Arsenico nell'acqua in zona Viterbo: cosa fare
La provincia di Viterbo e la Tuscia laziale ospitano la più documentata anomalia geogenica italiana per l'arsenico: gli acquiferi delle vulcaniti dei Distretti Vulsini, Cimini e Sabatini rilasciano As(III) e As(V) in concentrazioni storicamente comprese tra 10 e oltre 50 µg/L. Il limite di parametro vigente è 10 µg/L (D.Lgs. 18/2023) e le deroghe UE in essere fino al 2017 (Decisione UE 2010/335) sono state definitivamente revocate: oggi i Comuni della provincia sono serviti da impianti di adsorbimento su ossi-idrossidi di ferro, ma l'autocontrollo accreditato sul rubinetto resta lo strumento più affidabile per verificare la conformità reale dell'erogato.
Limite di legge (Italia)
10 µg/L
D.Lgs. 18/2023, Allegato I, Parte B
Le storiche deroghe UE per la Tuscia (Decisione 2010/335/UE) sono state revocate il 31 dicembre 2017: dal 2018 vale il limite ordinario di 10 µg/L senza eccezioni.
Riferimento WHO
10 µg/L
WHO Guidelines for Drinking-water Quality, 4ª ed. con addendum 2017
Perché la Tuscia è la zona italiana più nota per l'arsenico
L'arsenico naturale dei territori a nord di Roma è un caso di scuola della geochimica idrica europea. Nell'arco di circa 600.000 anni i Distretti Vulcanici dei Vulsini (lago di Bolsena), dei Cimini (lago di Vico) e dei Sabatini (lago di Bracciano) hanno depositato vulcaniti acide (trachiti, fonoliti, leucititi) ricche di vetro vulcanico e solfuri primari contenenti As. Le acque meteoriche, percolando attraverso questi prodotti piroclastici e infiltrandosi nelle vulcaniti fratturate, dissolvono lentamente l'arsenico dalla matrice solida, soprattutto sotto forma di arsenato As(V) in condizioni ossidanti e di arsenito As(III) in condizioni più riducenti tipiche degli acquiferi profondi.
Le concentrazioni storicamente misurate negli acquiferi non trattati della provincia di Viterbo si collocano nell'intervallo 10-60 µg/L, con punte oltre 100 µg/L in alcune sorgenti termali e in pozzi privati profondi delle aree più prossime ai centri eruttivi. Il fenomeno coinvolge oltre 90 Comuni e una popolazione complessiva superiore a 300.000 abitanti, distribuiti fra il Comune di Viterbo, Civita Castellana, Tarquinia, Vetralla, Montefiascone, Bagnoregio, Bolsena, Acquapendente e numerosi centri minori.
La medesima fenomenologia interessa, con intensità variabile, anche la fascia settentrionale del Lazio (Bracciano, Trevignano, Anguillara) e si estende verso la Toscana meridionale (Amiata, Valdichiana) e l'alto Lazio in direzione di Civitavecchia. Le condizioni geochimiche regionali (vulcanismo quaternario, sistemi geotermici a bassa entalpia) sono il denominatore comune.
Il percorso normativo: dalle deroghe UE 2010 al limite ordinario di 10 µg/L
Per circa quindici anni i Comuni della Tuscia hanno operato sotto regime di deroga sanitaria: il limite OMS di 10 µg/L, adottato dalla Direttiva 98/83/CE e recepito dal D.Lgs. 31/2001 a partire dal 25 dicembre 2003, risultava strutturalmente non raggiungibile con le sole acque sorgive naturali. L'Italia ha quindi ottenuto dalla Commissione Europea una serie di deroghe consecutive (Decisione 2010/335/UE del 17 giugno 2010 essendo l'ultima formalizzata) che hanno autorizzato l'erogazione di acque con As fino a 50 µg/L, condizionate all'obbligo di installazione di impianti di abbattimento entro la scadenza del 31 dicembre 2012, poi prorogata.
Il superamento del regime derogatorio è stato completato entro il 31 dicembre 2017. Da quella data tutti i Comuni interessati operano con il limite ordinario di 10 µg/L. Il D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18, che recepisce la Direttiva (UE) 2020/2184, conferma il valore di parametro a 10 µg/L senza eccezioni e impone agli Acquedotti la valutazione del rischio dalla captazione al rubinetto (Water Safety Plan).
