Febbre tifoide
Agente eziologico: Salmonella enterica sierotipo Typhi
Infezione sistemica grave causata da Salmonella Typhi, a trasmissione fecale-orale principalmente idrica, ancora endemica in molte aree del mondo e prevenibile con vaccinazione.
Periodo di incubazione
6-30 giorni (mediamente 8-14 giorni)
Via di trasmissione
Ingestione di acqua o alimenti contaminati da feci o urine di portatori
Diagnosi
Emocoltura (gold standard nelle prime due settimane), coprocoltura, urinocoltura, PCR specifica.
Terapia (orientamento generale)
Antibioticoterapia mirata (azitromicina, ceftriaxone, fluorochinoloni in caso di sensibilità) per 7-14 giorni, secondo prescrizione medica e antibiogramma. Vaccino disponibile per la prevenzione.
Disclaimer medico
Questa scheda ha finalità divulgative e informative. Le indicazioni terapeutiche sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del medico. In presenza di sintomi rivolgersi al medico curante o al pronto soccorso.
Sintomi principali
- Febbre elevata progressiva (a "scala")
- Cefalea, malessere generale
- Dolore addominale, costipazione o diarrea
- Bradicardia relativa
- Roseola tifoidea, splenomegalia, stato stuporoso
Cos'è la febbre tifoide
La febbre tifoide è una infezione sistemica grave causata da Salmonella enterica sierotipo Typhi, capace di provocare batteriemia prolungata, coinvolgimento di numerosi organi e, nelle forme non trattate, complicanze severe come perforazione intestinale, emorragia digestiva, miocardite ed encefalopatia.
L'OMS stima 11-21 milioni di casi l'anno nel mondo, con 128.000-161.000 decessi, concentrati in Asia meridionale, Africa sub-sahariana e America Latina. In Europa è oggi rara e quasi esclusivamente importata, ma rimane di rilievo come malattia di importazione e per il rischio in viaggiatori non vaccinati.
Agente eziologico
Salmonella Typhi è un batterio Gram-negativo, mobile per flagelli peritrichi, ospite specifico dell'uomo. La virulenza dipende dalla capsula polisaccaridica Vi, dalle adesine e dalla capacità di sopravvivere all'interno dei macrofagi, che ne consentono la diffusione sistemica via linfa-ematica.
Esistono inoltre i sierotipi Paratyphi A, B e C, responsabili della febbre paratifoide con quadro clinico simile ma generalmente meno severo. La crescente resistenza antimicrobica (XDR Typhi in Pakistan e altri paesi) rappresenta una sfida globale.
Trasmissione attraverso l'acqua
La trasmissione fecale-orale avviene attraverso ingestione di acqua o alimenti contaminati da feci o urine di portatori cronici o convalescenti. L'acqua è il veicolo principale negli outbreak su larga scala, mentre gli alimenti sono frequenti nei contesti urbani.
Il portatore cronico (1-5 per cento dei casi convalescenti) elimina il batterio dalla vescica biliare per anni e rappresenta un serbatoio epidemiologico di particolare rilievo, soprattutto se opera nel settore alimentare.
Sintomi
L'esordio è insidioso con febbre che sale progressivamente (febbre a scala) raggiungendo 39-40 gradi entro la fine della prima settimana, accompagnata da cefalea, malessere, anoressia, dolore addominale, costipazione (più frequente di diarrea negli adulti), bradicardia relativa.
Nella seconda settimana compaiono splenomegalia, roseola tifoidea (esantema maculoso transitorio sul tronco) e stato stuporoso (typhos significa nebbia, da cui il nome). Le complicanze gravi (perforazione intestinale, emorragia, miocardite) si manifestano principalmente in terza settimana nelle forme non trattate.
Diagnosi
L'emocoltura è il gold standard diagnostico nelle prime due settimane di malattia, con sensibilità che raggiunge l'80 per cento. Coprocoltura e urinocoltura aumentano la sensibilità nelle settimane successive. La PCR e i test sierologici (test di Widal) hanno utilità limitata e vanno interpretati nel contesto clinico-epidemiologico.
