Nanoplastiche
CAS: n/a (miscela polimerica)
Le nanoplastiche sono particelle di polimero sintetico di dimensione inferiore a 1 µm. La loro presenza nell'acqua potabile in bottiglia è stata documentata in concentrazioni elevate (240.000 particelle/litro nello studio Columbia/Rutgers 2024). Non esistono limiti normativi.
Limite di legge in Italia
Non regolamentate. Nessun valore guida OMS. La Direttiva (UE) 2020/2184 prevede una metodologia di misura per le microplastiche (Decisione delegata (UE) 2024/1441), che non copre le particelle sotto il micrometro.
Cos'è e origine
Le nanoplastiche (NP) sono particelle di polimeri sintetici con diametro <1 µm (spesso definite anche con cut-off più stringente di 100 nm). Derivano dalla frammentazione delle microplastiche per azione UV, meccanica e biologica.
Studio chiave: Qian et al. (PNAS 2024) hanno utilizzato la microscopia a stimulated Raman scattering per quantificare 240.000 particelle/litro in acqua minerale in bottiglia commerciale, di cui il 90% nanoplastiche.
Come arriva nell'acqua
Le sorgenti principali sono la cessione dai contenitori PET (acqua in bottiglia, in particolare dopo esposizione al calore), la frammentazione delle microplastiche ambientali, gli scarichi di processi industriali di lavorazione plastiche.
L'acqua di rete contiene nanoplastiche in concentrazioni inferiori rispetto all'acqua in bottiglia, ma la loro determinazione è ancora una sfida analitica.
Effetti sulla salute (evidenza scientifica)
Per le dimensioni ridotte, le nanoplastiche possono in teoria attraversare barriere biologiche che trattengono le particelle più grandi. Studi su animali e su colture cellulari ne hanno osservato il passaggio attraverso la parete intestinale e la distribuzione in diversi organi; i dati sull’uomo sono ancora pochi e le dosi reali di esposizione non sono note.
Studi in vitro mostrano effetti citotossici, infiammatori e di stress ossidativo, spesso a concentrazioni superiori a quelle ambientali. Nello studio Marfella et al. (NEJM 2024) la presenza di micro e nanoplastiche nelle placche carotidee è risultata associata a un rischio più alto di infarto, ictus e mortalità: è un’associazione osservata, non una prova di causa-effetto.
Le valutazioni dell’OMS sulle micro e nanoplastiche nell’acqua potabile (2019 e 2022) concludono che le evidenze disponibili non permettono di stimare un rischio per la salute e chiedono soprattutto metodi di misura armonizzati.
Limite normativo (Italia, UE, WHO)
Non esiste alcun limite vincolante né valore guida internazionale specifico per le nanoplastiche nell'acqua potabile. La complessità analitica e l'eterogeneità del particolato rendono difficile una regolamentazione a breve termine.
Come si analizza (metodo, LOQ)
Le tecniche più avanzate sono SRS (stimulated Raman scattering), AF4-MALS (asymmetric flow field-flow fractionation) accoppiata a Py-GC/MS, e nano-FTIR.
Si tratta di metodi sperimentali di ricerca, ancora non standardizzati e non disponibili nei laboratori di analisi di routine.
Come si abbatte (tecnologie efficaci)
Per dimensione dei pori, le membrane dense sono le barriere più adatte: l'osmosi inversa e la nanofiltrazione trattengono in linea teorica anche le particelle più piccole, l'ultrafiltrazione (pori di circa 0,01-0,1 µm) gran parte di quelle sopra qualche decina di nanometri. Le verifiche sperimentali di efficacia sulle nanoplastiche reali sono però ancora limitate, proprio perché manca un metodo di conteggio standard.
Una membrana funziona solo se integra: guarnizioni e o-ring che perdono, o un postfiltro in plastica sostituito di rado, annullano il vantaggio teorico. Negli acquedotti la coagulazione-flocculazione seguita da filtrazione rimuove buona parte del particolato, nanoplastiche comprese.
Caraffe e filtri a carbone attivo non sono progettati per le nanoplastiche: trattengono parte delle microplastiche più grandi, non le particelle sotto il micrometro.
Mappa Italia: dove sono più presenti
Non esistono dati sistematici sulla presenza di nanoplastiche nelle acque italiane: i campionamenti pubblicati riguardano soprattutto le microplastiche in fiumi, laghi e mare. Gli acquedotti che prelevano da falde profonde sono, in linea generale, meno esposti di quelli che trattano acque superficiali, ma non ci sono misure che permettano una mappa per territorio.
Cosa fare se sospetti contaminazione
Un'analisi quantitativa delle nanoplastiche non è oggi un esame di routine: i metodi esistono solo nei laboratori di ricerca. Si può invece misurare la frazione delle microplastiche, che indica quanto particolato plastico arriva al rubinetto e se un sistema di filtrazione lo riduce davvero.
Gesti che riducono l'esposizione senza bisogno di analisi: non lasciare le bottiglie in PET al sole o in auto, non riempire più volte bottiglie monouso, preferire contenitori in vetro o acciaio per conservare l'acqua, sostituire alle scadenze i filtri domestici.
Se valuti un'osmosi inversa per questo motivo, chiedi al venditore dati di prova sulle particelle e confronta il sistema con le alternative descritte nella scheda sulla nanofiltrazione: il beneficio dipende molto dall'acqua di partenza.
Outlook normativo
La Commissione UE finanzia progetti di ricerca (tra cui PlasticsFatE, nel programma Horizon 2020) per sviluppare metodi di misura armonizzati. Senza un metodo standard non è possibile fissare un valore di parametro: per questo, ad oggi, non è stata indicata una data per un limite sulle nanoplastiche.
Per approfondire
Domande correlate
Altri contaminanti emergenti
Microplastiche
Le microplastiche sono frammenti di plastica con dimensione inferiore a 5 mm, sempre più frequenti nelle acque superficiali, di rete e in bottiglia. Non esistono ad oggi limiti vincolanti in Italia o UE, ma la Watch list UE ha incluso le microplastiche tra le sostanze da monitorare a partire dal 2024.
Residui farmaceutici
I residui di farmaci umani e veterinari (antibiotici, antinfiammatori, antiepilettici, ormoni) sono ormai ubiquitari nelle acque superficiali italiane. Non esistono limiti vincolanti, ma diciotto principi attivi sono nella Watch list UE per acque superficiali e tre nella Watch list per acque potabili.
Glifosato e AMPA
Il glifosato è l'erbicida più utilizzato al mondo. Insieme al suo metabolita AMPA, contamina diffusamente le acque superficiali e sotterranee italiane. Per il D.Lgs. 18/2023 è soggetto al limite generale per i singoli pesticidi: 0,1 µg/L.
Ormoni e interferenti endocrini
Gli interferenti endocrini sono sostanze che alterano il funzionamento degli ormoni. Nell'acqua si trovano ormoni steroidei (estradiolo, estrone, etinilestradiolo della pillola), escreti con le urine e solo in parte trattenuti dai depuratori, e sostanze industriali come bisfenolo A e nonilfenolo. In acqua potabile sono presenti, quando lo sono, in tracce: l'unico con un limite di legge in Italia è il bisfenolo A (2,5 µg/L, D.Lgs. 18/2023); estradiolo e nonilfenolo sono nella Watch list UE.
Scheda aggiornata al 2026-10-20. Redazione tecnica del laboratorio 123Acqua.