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L'acqua in ingresso decide consumo di detersivo, calcare e macchie sui capi; quella in uscita deve rispettare i limiti dell'autorizzazione allo scarico. Pacchetti per entrambe, con kit e ritiro del campione gratuiti.
Labservice S.r.l.
Laboratorio qualificato · P.IVA IT09433191005 · Anguillara Sabazia (RM) · N. Verde 800 174 571
5–12 gg
Tempo medio refertazione
D.Lgs. 152/2006 + 18/2023
Scarichi industriali e acqua di processo
In una lavanderia industriale l'acqua è la materia prima più usata. Quella in ingresso incide su consumi di detersivo, bianchezza dei capi e durata di caldaie, lavacontinue e mangani: durezza alta significa calcare e più detergente, ferro e manganese significano macchie. Quella in uscita è uno scarico industriale e deve rispettare i limiti fissati nell'autorizzazione.
Per l'acqua di processo basta spesso l'Analisi Base; se i capi chiari si macchiano o l'acqua viene da un pozzo serve anche ferro, manganese e la microbiologia. Per lo scarico c'è il pacchetto Reflui Tab. 3; parametri aggiuntivi richiesti dall'AUA o dal sistema RABC si integrano su preventivo. Se lavori per ospedali e RSA, vedi anche le esigenze delle strutture socio-sanitarie.
Pacchetti consigliati per lavanderie industriali
Sali e durezza per il processo, ferro, manganese e batteri per chi ha macchie o un pozzo, Tab. 3 per lo scarico.
Per uso domestico
Pozzi privati e irrigazione
Tab. 3 per scarichi in fognatura o acque superficiali
Compliance normativa
Disciplina gli scarichi di acque reflue industriali: autorizzazione e limiti della Tab. 3 dell’Allegato 5 per fognatura e acque superficiali.
L’Autorizzazione Unica Ambientale fissa per la singola lavanderia i parametri dello scarico da analizzare e la frequenza.
Sistema RABC per il controllo della biocontaminazione dei tessili trattati, usato in particolare dalle lavanderie che servono ospedali e RSA.
Riguarda le apparecchiature di trattamento dell’acqua potabile: rilevante se l’acqua addolcita o filtrata serve anche ai rubinetti del personale.
Parametri analizzati
Acqua di rete o di pozzo in ingresso al processo e — su richiesta — parametri di scarico industriale secondo Tab. 3 All. 5 al D.Lgs. 152/2006.
Due gruppi distinti. Sull'acqua in ingresso, per il processo: durezza, ferro, manganese, conducibilità, cloruri e solfati, più i batteri se l'acqua viene da un pozzo. Sullo scarico, per l'autorizzazione: i parametri della Tab. 3 del D.Lgs. 152/2006 indicati nell'AUA, di solito pH, temperatura, solidi sospesi, BOD5, COD e tensioattivi.
Se l'acqua arriva dall'acquedotto e ti interessano calcare e sali, basta l'Analisi Base (durezza, calcio, magnesio, conducibilità, cloruri, solfati, residuo fisso). Se ci sono macchie sui capi o l'acqua viene da un pozzo, serve l'Analisi Acque Pozzo, che aggiunge ferro, manganese, metalli e batteri fecali.
È la norma sul sistema RABC (analisi del rischio e controllo della biocontaminazione) per i tessili trattati in lavanderia. Chi la applica individua i punti in cui l’acqua può contaminare la biancheria pulita, per esempio l’ultimo risciacquo, e decide quali controlli microbiologici fare e con che frequenza.
Dipendono dal recapito. Per lo scarico in acque superficiali si applicano i valori della Tabella 3 dell'Allegato 5 alla Parte Terza del D.Lgs 152/2006: tensioattivi, COD, BOD, solidi sospesi, pH e temperatura tra i principali. Per lo scarico in pubblica fognatura i limiti sono fissati dal regolamento del gestore del servizio idrico, spesso meno restrittivi su alcuni parametri ma comunque vincolanti. In entrambi i casi serve l'autorizzazione allo scarico; la verifica di conformità dell'acqua aiuta a confrontare il referto con i limiti applicabili.
