Da dove arriva e com'è l'acqua di Piacenza
Sotto la pianura piacentina c'è la riserva che disseta la città. A differenza di altre zone della provincia, servite anche da invasi, sorgenti o acque superficiali, il capoluogo si affida quasi soltanto alla falda sotterranea: 18 pozzi, alcuni nelle frazioni, e tre gruppi di rilancio che spingono l'acqua in una rete che la stampa locale stima in circa 365 chilometri. Il servizio è di Ireti, per conto del Gruppo Iren.
Il legame con il sottosuolo è antico. Nel 1893 l'acquedotto nasceva raccogliendo l'acqua nel subalveo del Nure, con gallerie filtranti a San Rocco di Podenzano e una condotta in ghisa di circa 12 chilometri. Per servire una città cresciuta, dal 2010 è stato realizzato il campo pozzi di Mortizza, in un'area con una falda di buona qualità: quattro pozzi da circa 240 litri al secondo complessivi, collegati alla rete da circa 6 chilometri di condotta. Il gestore parla di acqua di ottima qualità, verificata con decine di migliaia di prelievi l'anno sulle reti gestite, e il quotidiano Libertà ha descritto l'acquedotto come un impianto con qualità buona e poche perdite.
Cosa significa per chi la beve? Un'acqua di falda di pianura porta con sé due parametri da tenere d'occhio. La durezza decide quanto calcare finisce in bollitori, lavatrici e caldaie: il valore va letto nei dati pubblicati da Iren e usato per regolare gli elettrodomestici. I nitrati sono l'indicatore più sensibile per le acque sotterranee delle aree agricole e si confrontano con il limite di legge di 50 mg/l.
I dati della rete però descrivono l'acqua fino al contatore. Dopo, conta l'edificio: negli stabili più vecchi conviene accertarsi che non restino tratti di tubazioni in piombo, e autoclavi o serbatoi possono cambiare l'acqua che arriva al bicchiere. Al mattino o dopo un'assenza è buona norma far scorrere l'acqua prima di berla; per il latte in polvere dei neonati vale l'indicazione del pediatra. Chi beve da un pozzo privato in campagna è fuori dai controlli dell'acquedotto e deve farlo analizzare a parte.
Per sapere cosa esce davvero dal tuo rubinetto serve un'analisi al punto d'uso. Con il kit di autoprelievo raccogli il campione a casa seguendo le istruzioni, lo rispedisci al laboratorio qualificato e in 5-7 giorni ricevi il rapporto di prova sui parametri scelti, a partire da durezza e nitrati. Puoi partire dall'analisi dell'acqua del rubinetto oppure, se hai un pozzo, dall'analisi dell'acqua di pozzo.