News · Emergenze
La siccità prolungata riduce la portata dei fiumi italiani e concentra nitrati, pesticidi e parametri microbiologici nelle acque. Impatti normativi e consigli pratici per cittadini e imprese.
La siccità prolungata che interessa ampie zone d'Italia nel 2026 non è solo un'emergenza idrica: la riduzione delle portate nei corsi d'acqua aumenta la concentrazione di nitrati, pesticidi e parametri microbiologici nelle falde e negli acquedotti alimentati da fonti superficiali, mettendo alla prova il rispetto dei limiti fissati dal D.Lgs. 18/2023.
Quando la portata di un fiume o di un lago si riduce drasticamente, diminuisce la capacità naturale di diluizione degli inquinanti. Qualsiasi apporto di origine agricola, urbana o industriale che in condizioni normali si disperde in grandi volumi d'acqua diventa molto più concentrato. Questo effetto interessa nitrati provenienti dai campi coltivati, pesticidi, metalli pesanti e residui di fitosanitari.
Anche le falde superficiali risentono della siccità: con meno acqua di ricarica, i tempi di residenza aumentano e la concentrazione di alcuni parametri chimici tende a crescere. Le ARPA regionali monitorano costantemente questi trend, ma i dati emergono spesso con un ritardo di settimane o mesi rispetto agli episodi più acuti.
Dall'esperienza delle stagioni siccitose precedenti e dai rapporti di ISPRA e delle ARPA regionali emergono i parametri che registrano le variazioni più significative durante la carenza idrica:
Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva (UE) 2020/2184, introduce l'approccio basato sul rischio — il Water Safety Plan — che richiede ai gestori del servizio idrico di valutare non solo la qualità dell'acqua distribuita, ma anche le pressioni ambientali sul bacino di approvvigionamento. La siccità prolungata rientra tra gli scenari di rischio che i gestori sono tenuti a considerare e documentare.
L'ISS (Istituto Superiore di Sanità) e le ARPA regionali collaborano con i gestori per il monitoraggio dei bacini idrografici. In periodi di siccità intensa i piani di monitoraggio possono essere intensificati su specifici parametri. I gestori sono inoltre obbligati, ai sensi del D.Lgs. 18/2023, a pubblicare i dati di qualità in forma accessibile ai cittadini.
Chi attinge acqua da un pozzo privato è particolarmente vulnerabile durante i periodi di siccità, perché non beneficia dei controlli continui previsti per il servizio idrico integrato. La responsabilità del monitoraggio è interamente del proprietario.
I pozzi poco profondi, che captano la falda freatica, risentono per primi della siccità: il livello si abbassa, la portata si riduce e la concentrazione di inquinanti aumenta. Le strutture ricettive, le aziende agricole, i frantoi e le cantine che utilizzano acqua di pozzo per la produzione alimentare devono aggiornare il piano HACCP con analisi aggiornate, come previsto dal Reg. CE 852/2004. Gli obblighi documentali sono descritti nella scheda normativa del Reg. CE 852/2004 e nell'hub di settore per le aziende alimentari.
Un laboratorio qualificato esegue analisi complete sui parametri sensibili alla siccità e rilascia un rapporto di prova utilizzabile come documentazione tecnica nelle interlocuzioni con ASL e ARPA, nei limiti delle prove eseguite (ammissibilità valutata dall'autorità competente). L'analisi periodica è lo strumento più efficace per verificare se la carenza idrica sta effettivamente alterando la qualità dell'acqua utilizzata ogni giorno.
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La normativa europea fissa a 0,1 µg/L il limite per ogni singolo pesticida e introduce la distinzione tra metaboliti rilevanti e non rilevanti, recepita in Italia con il D.Lgs. 18/2023.
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Nel 2025 il monitoraggio ARPA Lombardia si allinea ai nuovi obblighi del D.Lgs. 18/2023, estendendo i controlli a PFAS, nitrati e parametri emergenti nelle acque lombarde.
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Il D.Lgs. 18/2023 introduce limiti obbligatori per le PFAS nell'acqua potabile. Gestori idrici, ARPA e privati devono adeguarsi alle nuove regole di monitoraggio europee.