Perché un'acqua di processo dura forma calcare in caldaie, generatori di vapore e tubazioni, riduce l'efficacia dei detergenti e fa aumentare i consumi di prodotto chimico. Per questo le lavanderie industriali installano addolcitori e ne verificano il rendimento analizzando la durezza a valle del trattamento. Un addolcitore esaurito lascia passare durezza residua che incrosta gli impianti e peggiora la qualità del lavaggio: il calcolatore di durezza dell'acqua stima il fabbisogno di addolcimento del tuo impianto.
Sì, su due piani distinti. I reflui in uscita vanno analizzati con la frequenza fissata dall'autorizzazione allo scarico, per dimostrare il rispetto dei limiti su tensioattivi, COD e gli altri parametri. L'acqua di processo, pur non avendo un obbligo di legge in senso stretto, va controllata per proteggere impianti e qualità del lavaggio. Dove si ricondiziona biancheria sanitaria si aggiunge la verifica di idoneità igienico-sanitaria secondo il D.Lgs 18/2023; il piano di analisi annuale aiuta a tenere insieme le scadenze sui due piani.
Sì. Le acque reflue di una lavanderia industriale sono acque reflue industriali ai sensi del D.Lgs 152/2006 e il loro scarico è soggetto ad autorizzazione preventiva, sia che recapiti in pubblica fognatura sia in acque superficiali. L'autorizzazione fissa i limiti, le frequenze dei controlli e le prescrizioni gestionali. Scaricare senza autorizzazione o in difformità espone a sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, penali.
Sì. Ferro e manganese nell'acqua di processo, anche a concentrazioni che rientrano nei riferimenti di potabilità, possono ingiallire i tessuti bianchi e lasciare macchie sulla biancheria, soprattutto in presenza di ossidanti. Per i bianchi e i capi delicati si punta quindi a valori più bassi di quelli previsti per la sola potabilità, intervenendo con trattamenti dedicati a monte del lavaggio quando l'acqua di approvvigionamento ne è ricca. La verifica di conformità dell'acqua aiuta a leggere ferro e manganese del referto rispetto ai riferimenti.
Dipende dall'impianto. Se sono presenti torri evaporative di raffreddamento, circuiti centralizzati di acqua calda sanitaria, docce per il personale o sistemi di nebulizzazione, va fatta una valutazione del rischio Legionella secondo le Linee guida 2015, con campionamenti dove indicato. Le torri evaporative in particolare sono sorgenti note di aerosol e richiedono un piano di controllo specifico.
Sì. Le acque di risciacquo e finissaggio sono spesso calde e la normativa fissa un limite di temperatura allo scarico, in genere fino a 35 °C per la fognatura e un incremento massimo per il corpo idrico ricettore. Se i reflui superano questi valori occorre raffreddarli prima del recapito; molti impianti recuperano il calore per ridurre i consumi energetici oltre che per rientrare nei limiti.
ARPA o il gestore del servizio idrico verificano la validità dell'autorizzazione, prelevano campioni dei reflui per confrontarli con i limiti, controllano i referti periodici e lo schema della rete fognaria interna e valutano lo stato degli impianti di pretrattamento. Accertano inoltre come sono state gestite eventuali non conformità pregresse. La mancanza dell'autorizzazione o di referti aggiornati è il rilievo più frequente.
Configura il pacchetto adatto alla tua lavanderia partendo dai kit sopra, oppure parla con un tecnico per un preventivo dedicato a scarichi industriali e RABC.
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Approfondimenti
Converti i gradi di durezza e valuta se l'acqua di processo richiede addolcimento per proteggere impianti e qualità del lavaggio.
Stima ogni quanto ripetere le analisi dell'acqua e dei reflui in base alla tipologia di attività e alla valutazione del rischio.
Confronta i valori del tuo referto con i limiti di legge per capire se reflui e acqua di processo sono conformi.
Organizza in un calendario i controlli su scarico e acqua di processo coerenti con autorizzazione e valutazione del rischio.
Il Testo Unico Ambientale che disciplina gli scarichi idrici industriali, le autorizzazioni e i limiti di emissione.
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