferma molecolare. Per soluzioni di conservazione lenti, casi lenti e dispositivi medici si applicano protocolli specifici di estrazione e arricchimento.
È raccomandato indagare in parallelo i patogeni endosimbionti (Legionella, micobatteri) data la nota associazione biologica. Il laboratorio fornisce ricerca di Acanthamoeba su matrici ambientali per indagini su lenti a contatto, reti idriche di strutture sanitarie e dialisi.
Resistenza alla disinfezione
I trofozoiti di Acanthamoeba sono moderatamente sensibili al cloro libero (CT 2–5 mg·min/L per 2 log), ma le cisti a doppia parete sono fra le forme microbiche più resistenti ai disinfettanti utilizzati nel trattamento delle acque. Cloro libero richiede CT di 30–80 mg·min/L per 2 log, biossido di cloro è marginalmente più efficace, e nemmeno la combinazione di filtrazione standard e disinfezione delle reti idriche garantisce abbattimento completo.
La radiazione UV-C sui trofozoiti è efficace a basse dosi, ma sulle cisti richiede 40–120 mJ/cm² per 3 log, molto oltre le dosi tipiche degli impianti UV per acqua potabile. L’ozonizzazione è efficace (CT 1–3 mg·min/L per le cisti). Il trattamento termico a 65 °C inattiva le cisti in circa 30 minuti, motivo per cui la disinfezione termica delle reti calde sanitarie ≥ 60 °C è una misura preventiva efficace.
Le soluzioni disinfettanti per lenti a contatto offrono efficacia variabile: i sistemi a perossido di idrogeno (3%) con neutralizzazione lenta sono più efficaci dei sistemi multipurpose; nessun sistema garantisce comunque sterilità in caso di contaminazione massiva. La raccomandazione clinica univoca è di evitare totalmente il contatto delle lenti con acqua di rete.
Quando far analizzare l’acqua
L’analisi NON rientra nei controlli di routine di un acquedotto o di un pozzo privato. Va attivata in scenari specifici: reti idriche di strutture sanitarie (terapie intensive, oncologia, oculistica, trapianti), impianti di dialisi (dove la presenza è una grave criticità di sicurezza), case di cura per immunodepressi, reti idriche calde sanitarie associate a cluster di legionellosi (Acanthamoeba è un noto reservoir di Legionella), produzione di soluzioni sterili e cosmetici per uso oftalmico.
In ambito domestico è raccomandata l’analisi in caso di cheratite acanthamebica già diagnosticata in un portatore di lenti a contatto, per identificare la sorgente e attuare bonifica della rete. La ricerca va sempre affiancata a Legionella, micobatteri non tubercolari e Pseudomonas, dato il significato di indicatore ecologico di un biofilm complesso.
Casi italiani ed epidemiologia
La cheratite acanthamebica in Italia è sottostimata: i centri di riferimento oculistico (Padova, Roma, Milano) gestiscono alcune decine di casi confermati all’anno, in larga maggioranza in portatori di lenti a contatto morbide tra i 20 e i 40 anni. Gli outbreak documentati in Europa e Stati Uniti sono stati associati a soluzioni multipurpose specifiche poi ritirate dal commercio e a comportamenti di uso non corretto (doccia con lenti, uso prolungato, conservazione in acqua del rubinetto).
Studi ambientali italiani hanno isolato Acanthamoeba in una percentuale significativa di campioni di acqua del rubinetto domestica e di reti di strutture sanitarie, sempre con cariche basse ma sufficienti a rappresentare un rischio per gli utenti di lenti a contatto. La consapevolezza professionale è cresciuta ma il messaggio al pubblico resta sotto-comunicato.
La buona pratica raccomandata da Società Oftalmologica Italiana e linee guida internazionali è univoca: usare esclusivamente soluzioni sterili dedicate per pulizia e conservazione, sostituire il caso lenti almeno mensilmente, non riutilizzare la soluzione, evitare doccia, piscina e mare con lenti indossate, considerare lenti giornaliere monouso come opzione di minor rischio per portatori abituali.
Metodi analitici
| Metodo | Norma | LOD | LOQ | Matrice |
|---|---|---|---|---|
| Filtrazione su membrana – coltura agar non-nutritivo con E. coli | Procedura interna validata su riferimenti CDC e WHO | 1 ameba/L (con filtrazione 10 L) | 1 ameba/L | Acqua sanitaria, acque di rete, soluzioni lenti a contatto |
| Real-time PCR specie-specifica e genotipizzazione (18S rRNA) | Procedura interna validata | 10 copie/reazione | 50 copie/reazione | Acqua concentrata, raschiato corneale, biofilm |
| Identificazione morfologica trofozoiti/cisti | Procedura interna validata | qualitativo | qualitativo | Coltura, sedimenti, biofilm |
Riferimenti normativi e metodologici
- WHO Guidelines for Drinking-water Quality, 4th edition (2022 update)
- CDC — Acanthamoeba Keratitis (2024)
- Società Oftalmologica Italiana — Linee guida cheratiti microbiche
- D.Lgs. 18/2023 — valutazione del rischio
- Marciano-Cabral F. & Cabral G., Acanthamoeba spp. as agents of disease in humans (Clin Microbiol Rev)
Avvertenza
Contenuto divulgativo e tecnico-normativo: NON sostituisce un parere medico o microbiologico clinico. In caso di sospetta esposizione o sintomi rivolgersi al proprio medico curante o alla ASL di competenza.
Ultimo aggiornamento: 2026-05-22