Le indagini ambientali (acqua, alimenti) sono essenziali negli outbreak per identificare la sorgente e attuare le misure di sanità pubblica.
Trattamento
La terapia antibiotica empirica si basa su azitromicina o ceftriaxone, in attesa dell'antibiogramma; i fluorochinoloni restano un'opzione laddove il ceppo è sensibile. La durata standard è 7-14 giorni. La defervescenza si ottiene in 3-5 giorni e l'apparente miglioramento non deve indurre a sospendere prematuramente il trattamento.
I portatori cronici richiedono cicli antibiotici prolungati e, in casi selezionati, colecistectomia. Ogni terapia va prescritta dal medico e adeguata alle resistenze locali. La vaccinazione (orale Ty21a o iniettabile polisaccaridica Vi) è raccomandata per viaggiatori verso aree endemiche.
Prevenzione attraverso l'analisi e la disinfezione
La prevenzione si basa sulla garanzia di acqua potabile sicura, controllata secondo D.Lgs. 18/2023, sulla corretta gestione dei reflui fognari, sulla sorveglianza dei portatori cronici nel settore alimentare e sulla vaccinazione mirata. L'igiene delle mani e la sicurezza alimentare sono complementari.
Per le acque di pozzo, cisterne e piccoli acquedotti sono raccomandati controlli periodici degli indicatori fecali (E. coli, enterococchi) e della carica batterica totale, con disinfezione efficace e mantenimento di un residuo di disinfettante adeguato lungo tutta la rete.
Casi storici in Italia e UE
L'epidemia di febbre tifoide più nota in Italia rimane quella di Trieste del 1965 e gli episodi nel Sud Italia tra anni '60 e '70, legati a contaminazione di acquedotti e a consumo di molluschi crudi. Negli ultimi decenni i casi italiani sono prevalentemente di importazione da viaggi in Asia meridionale e Africa.
ECDC riceve circa 1.000-1.500 notifiche l'anno in Europa, con un trend stabile e una crescente preoccupazione per i ceppi XDR (extensively drug-resistant) emergenti nel subcontinente indiano.
Cosa fare in caso di sospetto
Una febbre persistente e in salita progressiva, soprattutto al ritorno da un viaggio in area endemica o dopo consumo di acqua o alimenti non sicuri, richiede valutazione medica urgente con emocoltura. La febbre tifoide è soggetta a notifica obbligatoria.
I conviventi e i contatti professionali del settore alimentare di un caso confermato devono essere sottoposti a sorveglianza e a coprocolture seriate per escludere lo stato di portatore.
Prevenzione idrica in sintesi
Acqua potabile sicura, gestione efficace dei reflui fognari, controllo dei portatori asintomatici nel settore alimentare, vaccinazione per viaggiatori in aree endemiche.
Fonti e riferimenti
- ECDC — Typhoid and paratyphoid fevers annual epidemiological report
- ISS — EpiCentro febbre tifoide
- WHO — Typhoid vaccines: WHO position paper
- D.Lgs. 18/2023 — Acque destinate al consumo umano
Domande frequenti correlate
Altre patologie correlate all'acqua
Legionellosi
Polmonite atipica grave causata da Legionella pneumophila, contratta inalando aerosol di acqua contaminata da docce, torri evaporative, fontane decorative e impianti idro-sanitari mal gestiti.
Giardiasi
Infezione intestinale da protozoo Giardia duodenalis, trasmessa per via fecale-orale tramite acqua contaminata da cisti, particolarmente resistenti alla clorazione standard.
Cryptosporidiosi
Infezione intestinale da protozoi del genere Cryptosporidium, fortemente resistenti al cloro, responsabili di numerosi outbreak waterborne in Europa e Nord America.
Colera
Infezione enterica acuta causata da Vibrio cholerae che produce un'enterotossina, responsabile di pandemie storiche e ancora endemica in vaste aree del mondo.