Epatite A
Agente eziologico: Virus dell'epatite A (HAV)
Infezione virale acuta del fegato che si trasmette per via fecale-orale. In Italia i casi sono legati soprattutto a frutti di mare crudi, frutti di bosco surgelati e contagi tra persone; l'acqua potabile controllata non è oggi un veicolo frequente, ma pozzi e cisterne contaminati da scarichi possono esserlo.
Periodo di incubazione
15-50 giorni (in media circa 4 settimane)
Via di trasmissione
Ingestione di alimenti o acqua contaminati da feci; contatto stretto con persone infette
Diagnosi
Esame del sangue per gli anticorpi IgM anti-HAV (infezione in corso) e per le transaminasi; gli IgG indicano infezione passata o vaccinazione.
Terapia (orientamento generale)
Non esistono antivirali specifici: riposo, idratazione, niente alcol e farmaci che affaticano il fegato, su indicazione del medico. Esiste un vaccino efficace.
Disclaimer medico
Questa scheda ha finalità divulgative e informative. Le indicazioni terapeutiche sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del medico. In presenza di sintomi rivolgersi al medico curante o al pronto soccorso.
Sintomi principali
- Stanchezza, malessere, febbre
- Nausea, vomito, dolore addominale
- Ittero (colorito giallo di pelle e occhi)
- Urine scure e feci chiare
In breve: c'entra l'acqua?
Il virus dell'epatite A viaggia con le feci delle persone infette: qualsiasi cosa contaminata da scarichi, acqua compresa, può trasmetterlo. Nei Paesi con servizi idrici efficienti come l'Italia le epidemie da acqua potabile sono rare; i veicoli più comuni sono i molluschi allevati in acque inquinate e mangiati crudi, i frutti di bosco surgelati e il contatto diretto con persone infette.
L'acqua resta un rischio concreto quando la fonte non è protetta: pozzi poco profondi vicino a fosse settiche, cisterne con ingressi non sigillati, acqua usata per lavare verdure o produrre ghiaccio senza controlli.
Il virus
Il virus HAV è privo di involucro esterno e per questo è molto resistente nell'ambiente: sopravvive a lungo in acqua, sopporta il congelamento e non viene eliminato dalla semplice refrigerazione. È inattivato dalla cottura a temperatura adeguata e dalla disinfezione con cloro alle dosi usate nella potabilizzazione, a patto che l'acqua sia limpida.
L'infezione dà un'immunità permanente. Il vaccino, disponibile dagli anni '90, è molto efficace ed è raccomandato a chi viaggia in aree dove la malattia è diffusa, ad alcune categorie a rischio e ai contatti dei casi.
Sintomi e decorso
Dopo un'incubazione media di circa quattro settimane compaiono stanchezza, febbre, nausea e dolore addominale; dopo qualche giorno possono seguire ittero, urine scure e feci chiare. Nei bambini piccoli l'infezione passa spesso inosservata, negli adulti è più evidente e la convalescenza può durare settimane.
L'epatite A non diventa cronica. Le forme gravi, fino all'insufficienza epatica, sono rare e riguardano soprattutto adulti più anziani o persone con malattie del fegato già presenti. Il periodo di massima contagiosità precede la comparsa dei sintomi.
Diagnosi e cura
La diagnosi si fa con un esame del sangue che cerca gli anticorpi IgM contro il virus, insieme alle transaminasi, che nella fase acuta sono molto elevate. Non esistono farmaci antivirali specifici: la terapia è di supporto ed è il medico a seguirne il decorso.
Per i familiari e i contatti stretti di un caso il medico o il servizio di igiene pubblica possono indicare la vaccinazione entro pochi giorni dall'esposizione, che riduce il rischio di ammalarsi.
Epatite A in Italia
L'epatite A è una malattia a notifica obbligatoria, sorvegliata in Italia dall'Istituto Superiore di Sanità e in Europa dall'ECDC. Negli anni '90 la Puglia e la Campania hanno conosciuto ampie epidemie legate al consumo di frutti di mare crudi. Nel 2013-2014 un'epidemia europea legata a frutti di bosco surgelati ha colpito soprattutto l'Italia, e tra il 2016 e il 2017 si è osservato un forte aumento dei casi legato alla trasmissione tra persone.
Questi episodi mostrano che, nel nostro Paese, la prevenzione passa soprattutto dalla sicurezza alimentare e dalla vaccinazione; il controllo dell'acqua resta essenziale dove la fonte è privata o vulnerabile.
Cosa controllare nella propria acqua
Il virus dell'epatite A non si cerca nelle analisi di routine dell'acqua: richiede metodi molecolari specialistici. Si verificano invece gli indicatori di contaminazione fecale, E. coli ed enterococchi intestinali, che per legge devono essere assenti in 100 mL. Se sono presenti, l'acqua è esposta a scarichi e può veicolare anche virus come HAV.
Per pozzi e cisterne conviene un controllo almeno annuale e dopo eventi che possono contaminare la fonte, come piogge intense, allagamenti o lavori sull'impianto. Le attività alimentari devono includere l'acqua e il ghiaccio nel piano di autocontrollo HACCP.
Cosa fare in caso di sospetto
Se compaiono ittero, urine scure o forte stanchezza, rivolgiti al medico e segnala viaggi recenti, consumo di frutti di mare crudi o frutti di bosco e contatti con persone malate. Chi lavora con gli alimenti o frequenta comunità infantili deve seguire le indicazioni del medico e dell'ASL sul rientro.
Prevenzione idrica in sintesi
Acqua da fonti protette e disinfettate, verifica periodica degli indicatori fecali per pozzi e cisterne, scarichi lontani dai punti di prelievo. Per gli alimenti: cottura dei frutti di mare e dei frutti di bosco surgelati, igiene delle mani. Vaccinazione per viaggiatori e persone a rischio.
Fonti e riferimenti
- ECDC — Hepatitis A, annual epidemiological report
- ISS EpiCentro — Epatite A
- OMS — Hepatitis A, fact sheet
- D.Lgs. 18/2023 — parametri microbiologici
Per approfondire
Domande frequenti correlate
Altre patologie correlate all'acqua
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