Cos'è
Il cloruro è l'anione del cloro (Cl⁻), uno degli ioni più abbondanti in natura. Nelle acque deriva quasi sempre dalla dissoluzione di sali, in primo luogo il cloruro di sodio (NaCl), ma anche di cloruro di calcio e magnesio. È molto solubile, chimicamente stabile e non viene trattenuto dai suoli: per questo si muove liberamente con l'acqua e tende ad accumularsi negli acquiferi. La sua presenza, entro limiti naturali, è del tutto normale; concentrazioni anomale sono un utile indicatore di fenomeni in atto, come l'ingresso di acqua marina o di scarichi.
Da dove viene
I cloruri nell'acqua hanno origine sia naturale sia antropica:
- Origine naturale: dissoluzione di rocce e minerali (evaporiti, sali) e aerosol marino nelle zone in prossimità del mare.
- Intrusione salina: negli acquiferi costieri sovrasfruttati, l'eccesso di emungimento richiama acqua di mare verso l'entroterra, facendo salire i cloruri.
- Sale antighiaccio: lo spargimento invernale di cloruro di sodio e calcio sulle strade percola nel sottosuolo e nelle acque superficiali.
- Scarichi civili e industriali: reflui domestici, depuratori e alcune lavorazioni (concerie, industria alimentare, rigenerazione di addolcitori) immettono cloruri.
Poiché i cloruri non vengono adsorbiti dal terreno, un loro aumento progressivo nel tempo è spesso il primo segnale misurabile di un'intrusione salina o di un inquinamento di origine umana.
Limiti di legge
Limite di legge (parametro indicatore)
250 mg/L
D.Lgs 18/2023, Allegato I Parte C — valore di parametro indicatore, legato a sapore e corrosività, non a tossicità diretta.
Il D.Lgs 18/2023 colloca i cloruri tra i parametri indicatori (Allegato I Parte C), con valore di parametro pari a 250 mg/L. A differenza dei parametri chimici tossicologici (Parte B), il superamento di una soglia indicatore non comporta di per sé un rischio sanitario diretto: segnala piuttosto un'alterazione della qualità organolettica (sapore salato) o un possibile problema tecnico, come l'aumento della corrosività dell'acqua verso gli impianti.
Il superamento richiede comunque un'indagine sulle cause: oltre la soglia, l'acqua diventa sgradevole al gusto e può aggredire più rapidamente le tubazioni metalliche. La nota del decreto precisa che l'acqua non dovrebbe essere aggressiva e che valori elevati di cloruri possono favorire la corrosione.
Effetti sulla salute
Alle concentrazioni che si riscontrano nelle acque potabili, i cloruri non sono tossici: il cloruro è un componente fisiologico essenziale dell'organismo. Gli effetti rilevanti sono soprattutto organolettici e tecnici:
- Sapore salato: già intorno e oltre i 250 mg/L l'acqua assume un gusto percepibile, tanto più marcato se i cloruri sono associati al sodio.
- Maggiore corrosività dell'acqua verso le tubazioni metalliche, con possibile rilascio di metalli (ferro, rame, piombo da impianti vetusti) e formazione di punti di corrosione.
- Rilevanza per le diete iposodiche: il problema non è il cloruro in sé ma il sodio spesso associato; chi segue regimi a basso contenuto di sodio (ipertesi, alcune nefropatie) dovrebbe valutare anche il parametro sodio.
Per questo l'OMS non fissa un valore guida sanitario per i cloruri ma li tratta come parametro di accettabilità basato sul sapore, indicando la soglia di percezione gustativa intorno a 200-300 mg/L a seconda del catione associato.
Zone a rischio in Italia
Le concentrazioni elevate di cloruri si concentrano in contesti geografici precisi:
- Acquiferi costieri soggetti a intrusione salina: molte aree litoranee italiane con pozzi vicini al mare e forte emungimento estivo (turismo, irrigazione) vedono risalire i cloruri.
- Zone con suoli salini o formazioni evaporitiche, dove la geologia stessa arricchisce naturalmente l'acqua di sali.
- Aree con intenso uso di sale antighiaccio (fasce stradali, zone montane e pedemontane) durante e dopo la stagione invernale.