Sul piano regionale, il Decreto della Regione Lazio del 2010 ha imposto la dichiarazione formale dei siti di captazione interessati, l'installazione di cartellonistica informativa nei Comuni in deroga e la trasparenza pubblica dei dati di monitoraggio: provvedimenti oggi superati ma che hanno costituito la base operativa della gestione del rischio fino al 2017.
Gestori, impianti e tecnologie attualmente in esercizio
Il gestore del Servizio Idrico Integrato per la provincia di Viterbo è Talete SpA, partecipata dei Comuni dell'ATO 1 Lazio Nord. Talete gestisce oggi una rete di oltre quaranta impianti di abbattimento dell'arsenico distribuiti sulle captazioni significative, basati prevalentemente sull'adsorbimento su ossi-idrossidi di ferro granulari. Il media filtrante più diffuso è Bayoxide E33 (Lanxess), un ossido di ferro α-FeOOH di tipo goethitico ad alta superficie specifica, selettivo per As(V) e capace di trattare migliaia di volumi di letto prima dell'esaurimento. Altre installazioni utilizzano GEH (Granular Ferric Hydroxide) o resine ibride a base di ferro.
Il pre-trattamento prevede generalmente una ossidazione mite con ipoclorito o permanganato per convertire As(III) (più mobile e meno trattenuto) ad As(V), seguita dal letto adsorbente in colonna. L'esausto è classificato come rifiuto speciale non pericoloso a seguito di test di cessione (UNI EN 12457-2) e smaltito in discariche autorizzate.
Il monitoraggio è eseguito da Talete con frequenze variabili in funzione della classe di rischio (mensile per le captazioni storicamente critiche), affiancato dai controlli esterni dell'Azienda USL competente e dell'ARPA Lazio. I dati di monitoraggio sono pubblicati periodicamente sul sito del gestore in conformità alla Direttiva (UE) 2020/2184.
Limite normativo: 10 µg/L come arsenico totale
Il D.Lgs. 18/2023, Allegato I, Parte B, fissa il valore di parametro per l'arsenico totale a 10 µg/L, in linea con la raccomandazione OMS e con il valore EPA degli Stati Uniti. Si tratta di un limite calcolato sulla forma totale (somma di As(III), As(V) e tracce di forme organiche), determinato al punto di consegna all'utenza, ossia al rubinetto utilizzato per il consumo umano.
Per le acque imbottigliate il riferimento normativo è il D.M. 10 febbraio 2015, che applica il medesimo limite di 10 µg/L per arsenico totale. Per le acque destinate a uso alimentare in attività produttive (ristoranti, mense, agriturismi, B&B) si applicano i medesimi valori del D.Lgs. 18/2023.
Rischio per la salute: esposizione cronica e tumori
L'arsenico inorganico è classificato dallo IARC nel Gruppo 1 (cancerogeno certo per l'uomo) sulla base di evidenze epidemiologiche robuste raccolte in Bangladesh, India, Cile, Argentina e Taiwan, dove esposizioni croniche a centinaia di µg/L tramite acqua potabile hanno determinato eccessi statisticamente significativi di tumori cutanei, polmonari, vescicali, epatici e renali.
Anche esposizioni a concentrazioni più basse, sotto i 50 µg/L ma sopra i 10 µg/L, sono associate in studi più recenti (NHANES negli USA, coorti europee) a un incremento del rischio cardiovascolare, di diabete di tipo 2 e a effetti neurologici sullo sviluppo infantile. È per questo motivo che il limite OMS è stato progressivamente abbassato dai 50 µg/L storici ai 10 µg/L attuali, e che la Commissione Europea sta valutando un ulteriore abbassamento.
Per la popolazione della Tuscia, oggi servita da impianti di abbattimento conformi, il rischio sanitario residuo è marginale: tuttavia il consumo di acqua di pozzi privati non trattati, di sorgenti minori non controllate o di vecchie cisterne in zone periurbane può ancora esporre a concentrazioni rilevanti. Per le donne in gravidanza, i bambini sotto i tre anni e le persone con patologie renali croniche, una verifica analitica accreditata sul rubinetto effettivamente utilizzato resta la misura precauzionale più efficace.
Come si analizza: ICP-MS con limite di quantificazione 0,5 µg/L
Il metodo accreditato di riferimento è la spettrometria di massa con plasma accoppiato induttivamente (ICP-MS) secondo la norma UNI EN ISO 17294-2:2016. La tecnica permette di quantificare l'arsenico totale con limiti di quantificazione (LOQ) compresi tra 0,1 e 0,5 µg/L, ben al di sotto del valore di parametro di 10 µg/L, e con incertezza estesa tipica del 10-15%.
