Da dove arriva e com'è l'acqua di Torino
Chi a Torino si chiede se l'acqua del rubinetto sia buona da bere di solito pensa a tre cose: il calcare, un leggero sapore di cloro e le notizie sui PFAS. Per orientarsi conviene partire da come è fatta la rete. Secondo il Bilancio di sostenibilità 2022 di SMAT, l'acqua immessa nel sistema gestito arrivava per circa il 69% da pozzi nelle falde della pianura, per circa il 12% da sorgenti alpine, come quelle del Pian della Mussa, e per il resto da acque superficiali, soprattutto il Po, che passa per impianti di potabilizzazione dedicati. Sono percentuali dell'intero sistema SMAT, non del solo capoluogo.
Questa miscela spiega perché la durezza non è uguale in tutti i quartieri: una zona servita soprattutto da pozzi può ricevere un'acqua diversa da una che riceve più acqua di sorgente o del Po. Il calcare sul rubinetto o nel bollitore non è un problema di salute, ma pesa su elettrodomestici e consumo di detersivi. Per conoscere il dato di casa si parte dai dati di qualità pubblicati da SMAT oppure da una misura al rubinetto; per leggere le unità di misura aiuta il calcolatore della durezza dell'acqua. Il sapore di cloro dipende invece dal disinfettante residuo che protegge l'acqua lungo la rete.
Sui PFAS conviene attenersi ai fatti. Nel 2024 dati forniti da SMAT e resi pubblici da Greenpeace, ripresi dalla stampa nazionale, hanno segnalato queste sostanze nell'acqua potabile di Torino e di oltre settanta comuni dell'area metropolitana; tra i composti citati c'era il C6O4. SMAT dichiara di monitorarli dal 2020 nei comuni serviti. Nel febbraio 2025 il gestore ha chiesto alla Città metropolitana limiti stringenti agli scarichi industriali in fognatura, perché questi composti resistono alla depurazione dei reflui civili e finiscono nei corsi d'acqua superficiali.
Anche i Punti Acqua gestiti da SMAT, che erogano acqua di rete refrigerata, naturale e, dove il servizio è attivo, gasata, distribuiscono la stessa acqua dell'acquedotto. Tutto questo, però, riguarda la rete pubblica. Il bicchiere si riempie a valle del contatore: nei palazzi più vecchi colonne montanti datate, eventuali tratti in piombo, autoclavi e serbatoi condominiali possono modificare l'acqua. Dopo qualche giorno di assenza è buona abitudine lasciarla scorrere prima di berla.
Se in casa c'è un neonato o l'impianto è molto vecchio, ha senso guardare l'acqua proprio dal rubinetto da cui si beve. Si ordina il kit di autoprelievo, che arriva in 24-48 ore, si fa il prelievo a casa seguendo le istruzioni e lo si rispedisce al laboratorio qualificato, che invia il rapporto di prova in 5-7 giorni. I parametri inclusi sono descritti nella pagina sull'analisi dell'acqua del rubinetto.