- Zone agricole e industriali con scarichi o rigenerazione di addolcitori che immettono cloruri nel sottosuolo.
Per chi attinge da pozzo in fascia costiera, il monitoraggio periodico dei cloruri è il modo più semplice per intercettare per tempo un'intrusione salina.
Come si analizza
Nel laboratorio qualificato 123Acqua i cloruri sono determinati in cromatografia ionica (IC) secondo UNI EN ISO 10304-1, con metodo validato che consente la quantificazione simultanea dei principali anioni (cloruri, solfati, nitrati, fluoruri) con buona sensibilità e ripetibilità.
In alternativa, per concentrazioni medio-alte, i cloruri possono essere determinati per titolazione argentometrica (metodo di Mohr), basata sulla precipitazione del cloruro con nitrato d'argento. Il campione non richiede acidificazione; va conservato al fresco e analizzato in tempi congrui per evitare alterazioni.
Come si rimuove
I cloruri sono ioni molto solubili e non si rimuovono con i comuni filtri a carbone:
- Osmosi inversa: la tecnologia più efficace, trattiene gran parte dei cloruri (e degli altri sali disciolti) grazie alla membrana semipermeabile. Soluzione di riferimento per il punto d'uso.
- Scambio ionico con resine a scambio anionico: rimuove i cloruri sostituendoli con altri anioni, ma richiede rigenerazione periodica e una corretta gestione dello scarico.
- Diluizione o cambio di fonte: in caso di intrusione salina del pozzo, ridurre l'emungimento, approfondire le cause idrogeologiche o passare all'acquedotto sono spesso le scelte più sostenibili.
Carboni attivi e addolcitori a scambio sodio non riducono i cloruri: gli addolcitori agiscono su calcio e magnesio (durezza), non sugli anioni.
Come fare l'analisi con 123Acqua
Se attingi da pozzo in zona costiera, senti un sapore salato al rubinetto o sospetti un'intrusione salina, ti consigliamo:
- Analisi acqua di pozzo con cloruri, solfati e profilo salino.
- Analisi acqua di rubinetto per verificare sapore e corrosività.
- Catalogo completo delle analisi per scegliere il pacchetto più adatto.
Domande frequenti
I cloruri nell'acqua sono pericolosi per la salute?
Alle concentrazioni tipiche dell'acqua potabile i cloruri non sono tossici: il cloruro è un componente fisiologico normale. Il limite di 250 mg/L è un parametro indicatore legato al sapore e alla corrosività, non a un rischio sanitario diretto.
Perché la mia acqua ha un sapore salato?
Un sapore salato indica spesso cloruri elevati, frequentemente associati al sodio. Nelle zone costiere la causa più comune è l'intrusione salina nell'acquifero; può dipendere anche da sale antighiaccio o scarichi. Un'analisi quantifica il problema.
Cos'è l'intrusione salina?
È la risalita di acqua di mare negli acquiferi costieri quando l'emungimento dai pozzi è eccessivo. L'acqua marina, ricca di cloruro di sodio, sostituisce l'acqua dolce e fa aumentare progressivamente i cloruri. Il monitoraggio periodico la intercetta per tempo.
Qual è il limite di legge per i cloruri?
Il D.Lgs 18/2023 fissa 250 mg/L come valore di parametro indicatore (Allegato I Parte C). Il superamento non implica tossicità ma segnala alterazione del sapore e maggiore corrosività dell'acqua verso gli impianti.
Come si tolgono i cloruri dall'acqua?
L'osmosi inversa è la soluzione più efficace; in alternativa lo scambio ionico anionico. I filtri a carbone e gli addolcitori a scambio sodio non rimuovono i cloruri: gli addolcitori agiscono solo su calcio e magnesio.
I cloruri rovinano le tubazioni?
Concentrazioni elevate aumentano la corrosività dell'acqua e possono favorire la corrosione delle tubazioni metalliche, con possibile rilascio di metalli e formazione di punti corrosi. È uno dei motivi per cui sono tenuti sotto controllo come parametro indicatore.
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Contenuto a cura del Team Tecnico 123Acqua — chimici e biologi iscritti agli Albi professionali. Le informazioni hanno scopo divulgativo: per valutazioni di conformità fa fede il rapporto di prova di un laboratorio qualificato.