Per applicazioni speciali (studi epidemiologici, contenziosi giuridici, valutazione efficacia impianti) si ricorre alla speciazione cromatografica (HPLC-ICP-MS) che separa As(III), As(V), monometilarsonato (MMA) e dimetilarsinato (DMA): in genere superflua per il consumatore domestico ma utile per i gestori che devono calibrare i pretrattamenti ossidativi.
I metodi spettrofotometrici storici (HG-AAS con generazione di idruri) restano accreditati ma sono progressivamente sostituiti da ICP-MS, più rapido e con prestazioni superiori. La spettrometria di assorbimento atomico in fornetto di grafite (GF-AAS) mantiene un ruolo per laboratori non dotati di ICP-MS.
Come abbattere l'arsenico in casa o in attività ricettiva
Per le utenze servite da acquedotto pubblico Talete in provincia di Viterbo, il trattamento centralizzato è di norma sufficiente a garantire valori al rubinetto entro 10 µg/L: il punto critico resta l'autocontrollo periodico per verificare l'efficacia reale dell'impianto e l'assenza di derive sulla propria utenza specifica.
Per pozzi privati non trattati, agriturismi, B&B e seconde case in aree non servite, le tecnologie domestiche disponibili sono:
- Adsorbimento su ossi-idrossidi di ferro granulari (Bayoxide E33, GEH): la stessa tecnologia degli impianti centralizzati, disponibile in versioni point-of-entry (POE) da 50-200 litri o point-of-use (POU) sottolavello. Capacità di trattamento 100.000-300.000 litri prima della sostituzione del media.
- Osmosi inversa con membrana avvolta a spirale: rimuove oltre il 95% dell'arsenico (sia As(III) sia As(V)) ed è la soluzione più comune per il consumo potabile domestico. Richiede serbatoio di accumulo e produzione scarto 1:3.
- Coagulazione-flocculazione con cloruro ferrico seguita da filtrazione su sabbia: impiantistica più ingombrante, riservata a piccole comunità o strutture ricettive con grandi consumi.
- Pre-ossidazione obbligatoria con ipoclorito o permanganato se l'arsenico è prevalentemente in forma As(III), tipica di acque profonde a basso ossigeno disciolto.
Cosa fare nel tuo caso specifico
Se vivi in provincia di Viterbo o in un Comune servito da Talete SpA e bevi acqua di rubinetto, il primo passo è verificare i bollettini di qualità pubblicati periodicamente dal gestore (sito web e bacheche comunali). Se l'utenza è servita da un impianto di abbattimento centralizzato, i valori al rubinetto dovrebbero risultare inferiori a 10 µg/L: un'analisi accreditata annuale su un campione prelevato al rubinetto di casa fornisce la conferma definitiva.
Se l'acqua proviene da pozzo privato (frequente nelle aree rurali della Tuscia, in agriturismi e abitazioni isolate) la verifica analitica è essenziale: la storicità geochimica della zona rende altamente probabile la presenza di arsenico geogenico in concentrazioni superiori a 10 µg/L. Il pacchetto Plus di 123Acqua include arsenico in ICP-MS con LOQ 0,5 µg/L insieme ai parametri base del D.Lgs. 18/2023.
Per attività ricettive (B&B, agriturismi, ristoranti) e per le strutture sanitarie e socio-assistenziali la verifica analitica è obbligatoria con frequenza annuale e l'eventuale superamento comporta l'attivazione delle procedure previste dall'art. 14 del D.Lgs. 18/2023: informazione all'ASL, sospensione dell'uso potabile, installazione di trattamento adeguato e analisi di verifica post-installazione.
Metodi analitici accreditati
| Metodo | LOQ | Norma di riferimento |
|---|---|---|
| ICP-MS arsenico totale | 0,5 µg/L | UNI EN ISO 17294-2:2016 |
| HPLC-ICP-MS speciazione As(III)/As(V)/MMA/DMA | 0,2 µg/L | EPA 1632 / metodo interno accreditato |
| HG-AAS generazione idruri (riferimento storico) | 1 µg/L | APAT CNR IRSA 3080 |
Tecnologie di trattamento correlate
- Adsorbimento su ossi-idrossidi di ferro (Bayoxide E33, GEH)
- Osmosi inversa sottolavello
- Coagulazione con cloruro ferrico per piccole comunità
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Ultimo aggiornamento: 2026-05-22