Stripping all'aria (air stripping)
Lo stripping all'aria fa passare nell'aria le sostanze volatili disciolte nell'acqua, mettendo a contatto acqua e aria su una grande superficie, di solito in una colonna riempita di corpi di riempimento con l'aria in controcorrente. Funziona con le sostanze che tendono a lasciare l'acqua (alta costante di Henry): solventi clorurati, benzene e altri idrocarburi leggeri, idrogeno solforato, radon e anidride carbonica.
Cosa rimuove
- Solventi clorurati volatili (tricloroetilene, tetracloroetilene, cloruro di vinile)
- Idrocarburi aromatici leggeri (benzene, toluene, xileni)
- Idrogeno solforato (odore di uova marce)
- Radon
- Anidride carbonica in eccesso
- Ammoniaca, solo dopo aver alzato il pH (impiego tipico nei reflui)
Cosa NON rimuove
- Sali disciolti, durezza, nitrati
- Metalli
- PFAS e pesticidi poco volatili
- Batteri e virus
- Ammonio a pH neutro
Costo (CAPEX)
Dipende dalla portata, dalla sostanza da rimuovere e dall'eventuale trattamento dell'aria in uscita. Per un singolo pozzo esistono aeratori compatti; per acquedotti e bonifiche si progettano colonne dedicate.
Costo gestione (OPEX)
Soprattutto energia del ventilatore, pulizia del riempimento da incrostazioni e biofilm e, quando serve, il trattamento dell'aria estratta (per esempio sostituzione del carbone attivo).
Spazio richiesto
Le colonne si sviluppano in altezza; i sistemi compatti per uso domestico richiedono un locale tecnico ventilato o un'installazione esterna, perché l'aria estratta contiene le sostanze rimosse.
In breve
Lo stripping è la tecnologia di riferimento quando il problema è una sostanza volatile: solventi industriali in falda, idrogeno solforato in un pozzo, radon in acque sotterranee di aree vulcaniche o granitiche. Non serve a nulla per sali, nitrati, metalli o PFAS: prima di sceglierlo bisogna sapere con certezza, da un'analisi, cosa c'è nell'acqua.
Come funziona
Ogni sostanza volatile si distribuisce tra acqua e aria secondo un rapporto caratteristico, descritto dalla legge di Henry: più la sostanza è volatile, più facilmente passa nell'aria. In una colonna di stripping l'acqua scende dall'alto su un riempimento che la divide in film sottili, mentre un ventilatore spinge aria dal basso. L'aria, rinnovata di continuo, porta via le sostanze volatili e l'acqua esce dal fondo impoverita.
Le variabili di progetto principali sono il rapporto tra volume d'aria e volume d'acqua, l'altezza e il tipo di riempimento e la temperatura: con acqua più fredda la volatilità diminuisce e serve più aria per ottenere la stessa rimozione. Esistono anche sistemi più semplici, come gli aeratori a diffusori o a cascata, usati per piccole portate.
Applicazioni tipiche
Gli impieghi più comuni sono:
- Acqua potabile da falde contaminate da solventi clorurati, spesso in aree con una storia industriale: in questi casi lo stripping è frequentemente abbinato al carbone attivo.
- Pozzi con idrogeno solforato: l'aerazione elimina l'odore e prepara l'acqua a una successiva filtrazione.
- Radon nelle acque sotterranee: l'aerazione è una delle soluzioni più efficaci, a patto di scaricare l'aria in modo sicuro, lontano da ambienti abitati.
- Bonifiche di falda (pump and treat) e trattamento di reflui industriali, compreso lo stripping dell'ammoniaca a pH alcalino.
Il problema dell'aria in uscita
Lo stripping non distrugge i contaminanti: li trasferisce dall'acqua all'aria. Per i solventi l'aria estratta va spesso trattata, tipicamente con carbone attivo, e le emissioni rientrano nella disciplina della Parte Quinta del D.Lgs. 152/2006. Per il radon e per l'idrogeno solforato è essenziale che lo scarico dell'aria avvenga all'esterno e lontano da finestre e prese d'aria.
Limiti della tecnologia
Oltre a funzionare solo sulle sostanze volatili, lo stripping soffre di incrostazioni quando l'acqua contiene molto ferro, manganese o calcio: l'aria ossida il ferro e fa precipitare il calcare sul riempimento, che va pulito periodicamente o protetto con un pretrattamento. Nelle installazioni domestiche vanno considerati anche il rumore del ventilatore e la ricontaminazione batterica dell'acqua a contatto con l'aria, che può richiedere una disinfezione a valle.
Riferimenti normativi
Per l'acqua potabile il D.Lgs. 18/2023 fissa, tra gli altri, 10 µg/L per la somma di tricloroetilene e tetracloroetilene, 1 µg/L per il benzene e 0,5 µg/L per il cloruro di vinile. L'idrogeno solforato non ha un valore numerico ma l'acqua deve avere odore accettabile per i consumatori.
Per il radon il D.Lgs. 28/2016 fissa un valore di parametro di 100 Bq/L; oltre 1.000 Bq/L le azioni correttive sono considerate giustificate per motivi di radioprotezione.
Cosa analizzare
Prima: le sostanze volatili sospette (solventi clorurati, benzene e altri composti organici volatili, radon, idrogeno solforato), insieme a ferro, manganese, durezza e pH che influenzano le incrostazioni. Dopo l'installazione: le stesse sostanze in uscita e un controllo microbiologico. L'Analisi Completa di 123Acqua comprende tra l'altro benzene, toluene, xileni, cloruro di vinile e tetracloruro di carbonio; per il radon c'è un pacchetto dedicato. Il referto è firmato dal Direttore tecnico.
Specifiche tecniche
| Parametro | Range tipico | Unità |
|---|---|---|
| Tricloroetilene + tetracloroetilene (D.Lgs. 18/2023) | 10 | µg/L |
| Benzene (D.Lgs. 18/2023) | 1 | µg/L |
| Cloruro di vinile (D.Lgs. 18/2023) | 0,5 | µg/L |
| Radon, valore di parametro (D.Lgs. 28/2016) | 100 | Bq/L |
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Ultimo aggiornamento: 2026-10-02. Redazione tecnica 123Acqua — laboratorio di analisi delle acque.